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Dylan Dog torna in auge

Attualità e illustrazioni splatter: tutte le sfumature dell’orrore

L’indagatore dell’incubo – mestiere inedito che il personaggio d’immaginazione creato dal fumettista e scrittore Tiziano Sclavi intraprende negli anni 80 – è un uomo senza tempo. Accattivante, vedovo, pressoché disincantato e cinico. Dato l’addio a Scotland Yard, da agente agli ordini dell’ispettore Bloch, l’inquilino londinese di Crawen Road 7 si trasforma nell’icona tenebrosa che ha ispirato migliaia e migliaia d’incognite della nostra generazione – e non soltanto. Edito per la prima volta da Sergio Bonelli nel 1986, Dylan Dog è attualmente il terzo fumetto più venduto in Italia – preceduto anche in ordine temporale dal più “anziano” giustiziere Tex Willer (prima edizione risalente al settembre 1948) e dall’inevitabile topo disneyano, datato 1928. Nel contesto globale, gli italiani sono tra i più affezionati alla forma d’arte visuale definita da Hugo Pratt – disegnatore di Corto Maltese e fra i maggiori autori di fumetti mondiali – come “letteratura disegnata”: ci classifichiamo al terzo posto dopo Giappone (manga, immagine in movimento) e Francia (bande dessinée, striscia disegnata).
Una fetta importante del mercato è dunque localizzata tutta intorno a noi. Può darsi che, grazie alla recente crisi economica – il tonfo più grande dopo la colata a picco di Wall Street dell’ottobre 1929 – abbiamo più tempo da dedicare al fumetto.“C’è sempre un lato positivo, anche in un elettrone”, direbbe l’amico Groucho, inseparabile assistente del capo.

Dunque il genere non conosce crisi e Roberto Recchioni – neo-curatore, da settembre 2013 – vuole guardare alla dimensione del presente. È tempo di rinnovamento anche per Dylan: il vecchio ragazzo farà ritorno alle proprie origini per costruire un futuro, senza distogliere lo sguardo dall’attualità. Sarà questa la formula alchemica – e la sfida – per conquistare il siero che rende immortali, per risorgere a nuova vita?

Il motivo topico della discesa agli inferi viene da secoli esplorato dalla mitologia e dalla letteratura: dopo Ulisse, Eracle, Orfeo e Dante, attendiamo un nuovo eroe che si avventuri oltre la soglia dell’Ade. Non sappiamo se a farlo sarà, dalle pagine di un albo Bonelli, il professionista dell’incubo. Scavando nel lontano passato riemergono frammenti che inducono a considerare tale ipotesi: l’esistenza di Dylan Dog, da sempre sospesa fra sogno e realtà in un’alternanza quasi indistinguibile, è stata segnata fin dalla tenera età dall’intervento di una forza oscura.

Il mostro marino al quale un folle scienziato, padre del protagonista, diede incessantemente la caccia – nel 1686, a bordo di un galeone – si era rivelato un’entità demoniaca: quest’ultima aveva punito le ambizioni d’immortalità del luminare, condannandolo a vagare sulla Terra sotto le spoglie infernali di Xabaras. Lo stesso spirito acquatico aveva catapultato il bambino nel 1956, circa tre secoli più avanti nel tempo, in un orfanotrofio – quando Dylan aveva tre anni. Sarà poi adottato da ignari genitori.

Nel mentre, Morgana – la madre, rinchiusa in una bara di vetro – giaceva negli abissi con l’antico battello. Là, continuerà a dormire il sonno interminabile dell’oblio: si tratta della terribile pena inflitta dal demone. Il prezzo del siero della vita eterna.

Alla fatidica età di 33 anni (collocabile nell’86), hanno avuto inizio le indagini sul lato oscuro: in seguito alla morte dell’amata Lillie Connolly, una giovane cattolica irlandese militante nella Provisional IRA, la propria carriera come agente di polizia del Regno Unito era andata in pezzi. “Non c’è niente di più suadente e pericoloso di una libertà incondizionata” afferma il protagonista della storia, ricordando i suddetti eventi (La Nera, di Recchioni – Raffaele, Dylan Dog Color Fest N.11, agosto 2013).

Libero da ruoli sociali e legami predeterminati, libero di andare incontro all’inevitabile: un turista dell’inferno, l’investigatore lo è fin dalle origini – e il viaggio sta diventando più inquietante e cupo. Ci attendono orrori di ogni genere.

Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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