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Destra-centro-sinistra: la morale è sempre la stessa

I suffragi ottenuti dal Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati – che prendiamo come punto di riferimento, in quanto votano i cittadini dai 18 anni in su – sono 8.799.982, corrispondenti al 17,43% degli aventi diritto. A tale cifra aggiungiamo il 30,43% (non votanti, bianche e nulle: una vera e propria ‘maggioranza’ relativa), e avremo un 47,86% di rifiuto dello schema partitico, modellato dall’intelaiatura repubblicana nel corso dei decenni. Che quasi la metà degli italiani maggiorenni non partecipi e si estranei è un campanello d’allarme notevole. Però ancor più grave è che il Parlamento si basi su uno striminzito 52,14% dell’elettorato che ancora dà fiducia allo stesso organo istituzionale. È logico che la cosa che faccia più pensare è che tali schieramenti ‘tradizionali’ non siano differenti fra loro. Per cui le analisi che si traggono non sono altro che relative agli sviluppi storico-psichiatrici della questione, in quanto fra quel 52,14% che vota per il ‘passato’, è vero ci siano tantissimi che lo fanno per interessi pratici, clientelari e di carriera, però la stragrande maggioranza della predetta percentuale va alle urne, in quanto per retaggio familiare e ideologico/nostalgico ritiene sul serio che la ‘sinistra’ siano i comunisti, la ‘destra’ i fascisti, e il ‘centro-non-si-sa-dove’ la diccì. È noto anche che su giornali e mass media delle tre parti, da un lato c’è la corsa all’omologazione e dall’altro si fa a gara per dimostrare che ci siano immense differenze di schieramento, ma in realtà non esistono. Della ‘destra’ è rimasto il pregiudizio omofobo, antidroghe, anti unioni civili, antimmigrati, però i padroni di quello schieramento favoriscono il loro arrivo per lucrare sulla manovalanza sottopagata extracomunitaria che erode i diritti dei lavoratori, con i sindacati ormai invisibili e allineati alle privatizzazioni.

A ‘sinistra’ invece vige il favore su tali aspetti, proprio per cercare un punto di diversificazione e raccolta consensi. Ad esempio la campagna affinché gli immigrati votino: in quanto taluni si illudono che l’extracomunitario un giorno si volga a quella corrente politica, nata sulle ceneri ideologiche di quei partiti che li hanno condotti a scappare dai propri Stati d’origine (leggi ex Paesi del Patto di Varsavia fra gli altri).

La ‘sinistra’ ha completamente rovesciato i presupposti marxiani di riscatto a favore dell’eredità del Partito radicale, che resta l’ultima originalità della politica italiana, dal 1976 in qua.

È ovvio che la ‘sinistra’ abbia superato – sul fronte dei pruriti piccolo-borghesi e della carità pelosa – il pannellismo di derivazione amerikana, e Renzi stia cavalcando la tigre del ‘rinnovamento’. Egli si trasforma pian piano nell’uomo nuovo postaziendale, nel becchino della vecchia nomenklatura piccì, affossatrice dalla seconda metà degli anni Cinquanta in poi delle speranze palingenetiche rivoluzionarie. Nomenklatura che si era spartita il potere con i cattolici, nel fingere un’opposizione inesistente ma unicamente ‘ideologica’ e garantita dalle allora manicheistiche superpotenze. Il sindaco fiorentino liquida un partito che non ha più senso in una colonia retta da gauleiter della Reichsgau italiana.

La velocità con cui si cerca di affrettare il sistema di voto è una dimostrazione che la ‘politica’ non verte più su contenuti classisti, economici, sociali, solidaristici, alternativi all’egemonismo liberal-capitalista, bensì su meri aspetti tecnici di autoconservazione di apparati, ceti e partiti. Un’ennesima riforma elettorale si riduce a una rete illusionistica che in apparenza ha prospettive di modificare uomini e situazioni senza mutare le strutture socio-economiche da cui tali situazioni sono storicamente nate e continuamente riprodotte.

Per finire una domanda. Come mai i referendum se non superano la soglia della metà più uno degli aventi diritto al voto, sono da considerarsi nulli, mentre le elezioni legislative, amministrative e via dicendo, sono valide anche con un solo elettore che si rechi alle urne? Non vi siete domandati il perché non debbano essere assegnati in Parlamento anche seggi (vuoti e non pagati) per non votanti, nulle e bianche? Anche queste sono volontà dei cittadini.

Andrej Ždanov
Risiede in Italia dal 1976. Si occupa di sociologia, musica e storia dell’arte, scrive su riviste di settore e insegna presso istituti medi superiori sia in Italia che all’estero.

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