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Yves Klein. Fra arte e sport, la meteora del secolo breve

Yves Klein, francese di origine boema nato a Nizza il 28 aprile 1928, caposcuola del Nouveau Réalisme, è uno fra i più importanti ed originali artisti del sec. XX. L’opera di Klein anticipò tendenze quali happening, performance, Land Art e Body Art, gli elementi dell’arte concettuale e la sua influenza permangono tuttora. Una personalità poliedrica – fluttuante fra l’estrema concentrazione e l’assoluta mancanza di limiti – in cui monocromatismo, rappresentazione figurata (ad. es. Hiroshima, 1961), spiritualità e teatralità, confinavano la vita nell’arte. Klein unisce modernismo e postmodernismo ponendosi quale linea di confine: da una parte le proprie affermazioni e pretese di essere il punto universale dell’avanguardia da Piet Mondrian (1872-1944) a Kazimir Severinovič Malevič (1879-1935); dall’altra, la negazione dell’opera d’arte tradizionale, dissolta in puro movimento; l’immagine di se stesso come la personalità che anticipa Andy Warhol (1928-87) o Joseph Beuys (1921-86). Gli allestimenti dei più piccoli dettagli e l’organizzazione armonica della loro recezione visiva – in linea con il rapporto dell’autore fra arte e scienze filosofiche – lo rendono un impareggiabile protagonista dell’arte contemporanea.

Yves Klein iniziò la sua carriera come judoista. Il suo impegno con la filosofia e la pratica dell’arte marziale – studi che includevano quindici mesi al prestigioso Istituto Kōdōkan di Tokio – ebbero una permanente influenza sul personale concetto artistico. Il judo del Kōdōkan era ed è fortemente influenzato dallo Zen sull’unione di mente e corpo, approccio percettivo del reale, ricerca dello stato di vuoto, e completa euritmia con l’esistente. Sin dall’adolescenza perseguì interessi rifacentisi agl’insegnamenti dei Rosacroce: una forte affinità col ritualismo, con i temi dell’immaterialità ed il non essente, che non erano affatto associati dogmaticamente ai principi religiosi, ma al tentativo del Maestro di concretizzare i temi dello spirito. A 24 anni, diventò cintura nera del IV dan, il più alto grado di maestria tecnica: yudansha (guerriero)1. Giovanissimo direttore tecnico della Nazionale spagnola di judo (1952-54), espose a Madrid e pubblicò una raccolta di riproduzioni di opere monocrome: dieci pagine a colori con prefazione di Claude Pascal (nel 1952 gli dedicherà una scultura-ritratto). Nel ’54 a Parigi le edizioni Bernard Grasset pubblicarono il suo libro Les fondements du judo. Nel ’55 decise di entrare nella storia dell’arte.

Hiroshima - 1961 (artblart.com)
Hiroshima – 1961

La prima mostra di Klein avvenne nel 1955, quand’egli presentò Expression de l’univers de la Mine orange al Salon des Réalités Nouvelles di Parigi. Il dipinto fu rigettato dalla direzione col pretesto che un singolo colore non fosse sufficiente all’elaborazione di un quadro. In principio l’Autore preferiva il rullo al pennello per eliminare qualsiasi traccia manuale nell’applicazione della verniciatura. La tela di Klein non doveva essere piatta ma un cromatico campo pulsante che si estendesse nello spazio, slegato dai bordi della tinteggiatura, ossia “sensibilità materializzatasi”, come sosteneva lui stesso. Era manifesto lo sforzo di estendere un’intuizione puramente visiva al concetto totale di acquisizione dei sensi. Sfidò pubblico e critica a immergersi nello spazio infinito del colore, sperimentare l’innalzamento complessivo della sensitività verso l’incorporeo: una mera sintesi di contraddizioni fisiche.

Nella sua limitata presenza terrena Klein attribuì un ruolo particolare al blu, che per lui racchiudeva gli aspetti più astratti della natura – quali il cielo e la terra, definiti da quel colore ‘classico’ che non apparteneva tangibilmente a nessuno dei due. Assieme ad un amico chimico (Rhône Poulenc) brevettò nel 1960 l’International Klein Blue2. Costituito da una sostanza particolare, detta Rhodopas M, una resina sintetica, che invece Klein diluì in una soluzione di alcool etilico e acetato d’etile al 95% per renderla un ottimo legante per le particelle del pigmento stesso, particolarmente adatta all’azzurro oltremarino. L’artista infatti fin dagli albori della sua carriera fu alla continua ricerca del pigmento puro, sia come tono che materia del colore, il quale doveva mantenere la sua lucentezza e le sue caratteristiche anche una volta mescolato al legante e fissato al supporto: l’IKB diventò “l’espressione più perfetta del blu” come scrisse nel suo diario.

Klein fu pure scultore (celeberrima La victoire de Samothrace, 1962), scrittore e poeta, inventore dell’architettura e dell’urbanistica dell’aria, e compositore sinfonico: la sua fama s’accrebbe nelle mostre personali di Parigi, Marsiglia, Milano, Düsseldorf, Londra, New York, ecc., eventi che si trasformavano in spettacoli visionari ed utopistici progetti.

Dopo aver girato alcune riprese per Mondo Cane – presentato al Festival di Cannes, 1961 dal regista lucchese Gualtiero Jacopetti (1919-2011) – Klein si spense a Parigi il 6 giugno 1962 dopo un terzo attacco cardiaco.

Soleva dire spesso: “Le mie pitture sono la cenere della mia arte”. Un genio del Novecento, a cui non vanno disgiunte la sua creatività di soli sette anni, e la breve vita chiusasi a trentaquattro.

Note:
1 Il VII dan (kioshi), è il più alto di maestria spirituale: kodansha. Il X dan (hanshi) è la maturità (irokokoro).
2 Per chi volesse riprodurlo sul computer: HEX #002FA7, RGB (0, 47, 167); CMYK (98, 84, 0, 0), HSV (223°, 100%, 65%).
Andrej Ždanov
Risiede in Italia dal 1976. Si occupa di sociologia, musica e storia dell’arte, scrive su riviste di settore e insegna presso istituti medi superiori sia in Italia che all’estero.

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