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Festival di Sanremo: cui prodest?

La generazione X – appena in età di guardare la tivvù con accanto papà e mamma e per almeno un decennio in là – ha credto che la musica italiana fosse solo Sanremo. A parte non v’erano i veloci e pervasivi mezzi di comunicazione di oggi che accorciano i tempi, il Festival aveva pure lo scopo reazionario di far in modo che restassero ignoti, in una prospettiva di massa, la musica alternativa e i cantautori: Claudio Lolli in primis. Il Festival di Sanremo ebbe un senso negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. La ricerca di spensieratezza e di un avvenire prossimo futuro che non fosse più falcidiato da due conflagrazioni consecutive in poco più di vent’anni. Una canzone poteva dar gioia, allegria, aiutare ad andare avanti in un Paese devastato da invasioni, guerra civile e sangue, con il boom economico alle porte. La stessa Italia, che assieme a Germania, Giappone ed ad altri, è ancora considerato ‘Stato nemico’ dall’Art. 53, co. 2 della Carta delle Nazioni Unite, senza che nessuna delle predette diplomazie si attivi per la sua abrogazione. I nomi di Nilla Pizzi, Claudio Villa, Tony Dallara, Sergio Endrigo, ecc., sono ancora nella memoria di tutti, italiani e stranieri. A testimonianza che un tempo, a Sanremo, davvero vi partecipavano tutti i migliori, almeno sin alla crisi valoriale di metà anni Settanta. Per non parlare di Domenico Modugno, la cui fama imperitura – a mio modesto parere – ha raggiunto l’acme nello stupendo film hollywoodiano di fantascienza Contact, di Robert Zemeckis e con Jodie Foster (1997). Nel blu dipinto di blu del cantante pugliese risuona nell’apertura film con il suo “Volare… oh oh…”: miglior omaggio non poteva esserci.

Sorvoliamo la storia del festival, non è questo il posto, e io non ho le conoscenze di Paolo Limiti. Andiamo però ai fatti. Un fallimento epocale. Viale Mazzini indennizzerà gli illusi investitori che credevano nell’erosa kermesse canora: avranno la possibilità di spot ‘gratuiti’ (ossia già buttati nel niente) sui canali Rai per circa 6 milioni di euro1.

Mi chiedo: forse la musica leggera italiana ha bisogno di pubblicità irradiata su un palcoscenico con tavole marce? Proviamo ad elencare gli attuali nostri maggiori cantanti per affetto del pubblico e successi sul mercato (dai 100 ai 5 milioni di copie vendute). Sono 862 tutti in attività, e forse non sono essi stessi la vera musica leggera italiana? Nessuno di loro ha preso parte a Sanremo 2014! Vi siete chiesti il perché, e – maggior ragione – come mai alcuni di questi preferiscano, invece, essere ospiti dell’acuto Carlo Conti? Queste cose gli investitori non le hanno ancora capite? La Rai finge di non comprenderle? Pagano gli abbonati.

E intanto abbiamo avuto il Festival: pistolotti di pseudopolitica moralistico-didascalica, cui alla faccetta perbene parrocchial-istituzionale faceva da contraltare l’espressione turpiloquiesca a base corporale. Una forma stanlioliana di rovesciamento dialettico, dove l’effetto non era la risata ma il disgusto.

Auguro a Sanremo la fine di Miss Italia. Dirottata su altra rete in unica serata, fra il tedio del ricordare e il fastidio che duri ancora.

Note:
1 Il flop di Sanremo pesa sulla Rai: in arrivo compensazioni per 6 mln
2 In ordine alfabetico per nome di battesimo, e mi scuso nei confronti di coloro che ho dimenticato nella fretta di scrivere: Adriano Celentano, Adriano Pappalardo, Al Bano, Alan Sorrenti, Alex Britti, Alexia, Amedeo Minghi, Andrea Mingardi, Angelo Branduardi, Anna Oxa, Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Bobby Solo, Claudio Baglioni, Cristina D’Avena, Donatella Rettore, Drupi, Edoardo Bennato, Edoardo Vianello, Enrico Ruggeri, Eros Ramazzotti, Eugenio Finardi, Fausto Leali, Fiordaliso, Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Franco Simone, Gerardina Trovato, Gianna Nannini, Gianni Morandi, Gigi D’Alessio, Gigliola Cinquetti, Gino Paoli, Giorgia, Giuni Russo, Iva Zanicchi, Ivan Graziani, Ivana Spagna, Ivano Fossati, Jovanotti, Laura Pausini, Loredana Bertè, Luca Carboni, Luciano Ligabue, Mal, Mango, Marco Masini, Marco Mengoni, Massimo Ranieri, Matia Bazar, Max Pezzali, Michele Zarrillo, Mietta, Milva, Mina, Nada, Nek, Nino D’Angelo, Nomadi, Orietta Berti, Ornella Vanoni, Paolo Conte, Patty Pravo, Peppino di Capri, Piero Pelù, Pino Daniele, Pooh, Pupo, Raf, Raffaella Carrà, Renato Zero, Renzo Arbore, Riccardo Cocciante, Ricchi e Poveri, Rita Pavone, Roberto Vecchioni, Rondò Veneziano, Sabrina Salerno, Tiziano Ferro, Tony Esposito, Tony Renis, Toto Cutugno, Umberto Tozzi, Vasco Rossi, Zucchero.
Andrej Ždanov
Risiede in Italia dal 1976. Si occupa di sociologia, musica e storia dell’arte, scrive su riviste di settore e insegna presso istituti medi superiori sia in Italia che all’estero.

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