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Sesso e potere, un caso mediatico irrisolto

Altro titolo fuorviante da annoverare nel lungo elenco di film menomati dalla “traduzione” è Wag the dog1 di Barry Levinson (1997), presentato in Italia come Sesso & potere. Molti ex frequentatori abituali delle videoteche – mercato oggi in via di estinzione: affossato da internet, digitale terrestre e canali satellitari, il fenomeno del videonoleggio è quasi scomparso – l’avranno mentalmente associato a una tormentata fiction con Gabriel Garko e Manuela Arcuri. A distanza di anni, vale ancora la pena prendere in considerazione questa pellicola satirica interpretata col nero umorismo di Hoffman e De Niro – pure se i critici videro “l’inizio del declino” dei suddetti attori nel rispettivo ruolo del noto produttore hollywoodiano Stanley e dell’esperto di comunicazione massmediatica Conrad. Innanzitutto perché la chiave più adeguata ad illustrare le tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica tramite mezzi d’informazione scodinzolanti al potere è ironica. Dal momento che nulla viene preso sul serio nel gioco grottesco degli ignoti burattinai, a cominciare dalla credibilità dei medesimi autori – è lo sberleffo dissacrante dei valori in cui prima gli ignari mortali sono stati portati a credere. La manipolazione consiste appunto nel rimescolamento di ideali, tradizioni, princìpi e idee poste a fondamento della società da parte di coloro che ne sono al vertice. Et voilà, all’occasione un nuovo cocktail di “verità” artefatte è pronto, miscelato da guru della comunicazione e geni del set cinematografico. Per distogliere l’opinione pubblica – tenuta in considerazione negli States (e non solo) quale massa da plasmare e addomesticare – da un torbido scandalo sessuale che ha come protagonisti una giovane scout in gita alla Casa Bianca ed il Presidente, alla vigilia delle elezioni viene inscenata nientemeno che una finta guerra con l’Albania. Il piccolo Stato balcanico, la cui collocazione geografica è pressoché sconosciuta all’americano medio, è sicuramente un covo di terroristi bombaroli pronti ad attentare alla sicurezza dello zio Sam: il delirio della simulazione massmediatica giungerà persino a commuovere l’inconsapevole spettatore catodico, con la toccante fandonia della ragazza albanese in fuga dal proprio villaggio col micio in braccio. Peccato che, durante le riprese dello spot, il gatto fosse in realtà un sacchetto di patatine – non si poteva mica scegliere un felide a caso: in fase di montaggio ci sarà una lunga dissertazione fra Washington e la regia sul colore del manto più adatto (a burlarsi dei creduloni). Meglio a chiazze o bianco? Nessun dettaglio è lasciato al caso.

L’operazione mediatica non è tuttavia conclusa: manca la scena madre, l’entrata in campo del paladino della giustizia a stelle e strisce, l’eroe americano per antonomasia: il soldato bonario, atletico, muscoloso – un attore protagonista, insomma. Catturato e tenuto in ostaggio da fantomatici e crudeli guerriglieri armati fino ai denti, William Schumann – alias “Scarpa vecchia” – è invece uno psicolabile avanzo di galera, prelevato dalla cella in cui scontava una condanna per abusi sessuali su una monaca. Impresentabile! Si sa, l’imprevisto è sempre in agguato.

Monica Lewinsky e Bill Clinton
Monica Lewinsky e Bill Clinton

Nemmeno con massicce dosi di psicofarmaci il vero Schumann avrebbe potuto incantare il pubblico votante. Se la fortuna aiuta gli audaci, per Conrad e Stanley l’accidentale morte del finto soldato viene trasposta sul palco come il deus ex machina a risolvere la situazione. Il solenne funerale di Scarpa vecchia, trasmesso a reti unificate in presenza delle massime autorità è il capolavoro filmico del regista. Realistico in ogni dettaglio, l’illusione più tangibile che Stanley abbia mai riprodotto sullo schermo: eppure al burattinaio pro tempore non è concessa alcuna fama, né riconoscimenti, zero applausi. Resisterà il suo orgoglio a tale oltraggio?

Passiamo per una constatazione dall’altra parte della cinepresa – o forse no –, ossia alla realtà statunitense nella seconda metà degli anni Novanta: la ventiduenne stagista Monica Lewinsky (che oggi si definisce “la donna più umiliata del mondo”) fu coinvolta nello scandalo politico-sessuale, noto come Sexgate, che spinse Bill Clinton sull’orlo dell’impeachment. Il crollo dei consensi fu sventato dall’intervento televisivo dell’allora presidente in carica: il successore di George W. Bush ammise di non aver detto la verità sul caso e annunciò imminenti bombardamenti in Sudan e Afghanistan.

Nel 1998 Simon Halls, portavoce di Barry Levinson e del co-produttore Jane Rosenthal, declinò ogni eventuale correlazione di Wag the Dog con le vicende dei rapporti extraconiugali di Clinton e l’inizio della guerra in Africa. Al giorno d’oggi, molti si chiedono ancora quale fosse il film.

Note:
1 Il titolo deriva dal motto: «Why does a dog wag its tail? Because the dog is smarter than the tail. If the tail was smarter, it would wag the dog». In italiano: «Perché un cane agita la coda? Perché il cane è più intelligente della sua coda. Se invece fosse la coda, più intelligente, agiterebbe lei il cane».
Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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