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Mare nostrum, il rebus di Alfano

Si sta verificando un esodo di proporzioni esorbitanti sulle coste meridionali del Belpaese. Una situazione di emergenza che si protrae dal 2011, ossia da quando i flussi migratori dal Nord Africa impennarono a quota 64mila (contro una media annuale di 15mila persone agli inizi del Terzo millennio). L’imponente operazione militare-umanitaria Mare Nostrum – varata dal governo italiano il 18 ottobre 2013 – volge al giro di boa. Limitare gli sbarchi dei disperati sulle coste meridionali è stato il principale obiettivo mancato: oltre 101mila i nuovi arrivi calcolati dal Viminale in meno di un anno. Profughi giunti in prevalenza da Somalia, Libia, Siria ed Eritrea – tutti paesi devastati dalle guerre. In seguito al naufragio che nell’ottobre 2013 costò la vita a centinaia di clandestini al largo di Lampedusa, Cecilia Malmström, commissario in carica per gli Affari interni, aveva auspicato un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea. Si tratta di “schierare i mezzi di Frontex (che ha sede a Varsavia, nda) in tutto il Mediterraneo, da Cipro alla Spagna, per dare vita a una task force contro il traffico illegale di esseri umani. Ci vuole un piano di azione europeo. L’Europa deve impegnarsi di più e contribuire al salvataggio delle vite umane”, dichiarava la Malmström.

Lo scorso Ferragosto, il ministro degli Interni Angelino Alfano aveva annunciato l’imminente intervento risolutivo di Frontex, l’Agenzia europea che ha come scopo il pattugliamento delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Ue. “Si tratta di una piccola agenzia senza mezzi” ha invece replicato da Bruxelles Antony Gravili – portavoce della Commissione –, ricordando inoltre che “l’Italia ha beneficiato di circa 500 milioni di euro di aiuti nel periodo 2007-2013 e sarà il più grande beneficiario nel periodo 2014-2020 con 315 milioni di euro, cifra inferiore dovuta al generale taglio del bilancio”. I mezzi a disposizione – oltre al budget annuale di 70 milioni di euro dal 2008 – di Frontex attualmente consistono in 26 elicotteri, 22 aerei e 113 navi con attrezzatura radar. Dal momento che Mare Nostrum costa almeno 100 milioni l’anno, non si capisce come sia possibile gestire la situazione senza un adeguato supporto internazionale.

Di recente, Francia e Germania si sono dichiarate favorevoli al potenziamento dell’Agenzia – che da novembre dovrebbe dare il via alla missione “Frontex plus”, unificando le operazioni già attive nel Mediterraneo: Hermes (fra il Canale di Sicilia e le isole Pelagie) ed Aeneas (Mar Ionio, fra Calabria e Puglia) e quindi affiancarsi al dispositivo del Ministero della Difesa italiano, secondo l’Unione europea. Anche la Spagna ha espresso appoggio, nonostante l’incremento dell’immigrazione clandestina registrato nello Stato iberico nel corrente anno. Bisognerà attendere il Consiglio Ue in Lussemburgo (9-10 ottobre) per sapere come si concretizzerà in pratica l’appoggio dei suddetti governi.

Un gommone di migranti - palermomania.it
Un gommone di migranti

Intanto, nel Canale di Sicilia si susseguono senza sosta sbarchi di uomini, donne e bambini. Frenetico il traffico di elicotteri, motovedette della Guardia costiera e navi da pattuglia della Marina militare: l’emergenza è incessante, quasi non si riesce a tenere il conto delle vittime. Le persone scomparse fra le acque durante il 2014 sarebbero almeno duemila – in base ai dati raccolti dall’agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (AHCS). Presieduta dal sacerdote di origine eritrea Mussie Zerai, Habeshia raccoglie quotidiane segnalazioni delle famiglie che continuano a chiedere aiuto per rintracciare i propri cari scomparsi. Della sorte di molta gente non ci sono notizie. A sud di Lampedusa, il 24 agosto è stato soccorso un gommone in balia del mare: centinaia di naufraghi sono affogati – 250 secondo le stime – prima di essere avvistati dalla nave Siria. Parte di essi – i settantatre sopravvissuti – è stata tratta in salvo grazie al lancio di zattere. Solo due giorni prima, al largo delle coste libiche era affondata un’altra imbarcazione che trasportava approssimativamente duecento somali ed eritrei. Erano diretti in Italia, dove sono sbarcati solo 18 superstiti.

In seguito all’ennesima tragedia, al TG1 Alfano ha espresso il proprio disaccordo con Bruxelles: “se l’Europa non si farà carico del problema delle frontiere, noi dismetteremo Mare Nostrum, anche se continueremo a farci carico del soccorso in mare”. Ricordando che “abbiamo salvato migliaia di vite umane” ed “ora l’Ue deve affrontare il tema della frontiera. Se non se ne farà carico, l’Italia dovrà assumere delle decisioni e prendere delle proprie responsabilità” – il ministro ha concluso: “l’Europa non può dire ‘non abbiamo soldi’. Perché, l’Italia ha i soldi?”.

L’Italia non ha soldi, l’Ue neanche. A tal punto, sarà il miliardario – statunitense di origine ungherese – George Soros con la fondazione Open Society a intervenire nelle politiche migratorie fra Africa ed Europa? Il Comune di Lampedusa ha sottoscritto, alla fine di agosto, un accordo con la suddetta Ong internazionale: Soros, conosciuto per aver fatto “scoppiare una serie di rivoluzioni nell’Europa dell’est e nell’Asia centrale, dopo il crollo programmato dell’Unione sovietica”1 è il 23esimo uomo più ricco al mondo.

Note:
Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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