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Blockupy contro l’austerità: Francoforte nel caos

18 marzo 2015 – Inaugurata la nuova sede della Banca centrale europea a Francoforte, costata 1,3 miliardi di euro. Proteste e manifestazioni del gruppo anti-capitalista Blockupy contro le politiche di austerity sfociano in scontri con le forze dell’ordine. Fra sommosse, cassonetti divelti e auto della polizia dati alle fiamme si è svolta la cerimonia inaugurale del moderno edificio. Vi hanno partecipato il sindaco di Francoforte, Peter Feldmann, il ministro dell’Economia dell’Assia, Tarek Al-Wazir ed il governatore della Bce, Mario Draghi. Le persone rimaste ferite sono 220, di cui oltre la metà agenti di polizia. Tratti in arresto ventisei attivisti, in seguito indagati per lesioni personali. Gas lacrimogeni, idranti, spray urticante e filo spinato intorno al nuovo grattacielo, fulcro della politica monetaria Ue, situato nella Großmarkthalle – la zona degli ex mercati all’ingrosso, sulla riva destra del Meno, fu luogo di deportazione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: è già in programma la costruzione di un memoriale delle vittime – sono stati usati per disperdere i manifestanti. Vari cortei, composti da esponenti di Blockupy, disoccupati, migranti, partiti e sindacalisti provenienti dall’Europa hanno attraversato la città: circa 20mila persone hanno preso parte all’iniziativa per contestare le misure di austerità imposte ai Paesi su cui grava la crisi economica.

Per la rete del movimento Blockupy – un insieme transnazionale di gruppi e organizzazioni provenienti da Italia, Spagna, Grecia, Belgio, Paesi Bassi, Francia, Germania e Danimarca – la protesta di Francoforte è stata un successo. “La resistenza continua. È necessario continuare con l’azione di disobbedienza civile contro la politica disumana” secondo il portavoce. Sulla facciata di vetro dell’imponente duplice Eurotorre di 185 metri, simbolo del potere finanziario dell’Ue, è stato eretto – nonostante le transenne – lo striscione Kapitalismus tötet, il capitalismo uccide.

Sono esplose polemiche nel Parlamento tedesco (il Bundestag) a causa dei tafferugli tra le forze dell’ordine e i manifestanti: l’organizzatore, Ulrich Wilken – vicepresidente del Parlamento dell’Assia e membro del partito Die Linke (la sinistra) – è stato accusato di non aver preso pubblicamente le distanze dalla violenza. Il quotidiano conservatore Die Welt ha duramente criticato l’accaduto, sostenendo che “i leader politici di sinistra sono i figli della classe media, eredi di fortune, benefattori di se stessi che vogliono essere buoni soldati lottando contro il male”. E ancora: “Marciano in fila cantando le canzoni dei lavoratori, ma i soli figli della classe operaia sono fra la polizia che attaccano con pietre. Ecco la vostra lotta di classe”1.

D’altro canto, il movimento anti-capitalista punta il dito contro “(…) le misure imposte dalla Troika sotto il segno di una necessità ineluttabile sono il prodotto della precisa scelta politica di trasformare l’Europa in uno spazio nel quale la precarietà del lavoro e della vita, la disoccupazione e l’occupabilità permanenti sono la condizione normale a cui sono destinati milioni di uomini e donne.

I risultati delle elezioni greche hanno fatto vacillare, sotto la spinta delle rivendicazioni sostenute dai movimenti negli ultimi anni, l’apparente inespugnabilità della Troika, hanno portato un nuovo vento d’incertezza e una tensione positiva all’interno della quale vogliamo far sentire la nostra voce.

Minacciando di tagliare il credito alla Grecia, la Banca Centrale Europea si è dimostrata ancora una volta parte attiva nel ricatto politico che usa il debito per impedire la realizzazione di punti di programma diversi rispetto al rigore monetario e alle politiche di precarizzazione”2.

Il vertice del G7 che si svolgerà il 7-8 giugno in Baviera, nel pittoresco e arroccato Castello di Elmau, è il prossimo appuntamento della contestazione. Left, Attac, Occupy Frankfurt, organizzazioni studentesche e giovanili, il Forum dei disoccupati Erwerbslosenforum, la rete di cooperazione Netzwerk Friedenskooperative, lavoratori, migranti, sindacati e partiti – fra cui Die Linke – e l’alleanza Ums Ganze: sono fra i principali esponenti della “Resistenza nel cuore del regime europeo della crisi”.

Note:
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