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Hannibal, il ritorno di un mito

Ricordate il clamore suscitato da Il Silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) negli anni Novanta? Il film capolavoro di Jonathan Demme dal 1991 ha trasformato Hannibal Lecter – personaggio creato dallo scrittore Thomas Harris e apparso per la prima volta fra le pagine del romanzo Il delitto della terza luna, 1983 – nell’icona che incombe da decenni nell’immaginario fantastico come incarnazione del Male. Crudele, glaciale e impenetrabile, lo psichiatra e criminologo – interpretato con eccezionale trasporto dal premio Oscar Anthony Hopkins – è allo stesso tempo un uomo colto, raffinato, dai modi impeccabili. Il più sinistro antieroe dell’epoca contemporanea è lucido, dotato di intelligenza e capacità mentali superiori alla norma: il Dr. Lecter, abile manipolatore di menti umane, agisce come l’occulto artefice indirizzando personaggi e vicende che gli gravitano attorno. Nella pellicola di Demme, seppure rinchiuso nel manicomio criminale di Baltimora, non accenna alcun rimorso per gli spietati delitti commessi, anzi si nutre delle memorie più recondite e dolorose di Clarice Starling (Jodie Foster) proprio come in passato cannibalizzava prede, assimilandone – innanzitutto – la psiche.

Non una figura patetica e meschina come precedenti assassini seriali raccontati dal cinema – ad esempio, il suggestionabile Norman Bates di Psyco o l’ambiguo subdolo mostro di Düsseldorf del regista austriaco Fritz Lang – ma un luminare della scienza medica che rivela la propria natura perversa di cacciatore dominante. Il medesimo psichiatra antropofago presentato da Michael Mann nel 1986 con Manhunter, esordio cinematografico di Hannibal (Brian Cox), film dal quale sedici anni dopo è stato tratto Red Dragon, un antefatto – diretto da Brett Ratner – degli eventi narrati da Demme. Purtroppo l’anzidetto remake non regge il paragone: visionaria, complessa e istintiva, la pellicola di Mann supera di gran lunga l’ordinaria rivisitazione costruita sul tormento interiore del killer – facendo scivolare il medesimo Hopkins al limite del farsesco.

Anche il tentativo di Peter Webber di spingersi a ritroso nel tempo, cercando di illustrare l’infanzia dell’assassino seriale Hannibal Lecter – Le origini del male (2007) è stato accolto con freddezza dalla critica. Film basato sempre sulla storia scritta da Harris: Hannibal rising è il romanzo che nel 2006 ha rivelato le vicende accadute negli anni Quaranta, quando il più cattivo – secondo l’American Film Institute – dei cattivi cinematografici era solo un bambino. Come si spiega? È la trama a essere deludente: lo scrittore statunitense fornisce una giustificazione morale alle inclinazioni dello psichiatra, traumatizzato dall’omicidio dell’amata sorellina Mischa per mano di Volksdeutsche lituani – che si ciberanno del piccolo corpo e lo serviranno con l’inganno al giovane Hannibal. Inoltre, Thomas Harris ha optato per un movente – la vendetta – che appare molto standardizzato per spiegare la genesi di un personaggio macchinoso e cerebrale come Lecter. Nonostante ciò, la regia di Webber con stile cupo e al tempo stesso elegante indaga la complessa psicologia dei disparati personaggi. Gaspard Ulliel si è calato nel ruolo del carnefice nel momento in cui sta per varcare la soglia della violenza più efferata, lasciandosi alle spalle ogni brandello di umanità. Non era un’impresa facile. Fuggito da un orfanotrofio sovietico, il giovane Hannibal trova ospitalità a Parigi presso la bella vedova Lady Murasaki (Gong Li, protagonista nel 1991 dello scandaloso Lanterne rosse). Intrapresi gli studi di medicina, in nome della promessa fatta a Mischa il ragazzo si appresta a diventare un brutale assassino. La sua fame degenererà senza più ritorno.

Hannibal, di Ridley Scott (2001) è nell’ordine temporale degli eventi l’ultimo capitolo della narrazione sulle vicende che riguardano lo psichiatra. Eppure, nonostante la magnifica atmosfera fiorentina, la celebrità del regista e l’inconfondibile sguardo dell’attore britannico, siamo dinanzi all’ennesima delusione cinematografica per gli appassionati della saga del temibile cannibale. L’assenza di Jodie Foster non passa inosservata: è completamente stravolta la Clarice forte e al contempo fragile che aveva toccato nel profondo Lecter, suscitando in lui un affetto quasi paterno. Non un dettaglio trascurabile ma l’unico aspetto di sensibilità che contraddistingue lo psichiatra. Mancano la suspense e l’ambiguità negli sguardi fra Clarice nella versione di Julianne Moore e Lecter – divenuto improssivamente ironico, a volte è troppo scontato.

Dopo svariati tentativi di emulare il clamoroso e geniale successo degli anni Novanta, dal 2007 cala il silenzio sul personaggio di Lecter: non lo vedremo più sul grande schermo. A sorpresa, è tornato d’attualità con la nuova apparizione nella serie televisiva Hannibal – sceneggiata da Bryan Fuller e trasmessa negli Usa e in Italia dal 2013. La prima stagione si colloca nel periodo che precede la lunga detenzione nel manicomio criminale di Baltimora, quando – negli anni Settanta – il direttore Jack Crawford dell’Unità di scienze comportamentali dell’FBI si avvale della collaborazione di Will Graham (Hugh Dancy) per indagare sulla scomparsa di alcune donne. L’investigatore, dotato di rare abilità empatiche, è però una mente instabile e viene dunque affiancato dal carismatico psichiatra di fama internazionale – il Dr. Lecter interpretato dal danese Mads Mikkelsen, miglior attore al Festival di Cannes (2012) per il ruolo del padre ne Il sospetto di Thomas Vinterberg. Seppure non premiato dall’audience, il livello dello sceneggiato è senza dubbio superiore a molti prodotti importati da Oltreoceano che si susseguono ormai sui teleschermi italiani: eccellenti attori, una trama intrigante e ricca di colpi di scena, affermati registi (fra i quali David Slade, Michael Rymer, Tim Hunter, Vincenzo Natali) e l’apparizione di divi e dive – Gillian Anderson, Gina Torres, Jeremy Davies per citarne alcuni – oltre al ritmo scenografico imperturbabile e strutturato, nonché la raffinata fotografia di Guillermo Navarro confezionano un gioiello di elevato valore stilistico.

In attesa della terza stagione prevista a giugno, Bryan Fuller ha dato annuncio di novità eclatanti sul set fiorentino: “La terza stagione sarà molto interessante perché raccoglierà elementi disparati dai romanzi Hannibal Lecter – Le origini del male e Hannibal mescolandoli insieme. Sarà divertente unire due storie in una stagione alla Frankenstein, stiamo cambiando significativamente la storia delle origini di Hannibal. La mia speranza è non solo quella di creare una stagione completamente diversa, ma anche di infiammare il pubblico con la comparsa di grandi personaggi come Francis Dolarhyde e Lady Murasaki fondendoli in una maniera unica”. Staremo a vedere.

Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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