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Ora solare, ora legale: il tempo burocratico contro i ritmi biologici

Ora legale addio (per qualche mese), bentornata ora solare: come al solito, si risolleva il coro di lamentele per lo spostamento dell’orario che, sorto in Gran Bretagna e adottato in Italia dal 1916 come misura di guerra (DL 631 del 25 maggio), venne applicato nel Belpaese fin dal 1961. La diatriba vede l’opposizione di due schieramenti, ossia i sostenitori dell’ora legale – i quali vorrebbero mantenere in vigore la suddetta convenzione per tutto l’anno – e i difensori dell’ora solare, ossia tutti coloro che amano lo Zenit a mezzogiorno in punto, anziché alle 13. Ovvero, una suddivisione delle ore di luce-buio scandita dalla rotazione terrestre, per cui alle dodici vediamo l’astro solare brillare nel punto più alto in cielo – un fenomeno che in realtà può essere osservato con precisione solo nella fascia tropicale. Con l’ora legale, in pratica, ci si trova ad osservare a mezzogiorno il Sole già nella sua parabola discendente, non più al culmine, come se la mattina fosse abbreviata: se ciò non avviene per gli strumenti tecnologici utilizzati per scandire il tempo – i vari orologi atomici, o quello famoso di Francoforte sul Meno, dovrebbero smentire il tempo comune, riportato “in pari” sul finire d’ottobre – avviene senz’altro per il nostro orologio biologico.

In altre parole, la questione non riguarda solo il concetto di tempo com’è stato percepito per migliaia di generazioni, legato indissolubilmente all’alternanza del giorno e della notte ed al susseguirsi di eventi ciclici (stagioni, fasi lunari) come fenomeni collegati a variazioni nell’aspetto dell’ambiente, bensì disgiunto da fattori esterni all’organismo umano, ad eccezione del naturale ciclo luce-buio e della temperatura ambientale i quali hanno un’influenza diretta sui ritmi circadiani del corpo, ossia un tempo oggettivo e un tempo interiore. Ad esempio, la definizione dell’anno solare che corrisponde all’intervallo fra due successive volte in cui la stella Sirio sorge appena prima del Sole, è uguale a 1461 giorni ogni quattro cicli solari, pari a 365 giorni – con un ritardo di 24 ore ogni quattro anni. Il calendario gregoriano, adottato in via ufficiale in gran parte del globo, è basato sull’anno solare e sul susseguirsi delle stagioni. Fu introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582 proprio per correggere le imprecisioni di quello giuliano che terminava sempre in ritardo rispetto all’anno solare. Per stabilire con esattezza la domenica di Pasqua, all’epoca furono cancellati dieci giorni interi, accumulati in eccesso attraverso l’uso prolungato del calendario giuliano, passando da giovedì 4 ottobre a venerdì 15 ottobre 1582. Gli anni sono una convenzione labile. L’età una convinzione salda scritta nel nostro corpo: un simile cambiamento della data giornaliera di sicuro non avrà provocato uno sfasamento dei ritmi biologici, in quanto se oggi vi comunicassero che la data odierna non è quella che credete, al di là della confusione organizzativa nell’agenda, l’organismo non ne risentirebbe in maniera interiore. Il percorso fisiologico rimarrebbe inalterato nel naturale ritmo sonno-veglia, come la percezione delle ore diurne rispetto a quelle notturne. Proprio questo è invece il problema causato dall’applicazione del sistema dell’orario legale, ossia dallo spostamento in avanti di un’ora delle lancette degli orologi.

Per il (presunto) risparmio di energia elettrica, l’Unione europea ha imposto dal 1996 l’adozione dell’ora legale, vigente per sette mesi l’anno – dall’ultima domenica di marzo sino all’ultima domenica di ottobre – alla totalità degli Stati membri. Non tutti concordano con le stime del vantaggio economico che, in teoria, sarebbe la principale motivazione del cambio d’orario: difatti, al giorno d’oggi nei mesi estivi l’impiego costante dei condizionatori d’aria sembra perfino invalidare il risparmio previsto. Nel 2006, uno studio effettuato in California dalla Commissione per l’Energia ha calcolato una perdita di nove milioni di dollari annui. L’Istituto per l’Energia australiano ha stimato un risparmio energetico nullo, considerando il picco energetico mattutino e non soltanto il minore consumo pomeridiano. In Italia, pare che il risparmio si traduca in circa 89 milioni di euro, in base a quanto stimato dalla Terna – società che gestisce le reti per la trasmissione dell’energia elettrica sul territorio nazionale. I pareri sugli effettivi vantaggi economici sono molto discordanti. Ad ogni modo, la cifra calcolata per lo Stato italiano basterebbe a malapena a coprire le varie indennità dei parlamentari che ammontano a 81 milioni 315mila euro, a cui si aggiungono 63 milioni 640mila euro per le spese di viaggio, soggiorno ed esercizio del mandato: complessivamente, nonostante i tagli, nel 2015 la Camera dei deputati costerà quasi un miliardo di euro di denaro pubblico.

Per quanto riguarda l’alterazione del ritmo biologico causato dall’ora legale, invece, sono di parere unanime gli scienziati dell’European Society for Biological Rithms (Esbr) che alcuni mesi fa ne hanno richiesto l’abolizione al Parlamento europeo. “Evidence-based approach to evaluating Daylight Saving Time (DST): The relevance to our Biological Clock” è il documento che, attraverso un’analisi di dati acquisiti nel corso degli anni, evidenzia i rischi per la salute umana individuati dal gruppo di cronobiologi. L’orario artificiale introdotto a marzo – quasi in corrispondenza dell’equinozio di primavera nel Continente europeo – provoca dei disturbi che si possono prolungare per mesi, ossia fino al ripristino dell’ora solare. Il corpo non è in grado di adattarsi all’alterazione del ritmo circadiano (un ritmo di 24 ore a cui sono legati anche il sistema circolatorio e la secrezione del cortisolo, meglio noto come “l’ormone dello stress”). Un simile disagio si può manifestare con sintomi quali insonnia, stress cronico, depressione, ansia, inappetenza e mancanza di concentrazione.

Per di più, nel primo lunedì successivo alla sottrazione di un’ora è stata registrata dall’Università del Michigan un’impennata degli infarti del miocardio del 24-25%. E nella prima settimana in cui entra in vigore l’ora legale il rischio aumenta del 4-5%. Con il ripristino dell’ora solare, i casi di infarto del lunedì successivo diminuiscono del 21%. A quanto pare, dunque, esiste una correlazione diretta tra problemi cardiovascolari e ritmi forzati imposti all’organismo umano dall’orario legale (e da ogni “jet lag sociale”, ossia i ritmi imposti al corpo a causa di disposizioni sociali e burocratico-amministrative). Volendo esprimere tali conseguenze sulla salute in termini di costi, ha senso continuare a spostare gli orologi avanti e indietro?

Un’osservazione per coloro che vorrebbero mantenere l’orario legale tutto l’anno, anziché quello solare: in tal caso, oltre ad essere costantemente fuori sincrono con l’orologio biologico, col trascorrere degli anni sarebbe necessario modificare il calendario gregoriano in modo tale da correggere l’anticipo rispetto all’anno solare. Difatti la posizione del Sole, ammettiamo l’11 agosto, si discosterebbe progressivamente dai precedenti e successivi 11 agosto: questo sarebbe evidente, in quanto milioni di persone, nonché astronomi dilettanti, con piccoli strumenti come una meridiana possono controllare il Sole, evincendo eventuali differenze.

Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».
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