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Pavel Yakovlev, surrealismo post-industriale e speranza nel futuro

Visioni misteriose di un universo onirico ma allo stesso tempo quasi tangibile, si diffondono attraverso opere surreali di Pavel Yakovlev – artista, musicista e ingegnere russo – come se fossero varchi aperti su altre dimensioni. L’irruzione nel mondo sconcertante dell’inconscio collettivo, in cui le prospettive si distorcono e assumono le profondità degli abissi, appare come un invito a percorrere strade ignote, a indagare gli impulsi sotterranei primordiali che governano l’esistenza. Originato come movimento d’avanguardia nei primi anni Venti in Francia e diffusosi in ambito internazionale nel periodo delle guerre mondiali, il surrealismo è sempre stato un sintomo del disinganno nei confronti del contesto reale, tecnicizzato e materiale ed una protesta che affonda le radici nella drammaticità della condizione umana. Pur ricercando il proprio stile originale e inedito che si contraddistingue dalle personali aspirazioni dei maestri del Novecento, la correlazione artistica di Yakovlev, nato nel 1986, è sicuramente vicina ai presupposti teorici della corrente surrealista che ha visto, nel secolo scorso, riferimenti nelle atmosfere enigmatiche e metafisiche di Giorgio De Chirico, nelle associazioni irrazionali o logiche dell’assurdo tipiche di Marcel Duchamp (celebre per la provocatoria esposizione, nel 1917, di un orinatoio in ceramica bianca e per la Gioconda baffuta) così come nella costante spinta innovativa di Picasso. Gli aspetti più affini delle opere di Pavel Yakovlev – residente nella città di Yaroslavl, a 270 chilometri da Mosca – si trovano nel fascino inquietante sprigionato dal sogno tecnologico, come condizionamenti della civiltà post-industriale nonché monito sulla progressiva estraniazione del genere umano dall’ambiente naturale, sulle dolorose conseguenze del predominio esclusivo della razionalità sulla pura immaginazione. Perciò, calarsi nelle profondità del subconscio spesso può rivelarsi un viaggio che impone il capovolgimento dell’ottica convenzionale (Il sonno. Sky Gravity, 2015 – Сон. Гравитация неба) raffigurato attraverso la simbolica inversione delle leggi fisiche e con paradossi gravitazionali. Una sfida che richiede di osare affacciarsi sulle profondità interiori (Abisso, 2015 – Над бездной).

“La mia ispirazione scaturisce da stati di assopimento, stati d’animo, dalle formazioni nuvolose e dal cielo, dalla galassia e le stelle. Si trova fra le pietre e gli alberi, nell’acqua, nell’aria… in tutto ciò che mi circonda. Tento di rappresentare la mia visione del mondo, problemi che affliggono l’umanità e sogni”.

Regole e comportamenti sociali che hanno indotto l’uomo a rinunciare al proprio lato istintivo, privilegiando un ordine basato sul rigore dell’intelletto razionale: nel Terzo millennio l’arte surrealista torna ad abbattere la barriera innalzata fra l’immaginativo e la fantasia – confinata nello stato di sonno – e la logica convenzionale prevalente nello stato di veglia. Strani esseri meccanici e incompleti, dalle sembianze umanoidi, si stagliano solitari e malinconici su un paesaggio lussureggiante (Vision, 2014 – Видение) mimando dei portali di cui essi stessi sono la personificazione: un richiamo all’interpretazione angusta dell’individuo come incarnazione della razionalità. In quanto all’intrusione tecnologica, la troviamo raffigurata in varie creazioni di Pavel Yakovlev come compenetrazione nell’opera d’arte medesima: una scheda madre prende il posto della tela e diviene il supporto su cui il pittore stende i colori. Lo smartphone entra nella composizione come soggetto materiale, il protagonista di quadri dalle tonalità contrastanti e cupe.

Di frequente, le visioni oniriche assumono contorni minacciosi e inquietanti: Fuori, 2015 (Снаружи), percezione dell’egemonia materialista osservata da un punto di vista esterno – trasmette la freddezza e l’aridità di uno stile di vita utilitaristico. Tronchi d’albero da cui sgorga sangue (Stop! 2011 – Остановитесь!), sono una severa critica mossa verso l’autodistruttiva corsa al profitto, a discapito del patrimonio costituito dalle risorse della Terra; il tripode alieno (macchinario da guerra descritto dal famoso romanzo La guerra dei mondi di Herbert George Wells, 1897) che giace a terra sconfitto, accanto a un fiume di sofferenze rossastro. Di fronte al peso deformante della società tecnologica vi sono, comunque, spiragli di speranza. Volgendosi al cielo stellato, contemplando il cosmo e i misteri universali per tornare in contatto con la propria anima, l’umanità può oltrepassare una porta verso il futuro, superare l’ostacolo per mezzo di una introspezione – come nel dipinto L’apertura, Gates of the Soul, 2014 (Открытость. Ворота Души), premiato come migliore idea per una serie di quadri surrealisti, dopo la partecipazione al concorso internazionale World Art, a Bratislava nel 2015. Attualmente, Pavel – che è in grado di dipingere con entrambe le mani, utilizzando più pennelli allo stesso tempo – sta lavorando alla realizzazione di una nuova serie intitolata L’Apoteosi del genere umano. Si può osservare la sua tecnica di pittura ambidestra – una capacità piuttosto inusuale – in questo video. Opere affascinanti e suggestive esposte in Italia, Slovacchia, nella Repubblica Ceca, nel Regno Unito e nella Federazione Russa.

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Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».
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