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Il ritorno di Nibiru, fra scienza e mitologia

L’esistenza di un nono corpo celeste – dopo il declassamento, nel 2006, di Plutone a pianeta nano – appartenente al Sistema solare è una teoria non confermata, eppure sta facendo discutere da molti anni. Il primo ad ipotizzare la presenza di Nibiru, un pianeta grande almeno dieci volte la Terra e molto più lontano di Nettuno, fu lo scrittore azero naturalizzato statunitense, Zecharia Sitchin. Scomparso nel 2010 alla veneranda età di novant’anni, Sitchin aveva incendiato l’immaginazione degli appassionati di antichi miti e fantascienza. Nel suo volume ‘Il dodicesimo Pianeta – le vere origini dell’uomo’, pubblicato per la prima volta nel 1976, l’autore parlò di tracce riscontrabili nella mitologia sumera e babilonese riguardo Nibiru, nonché della discesa sul suolo terrestre dei suoi abitanti, chiamati Anunnaki dalle antiche civiltà del Tigri e dell’Eufrate – in ebraico Nepilim, i “giganti” citati nella Bibbia (Genesi, capitolo 6, versetto 4). Finora, la comunità scientifica aveva negato unanimemente le tesi di Sitchin poiché non vi erano stati riscontri né evidenze sulla possibilità di un corpo celeste orbitante ai confini estremi del Sistema solare: di recente, la divulgazione di nuovi studi ha riacceso il dibattito sul pianeta sconosciuto, spesso chiamato anche Pianeta X.

Un lontano pianeta del Sistema solare: teorie scientifiche

Michael Brown e Konstantin Batygin, ricercatori dell’Istituto Californiano di Tecnologia (Caltech), attraverso simulazioni al computer e modellistica matematica, hanno rilevato la presenza di un gigantesco pianeta ai margini del Sistema solare, avvolto nell’oscurità poiché troppo distante per riflettere la luce della nostra stella e, di conseguenza, difficilmente visibile. I loro calcoli, ritenuti scientificamente fondati e pubblicati a gennaio sull’Astronomical Journal1, evidenziano l’influenza di una forza gravitazionale dominante su sei corpi celesti minori che si trovano allineati nella regione della fascia di Kuiper, al di là dell’orbita di Nettuno. In base ai dati, la massa del pianeta che si sposta lentamente lungo un’orbita ellittica è almeno dieci volte maggiore di quella terrestre. Trovandosi ad una distanza dal Sole pari a 200-1000 Unità astronomiche (UA), ovvero venti volte più lontano di Nettuno, per compiere il moto di rivoluzione intorno al Sole il Nono pianeta impiegherebbe un tempo compreso tra i 10mila ed i 20mila anni. Inoltre, la sua esistenza – oltre ad accomunare il Sistema solare alla conformazione di altri sistemi planetari osservati dagli astronomi – potrebbe spiegare la misteriosa orbita tracciata da due oggetti della fascia di Kuiper: Sedna, scoperto da Brown nel 2003, ed il suo simile – scoperto da Chad Trujillo e Scott Sheppard nel 2014 – denominato 2012 VP113. È stato infatti riscontrato, in entrambi, un comportamento gravitazionale anomalo rispetto agli altri corpi presenti nella stessa regione. La simulazione avrebbe anche previsto la presenza di un gruppo di oggetti che tracciano orbite perpendicolari rispetto a Nettuno ed il presunto Nono pianeta – trovando una ulteriore corrispondenza nelle osservazioni astronomiche2 fatte durante gli ultimi tre anni. Nonostante l’attendibilità dello studio di Brown e Batygin, si potrà parlare di una reale scoperta soltanto quando e se sarà possibile per gli scienziati un’individuazione diretta del corpo celeste. Al momento, non si è a conoscenza dell’esatta posizione lungo il suo percorso ellittico: se si trovasse nel punto più distante della sua orbita, per vederlo sarebbero necessari i due telescopi riflettori gemelli Keck ed il telescopio giapponese Subaru, situati sulla sommità del vulcano Manua Kea alle isole Hawaii.

I sei oggetti più lontani nel Sistema solare conosciuti: si trovano al di là di Nettuno e le loro orbite sono misteriosamente allineate. Batygin e Brown mostrano come sia necessaria la presenza di un pianeta con massa dieci volte superiore alla Terra per ottenere tale configurazione. Diagramma creato con il WorldWide Telescope. Caltech, R.Hurt (Ipac).
I sei oggetti più lontani nel Sistema solare conosciuti: si trovano al di là di Nettuno e le loro orbite sono misteriosamente allineate. Batygin e Brown mostrano come sia necessaria la presenza di un pianeta con massa dieci volte superiore alla Terra per ottenere tale configurazione. Diagramma creato con il WorldWide Telescope. Caltech, R.Hurt (Ipac).

Vi è anche un’altra ipotesi dell’esistenza di un misterioso astro nelle remote periferie del Sistema solare. L’astrofisico Daniel Whitmire e docente di matematica dell’Università dell’Arkansas, in uno studio pubblicato nel novembre 2015 sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society3 – autorevole rivista di astronomia e astrofisica – ripropone la teoria di un gigante gassoso rosso denominato Tyche (o Pianeta X) situato nella nube di Oort, una lontanissima regione del Sistema solare caratterizzata da un’elevata concentrazione di comete e di cui fa parte la fascia di Kuiper. La teoria, formulata originariamente nel 1985 e pubblicata su Nature da Whitmire assieme al collega John Matese, è stata esposta in relazione alle periodiche estinzioni di massa che, sulla base dei reperti fossili, sono causate da una pioggia di comete sulla Terra ogni 27 milioni di anni. Si tratta dell’unica ipotesi attualmente in atto, dopo che l’esistenza di una stella gemella del Sole e le oscillazioni solari durante l’orbita attorno alla galassia sono state escluse come possibili cause delle ripetute estinzioni su vasta scala. Secondo Whitmire, le comete sarebbero scagliate all’interno del Sistema solare durante il passaggio del Pianeta X nella fascia di Kuiper, disintegrandosi in parte prima dell’impatto sul suolo terrestre, ed in parte vicino al Sole – offuscandone la luminosità. A differenza dei ricercatori del Caltech, la distanza di Tyche stimata da Matese e Whitmire è notevolmente maggiore. Ad ogni modo, resta il mistero su cosa sia presente o meno nella nube di Oort. Gli oggetti che ne fanno parte non sono mai stati visti, ed anch’essa è soltanto un’ipotesi, seppure accettata dalla maggioranza degli scienziati: il suo raggio sarebbe talmente vasto da essere pari ad un anno luce.

Il ruolo della NASA

Di recente, John Matese e Daniel Whitmire hanno affermato che, se Tyche esistesse, le sue tracce potrebbero trovarsi nell’archivio dei dati – oltre 2,7 milioni di immagini – raccolti dal telescopio spaziale a infrarossi Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) della NASA. Lo strumento, operativo tra il 2009-11 e attivato di nuovo nel 2013, ha effettuato una prima scansione a bande infrarosse comprendente le aree in cui si dovrebbe trovare Tyche, oltre ad una successiva analisi dopo un intervallo di sei mesi: il 7 marzo 2014, l’agenzia spaziale statunitense ha riferito che WISE ha escluso sia l’eventualità di un oggetto delle dimensioni di Saturno situato a 10mila UA, sia un oggetto di grandezza pari o superiore a Giove alla distanza di 26mila UA. Tuttavia, durante la seconda scansione delle nostre periferie cosmiche, WISE ha individuato “vicini sistemi stellari che erano rimasti nascosti durante l’intervallo della raccolta dati del telescopio spaziale”, ha detto il professor Ned Wright dell’Università della California. Si tratta di migliaia di nane brune presenti nel raggio di 500 anni luce dal Sole e totalmente trascurate in precedenza, ha ammesso l’astronomo Davy Kirkpatrick dell’Infrared Processing Analysis Center del Caltech di Pasadena. Fra l’altro, è stata scoperta una coppia di nane brune a 6,5 anni luce di distanza, ossia il più vicino sistema stellare trovato nell’ultimo secolo. Per questa ragione, secondo la NASA ci sono ancora molte stelle da scoprire attraverso WISE.

I Sumeri e la mitologia

L’origine del popolo dei Sumeri è tuttora avvolta nel mistero: non è ben chiaro da dove provenissero prima di raggiungere la bassa Mesopotamia, se dal Golfo Persico o dal Caucaso, oppure dall’oriente. Perfino la lingua accadica non risulta avere particolari affinità con uno specifico gruppo linguistico. Comunemente, grazie agli scavi che hanno riportato alla luce l’antica città di Uruk – citata nella Bibbia col nome di Erech, corrisponde all’odierno sito archeologico di Warka – si ritiene che la civiltà sumera sia fiorita intorno al 3000 a.C., come testimoniato da resti di edifici religiosi, opere artistiche, mosaici e tavole argillose incise con la scrittura cuneiforme. Il Pantheon sumerico era formato dalla principale triade degli dèi An (la divinità suprema), Enki (il dio della sapienza che abitava nelle profondità dell’abisso) ed Enlil, oltre a moltissime divinità minori, maschili e femminili. La creazione del cosmo, suddiviso in tre livelli (cielo, atmosfera e regioni sotterranee della terra) veniva attribuita agli dèi, i quali avevano organizzato il mondo a partire dal caos primordiale, creato l’uomo per essere al loro esclusivo servizio regolandone il destino e le attività terrene. Antiche mitologie della creazione narravano di Marduk, dio di Babele, quale creatore della discendenza divina degli Anunnaki, del mondo e degli uomini: si tratta del mito più importante della cosmogonia sumera. Per quanto riguarda Nibiru, corpo celeste associato al dio Marduk, alcune traduzioni attribuiscono il significato di “Stella Polare”, altre ancora ne identificano l’aspetto con Giove. Nell’interpretazione di Zecharia Sitchin, Nibiru rappresenta invece un gigantesco pianeta a noi sconosciuto che gli astronomi di tutto il globo stanno tuttora cercando.

Note:
1 Konstantin Batygin, Michael E. Brown, Evidence for a distant giant planet in the Solar System, The Astronomical Journal, 2016 January 20, Vol. 151 N.2.
2 Kimm Fesenmaier, Caltech researchers find evidence of a real Ninth Planet, Caltech, 1/20/2016.
3 Daniel P. Whitmire, Periodic mass extinctions and the Planet X model reconsidered, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, November 18 2015.
Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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