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Il Segreto dell’Italia

Agli Italiani piacciono le telenovele: è un dato di fatto, vista l’incredibile audience registrata dall’Auditel per la saga di Puente Viejo. Non c’è catastrofe, referendum, scandalo né situazione politica che possa reggere il confronto con la costante affezione della gente per la soap spagnola che ha spodestato dagli schermi dei telespettatori vicende e personaggi reali del nostro Paese. Nel frattempo si verificano eventi che farebbero impallidire Donna Francisca Montenegro, se esistesse. Avete trasformato Puente Viejo in un paese reale ed ora trasformiamo il paese reale in Puente Viejo. Vi aggiorniamo in sintesi dei fatti salienti che sono successi più o meno mentre Pepa, rinchiusa nello scantinato di Alberto Guerra sotto l’effetto di funghi allucinogeni, tentava il suicidio.

Mediterraneo: un mare di petrolio

In provincia di Genova, migliaia di persone – Vigili del Fuoco, volontari dell’Enpa e Protezione Civile – sono al lavoro per ripulire il torrente Polcevera dal petrolio fuoriuscito in seguito alla rottura di una tubazione della raffineria Iplom. Lo sversamento di 700 metri cubi di greggio è un disastro ecologico che rischia di aggravarsi, qualora la marea nera dovesse raggiungere il mare. La preoccupazione riguarda anche la presenza di gas e vapori: esalazioni che hanno spinto i cittadini della zona a scendere in strada con le mascherine per proteggersi dagli effetti tossici. Bruciori agli occhi, nausea e vie respiratorie doloranti, sono queste le condizioni dei manifestanti che si sono riuniti in un corteo di protesta nella località di Fegino, poiché le operazioni di bonifica non sono ancora iniziate. Tempestivo è stato l’intervento dell’Enpa genovese per soccorrere gli animali ricoperti di petrolio e in difficoltà: oche, anatre selvatiche, aironi e germani sopravvissuti devono essere ripuliti e detersi con olii vegetali, nella speranza che i livelli d’intossicazione non siano letali. Gravi ed inevitabili i danni per la biodiversità e l’ecosistema in Valpolcevera, nelle aree impregnate di petrolio del rio Pianego, dei torrenti Fegino e Polcevera in cui immediatamente si è verificata una moria di pesci. I tecnici specializzati sono all’opera con gli autospurghi, creando delle barriere per arginare l’avanzata del greggio. Si teme un innalzamento del livello delle acque per le piogge previste nelle prossime ore, oltre alle complicazioni che derivano dall’intensità e direzione dei venti, i quali potrebbero sospingere la marea nera più rapidamente a valle. Alcune chiazze oleose hanno già raggiunto la costa ligure.

L’incidente della raffineria Iplom si è verificato domenica 17 aprile, in concomitanza col referendum abrogativo sulle trivellazioni: gli elettori erano stati chiamati alle urne su iniziativa – per la prima volta nella storia repubblicana d’Italia – delle Regioni, per stabilire se l’estrazione degli idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, avrebbe potuto proseguire fino ad esaurire il giacimento, anziché fino al termine delle concessioni previste. Dei 46.887.562 aventi diritto al voto, meno di un terzo (15.806.778 elettori) si è presentato per esprimere la propria preferenza: l’85,84% ha votato per fermare le trivelle e, di conseguenza, smantellare le piattaforme di estrazione di petrolio e gas, una volta scadute le concessioni. Non essendo stato raggiunto il quorum (l’affluenza era pari al 31,2%), il referendum è stato annullato. Eppure, le polemiche non si sono spente per via dell’invito all’astensionismo più volte espresso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nei giorni antecedenti al voto: “L’astensione è una scelta legittima come magistralmente spiegato da Giorgio Napolitano”, aveva affermato, aggiungendo che con una vittoria del fronte del Sì al referendum “si chiudono impianti che funzionano, facendo perdere undicimila posti di lavoro”. Secondo i dati riportati dal M5S, i lavoratori delle piattaforme petrolifere relative alla questione referendaria in Italia (gestite in maggior parte dall’Eni, seguita da Edison e Rockhopper) sono appena 70 persone. Quanti sono veramente i lavoratori che operano sulle 92 piattaforme italiane entro le 12 miglia? Né i sindacati né l’Assomineraria hanno fornito un dato preciso, trincerandosi dietro la variabilità numerica dell’indotto e quella temporale riguardo la durata delle concessioni o l’esaurimento dei giacimenti. Annullato il referendum, il Movimento No Triv annuncia un’azione contro il Ministero dello Sviluppo economico per le autorizzazioni estrattive già scadute: secondo il costituzionalista Enzo Di Salvatore, in base alla normativa europea sul libero mercato non possono essere rilasciate concessioni a tempo indeterminato. La Commissione europea potrebbe avviare in proposito una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Dopo il mancato raggiungimento del quorum, il premier si è presentato a Palazzo Chigi – da dove il 5 aprile scorso aveva detto: “Spero che questo referendum fallisca” – per il discorso annunciato alle ore 23: “Il governo non si annovera nella categoria dei vincitori ma crede che i vincitori siano gli operai e gli ingegneri che domani torneranno alle loro piattaforme sapendo di aver conservato il posto di lavoro. È per loro che ho invitato all’astensione. Levo il calice con quelle oltre diecimila persone che hanno conservato il posto di lavoro”. Renzi ha pure aggiunto: “È stato inutile buttare via 300 milioni di euro per questo referendum, quando la prima cosa che viene chiesta alle Regioni è di abbattere le code per la sanità. Con quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”. Dimenticando, probabilmente, che la proposta di legge presentata in Parlamento da SEL per accorpare il referendum alle elezioni amministrative di giugno non è stata voluta proprio dal Partito Democratico.

Per aver ripetutamente invitato all’astensione, Renzi e l’ex presidente della Repubblica senatore a vita, Giorgio Napolitano, sono stati denunciati da diversi cittadini italiani, fra i quali il segretario di Radicali Italiani, Riccardo Magi: avrebbero violato l’articolo 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali del 1957. “Il dovere di neutralità del Governo sarebbe stato violato per conflitto di interesse politico, conflitto di interesse economico, per la mancata consultazione del Comitato promotore e infine per le ripetute dichiarazioni di esponenti di Governo sull’inutilità del voto e sulla scelta astensionista”, si legge nell’esposto.

Il problema dell’inquinamento ambientale e dei rischi per la salute umana di cui sembra siano responsabili le trivelle in mare era stato sollevato da un rapporto di Greenpeace: il documento evidenzia che sono presenti sostanze chimiche in quantità superiore ai limiti consentiti dalla legge nelle cozze e nei sedimenti marini in vicinanza delle piattaforme di estrazione nell’Adriatico:

I monitoraggi prevedono analisi chimico-fisiche su campioni di acqua, sedimenti marini e mitili (Mytilus galloproncialis, le comuni cozze) che crescono nei pressi delle piattaforme. Dal lavoro di sintesi e analisi di questi dati svolto da Greenpeace emerge un quadro perlomeno preoccupante. (…) I sedimenti nei pressi delle piattaforme sono spesso molto contaminati. A seconda degli anni considerati, il 76% (2012), il 73,5% (2013) e il 79% (2014) delle piattaforme presenta sedimenti con contaminazione oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. (…) Gli inquinanti monitorati in riferimento agli Standard Qualitativi Ambientali identificati per questi organismi (appartenenti alla specie Mytilus galloproncialis), sono tre: mercurio, esaclorobenzene ed esaclorobutadiene. Di queste tre sostanze solo il mercurio viene abitualmente misurato nei mitili nel corso dei monitoraggi ambientali. I risultati mostrano che circa l’86% del totale dei campioni analizzati nel corso del triennio 2012-2014 superava il limite di concentrazione di mercurio identificato dagli SQA. (…) circa l’82% dei campioni di mitili raccolti nei pressi delle piattaforme presenta valori più alti di cadmio rispetto a quelli misurati nei campioni presenti in letteratura; altrettanto accade per il selenio (77% circa) e lo zinco (63% circa). (…) Molti metalli, presenti nei tessuti dei mitili, possono raggiungere l’uomo risalendo la catena alimentare. Alcuni di questi, come il cadmio e il mercurio, sono particolarmente tossici per gli organismi viventi e per l’uomo stesso1.

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