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Monti si è schierato contro il referendum sulla Brexit

A volte ritornano, come un incubo ricorrente da cui pensavamo di esserci liberati. Il senatore a vita – dal 9 novembre 2011 – Mario Monti, l’uomo della Coca-Cola (perché è stato consulente della famigerata multinazionale di Atlanta) e della banca Goldman Sachs disapprova l’imminente referendum sulla Brexit. E non ha esitato ad accusare il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, di aver “abusato della democrazia” sottoponendo al volere popolare la ratifica dei Trattati internazionali. Monti ha inoltre espresso un gran sollievo per l’eventualità di una consultazione referendaria non prevista, in tal senso, dalla Costituzione italiana: né da “quella vigente e quella che forse verrà”, ha affermato1 l’ex inquilino di Palazzo Chigi. In quel “forse” saremmo quasi tentati di leggere la speranza del senatore in una futura vittoria del Sì al referendum costituzionale, sul quale Renzi e la Boschi si giocheranno la poltrona. A tal punto, sorgerebbero ulteriori domande sulla considerazione dell’espressione del voto popolare da parte dell’ex commissario al Mercato interno, nonché fautore della spending review bocciata dalla Consulta – che ha dichiarato illegittimi i tagli, imposti agli enti locali da un decreto del 2012, di oltre due miliardi di euro.

Tornando all’ipotesi della Brexit, per il “difensore dell’Ue” non è accettabile che uno o più popoli europei possano esprimersi in favore della fuoriuscita dal mercato unico: questa sarebbe la grave colpa di Cameron che “ha distrutto il lavoro di una generazione di europei”. A proposito di generazioni e di lavoro, ricordiamo bene le parole che Monti aveva riservato, sempre nel 2012, ai 30-40enni italiani sommersi da deficit pubblico e disoccupazione: una “generazione perduta”, per cui non c’è più nulla da fare ed alla quale non si possono dare messaggi di speranza. I sacrificabili, poiché:

“Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi – e di gravi crisi – per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile e conclamata”.

Dure parole dell’ex premier, espresse durante un convegno2 alla Luiss di Roma. L’Europa ha bisogno di crisi, sono necessarie vittime sacrificali. Dopo aver ceduto sovranità monetaria in cambio di una valuta – l’euro – fondata sul debito, gli Stati membri dell’Ue dovranno continuare a cedere sovranità ai banchieri, come alternativa al temibile rischio default. Prima di David Cameron, l’ipotesi di uscita dall’Unione europea non era nemmeno stata presa in considerazione.

Note:
1 Alberto Simoni, Monti: “Cameron ha distrutto il lavoro di una generazione di europei”, La Stampa, 18 giugno 2016.
2 Dall’intervento di Mario Monti al convegno Finanza: comportamenti, regole, istituzioni, 22 febbraio 2011, Università internazionale degli studi sociali Luiss “Guido Carli”, Roma.
Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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