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Area 51, un ex dipendente attribuisce a Stalin l’incidente di Roswell

Migliaia di persone si domandano cosa accada nella misteriosa Area 51, l’installazione statunitense creata per lo sviluppo di tecnologia militare. Situata in un luogo inaccessibile, nel deserto nord-occidentale del Nevada, occultata da una imponente catena montuosa: anche avvicinarsi al perimetro esterno comporta un’impresa piuttosto ardua. Gli hangar, visibili solo in maniera distorta a causa della visuale disturbata dal calore e della distanza del più elevato punto d’osservazione raggiungibile lungo la Highway 375 – l’altura di Tikaboo Peak –, si mimetizzano con la sabbia. Droni e aeromobili segreti sorvolano nottetempo lo spazio aereo di migliaia di chilometri quadrati, decollando dalla pista verso destinazioni ignote.

Il mondo intero non sapeva neppure dell’esistenza della base fino al 1989, quando un giovane ingegnere di nome Robert Scott Lazar ruppe il giuramento di riservatezza che vincola tutti i lavoratori dell’Area 51 e ne informò i media. Da Las Vegas, le dichiarazioni plateali di Lazar al giornalista investigativo George Knapp di Eyewitness News scatenarono negli Stati Uniti e in tutto il globo l’eccitazione per il mistero della gigantesca base nascosta. Lazar, assunto nel 1988 – in seguito alla raccomandazione del fisico Edward Teller, uno degli inventori della bomba termonucleare – dall’industria di armamenti EG&G, una delle società che lavorava per l’Area 51, riferì pubblicamente di essere stato incaricato dell’analisi del sistema di propulsione antigravitazionale di oggetti simili a dischi volanti custoditi all’interno di un’installazione denominata S-4. Per raggiungere la base segreta, secondo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Robert, era stato trasportato dall’aeroporto di Las Vegas fino al bacino asciutto del Groom Lake a bordo di un aereo privato, un 737 della Janet Airlines decollato da un hangar sorvegliato da guardie armate.

Utilizzata dal 1955 da CIA e Aeronautica statunitense come luogo dei test per l’aereo spia U-2, l’area desertica vide il coinvolgimento di varie agenzie federali quali la Commissione consultiva nazionale per l’aeronautica (NACA), il Centro nazionale di analisi fotografiche (NPIC) e la Marina, nonché la collaborazione di altri organismi governativi del calibro dell’Agenzia nazionale di sicurezza (NSA), l’Agenzia di intelligence militare (DIA) e l’Ufficio nazionale di gestione e analisi delle immagini (NRO). Sembra però che precedentemente l’Area 51 fosse già operativa, destinata fin dal 1951 a sperimentazioni e ricerche condotte dall’Atomic Energy Commission.

Che genere di attività si celano fra le piatte distese del deserto e la Bald Mountain? Per la giornalista statunitense Annie Jacobsen, autrice del volume Area 51 – La verità senza censure (Piemme, 2012) la più discussa zona segreta del pianeta non avrebbe nulla a che fare con la presunta ricerca e sperimentazione governativa di tecnologia di origine aliena – ovvero, degli oggetti volanti non identificati (UFO). Una teoria che si è diffusa da quando, nel 1980, fu pubblicato Accadde a Roswell, un libro basato su testimonianze degli abitanti della città del Nuovo Messico raccolte da Stan Friedman e Bill Moore trent’anni dopo il controverso incidente: cosa si schiantò nell’estate del 1947 a Roswell? Un banale pallone meteorologico come disse il secondo comunicato stampa della base dell’aeronautica militare locale? Oppure un tipo di velivolo differente, di forma discoidale, descritto dal comunicato originario del medesimo addetto stampa, Walter Haut, e che fu riportato il giorno seguente dai quotidiani? Dato che, dopo la meticolosa ricerca svolta da Friedman e Moore, la storia del pallone meteorologico aveva lasciato spazio a molti dubbi, la Jacobsen fornisce una versione inedita dell’incidente di Roswell.

Per spiegare la presenza di numerosi militari sul posto, le testimonianze di coloro che affermavano di aver visto i corpi degli aviatori (di statura minuta, con occhi grandi ovali, senza naso) oltre alla polizia militare caricare scatole e casse su un mezzo dell’esercito, l’inchiesta della giornalista del Daily Beast si è risolta con l’individuazione di un unico responsabile: l’ex segretario generale del PC(b)US, Iosif Vissarionovič Džugašvili – ovvero, Stalin (1879-1953). Difatti, un dipendente dell’Area 51 in pensione avrebbe infranto l’accordo di riservatezza e riferito all’autrice che a Roswell si sarebbe trattato dello schianto di un Horten Ho 229, cacciabombardiere dell’aeronautica tedesca in grado di volare ad una velocità di 1000 Km/h, catturato dai sovietici alla fine della II Guerra Mondiale ed utilizzato per seminare il terrore negli Stati Uniti. All’interno del velivolo pilotato a distanza, esseri umani geneticamente modificati ad opera dell’ex dottore nazista Joseph Mengele: sempre per ordine di Stalin, il quale fu ispirato – a detta della fonte della Jacobsen – dalla celeberrima trasmissione radiofonica di Orson Welles, La guerra dei mondi (1938). Fantascienza o realtà? La medesima fonte ha confidato alla giornalista: “Non erano alieni, ma non erano neppure normali esseri umani. Erano cavie. Insolitamente bassi come piloti, sembravano bambini. Ognuno di loro misurava meno di un metro e cinquanta centimetri. Erano grottescamente deformi, ma ognuno assomigliava all’altro. Avevano la testa sproporzionata ed enormi occhi. Due tra questi erano in uno stato comatoso, ma erano ancora vivi”.

Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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