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Cinema di fantascienza e dintorni: futuri distopici, alieni e licantropi

La stagione estiva sembra essere la migliore per interrompere lunghi afosi pomeriggi o trascorrere profonde notti in compagnia di visioni fantascientifiche. Da sempre i più impressionanti racconti del brivido, mistero e immaginario viaggio in altri mondi e universi sconosciuti si condividono sotto cieli stellati o si leggono durante le ore diurne dei mesi più caldi. Di seguito e nei prossimi articoli, troverete alcune nostre segnalazioni e brevi commenti per suggerirvi produzioni cinematografiche relativamente recenti o più distanti nel tempo, ma che comunque vale la pena rivisitare. Da notare che non si tratta di classifiche, né di vere e proprie recensioni dei film in questione: soltanto una selezione curata da appassionati. Impressioni estetiche e opinioni spontanee espresse in maniera sintetica e senza una finalità esaustiva, per trarre spunto e orientarsi nella vastissima produzione del genere.

Bagliori nel buio – Robert Lieberman, 1993

Da una storia vera e documentata; il film va un po’ oltre ma il costrutto è quello. In tema di rapimenti alieni, è interessante proprio come cronaca, seppure romanzata, di un avvenimento accaduto in Arizona nel 1975. Una perplessità: perché le astronavi extraterrestri siano dipinte quali luoghi disgustosi, pieni di sozzerie collose e rivoltante materia pseudo-biologica ovunque, nonché Quelli-di-Fuori (come era solito indicarli Lovecraft) rappresentati come esseri rattrappiti e ripugnanti, non si riesce a comprendere.
Molto probabilmente, si tratta di effetti scenografici indipendenti dalla cronaca dei fatti. In tal caso, due sono le ragioni: dopo aver perso la centralità dell’Universo grazie a Copernico e Galileo, almeno si vuol pateticamente serbare quello della bellezza. E di conseguenza un ambiente scenico squallido come quello – può darsi pure descritto dagli addotti – faccia più cassetta di un edulcorato e asettico luogo pulito. Dal film non risulta chiaro se tali rappresentazioni siano basate su informazioni fornite dall’interessato, il taglialegna Travis Walton, o comunque in generale se siano descrizioni dei presunti addotti – i quali di solito non riescono a ricordare nulla. Ad ogni modo, lo squallore delle sale operatorie o dei “depositi” nell’ambito dell’astronave può essere credibile.
Stupisce non aver mai visto Bagliori nel buio (Fire in the Sky) sul piccolo schermo dal 1993 ad oggi – non si sa quando e se lo abbiano trasmesso o replicato – nonostante i canali televisivi siano inondati con centinaia di repliche di una manciata di insulsi film.

Romasanta. I delitti della luna piena – Paco Plaza, 2004

Manuel Blanco Romasanta (1809-?), meglio conosciuto come ‘il licantropo di Allariz’ non è un personaggio di fantasia. Il film si basa sulla documentazione del processo giudiziario svolto nel 1852-53, migliaia di pagine conservate nell’Archivio storico del Regno della Galizia – a La Coruña – contro il volto più celebre del crimine spagnolo. I giornali dell’epoca riportarono la notizia relativa ad un uomo accusato di orrendi delitti, il quale affermò di essere vittima di una maledizione che lo trasformava in lupo: le cronache fecero talmente scalpore che dovette intervenire la Regina di Spagna, Isabella II. Misteriosamente, dopo l’ultima sentenza – convertita dalla pena capitale in ergastolo – Romasanta scomparve, alimentando la leggenda popolare dell’uomo-lupo che vaga nei boschi galiziani.
Il fatto che la storia fosse vera, ossia ispirata a fatti realmente accaduti che risalgono all’Ottocento, rende il film ancora più emblematico. La scena della trasformazione è stata la più impressionante dai tempi di Un lupo mannaro americano a Londra. Il sinistro e perverso fascino di Romasanta, assieme alla bellezza della coraggiosa Barbara, hanno impresso ancora più intensità alla narrazione. Pure il tema dell’innamoramento che ha umanizzato l’istinto animalesco, sospendendo la diabolica maledizione del nono figlio maschio – quale era Manuel Blanco, secondo le superstizioni locali destinato a diventare un Lobizón, essere a metà fra uomo e lupo – completano la tragedia, conducendola all’epilogo.

Kyashan. La Rinascita – Kazuaki Kiriya, 2004

Le ossessioni dei giapponesi, fra antico, rock e futuro. Si mescolano tipiche fobie, dalla guerra nucleare alla contaminazione, la manipolazione genetica e gli scienziati ‘pazzi’, nonostante il tema dei robot contro il genere umano non sia una novità. Ispirato al personaggio ‘Kyashan, il ragazzo androide’ – anime televisivo – è un film molto particolare per la realizzazione grafica e fotografica, con la fusione fra animazioni stile manga e scene d’azione cyberpunk (alcune sembrano quasi dei video musicali) di forte impatto visivo, in particolar modo per il contrasto fra i colori cupi e scale di grigio col rosso acceso.
I tempi del film sono tipicamente nipponici, con sequenze quasi al rallentatore alternate a tratti molto più accelerati e quasi caotici. Sempre minuziosa la cura dei particolari, ogni immagine di ciascun fotogramma è composta con la precisione e cura che solo gli orientali sanno spendere su dettagli infinitesimali.
E inoltre: i costumi e le auto d’epoca sullo sfondo del futuro post-apocalittico sono un tocco di eleganza geniale.

Air. I custodi del risveglio – Christian Cantamessa, 2015

Due soli attori in pratica a tenere il ritmo. Un film impregnato di squallore e totale senso di claustrofobia, in cui la suspense prende forma lentamente ed esplode alla fine, contrariamente a quanto accade di solito – alta tensione iniziale che va scemando in un finale deludente, a meno che il regista non sia un genio e la sceneggiatura riservi sorprese.

The Hunger Games – Gary Ross, 2012

Prima trasposizione cinematografica della serie di romanzi di fantascienza della scrittrice Suzanne Collins. I sequel, diretti da Francis Lawrence, comprendono Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013) e Hunger Games: Il canto della rivolta, parte I (2014) e parte II (2015).
Spettacolari, decadenti e se vogliamo, squallidi. La storia di una rivoluzione innescata da un gesto di altruismo. I romanzi da cui sono tratti vengono classificati come ‘romanzi per ragazzi’, eppure non si tratta di una di quelle storie del genere fantastico avventuroso – come il classico La storia infinita. Sono i protagonisti giovanissimi, ciò non ne fa una tipica storia per ragazzi: in questo momento i contemporanei coetanei dei personaggi di Panem stanno inseguendo Pokemon virtuali proiettati sulla mappa 3D delle città, individuati dai loro smartphone. Altri si schiantano addosso ad auto della polizia o si ritrovano a loro insaputa nel mezzo di proteste anti-Islam e controproteste anti-destra. In Bosnia una Ong ha diffuso un comunicato per ricordare che il Paese è ancora pieno di mine antiuomo e bisogna fare attenzione ad andare a caccia di Pokemon.
L’assurdità di tutto ciò (solo di recente è stata lanciata la app del gioco) è paragonabile al reality show più amato di Capital City, in cui i tributi per divertire gli spettatori devono immolarsi o uccidersi a vicenda. Una serie molto avvincente, di ragazzi e non soltanto per ragazzi.

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