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EURO 2016: l’Italia solo dal ’52 al ’57 peggio di così

Tra le diverse cose che non mi sono piaciute di questo XV Campionato Europeo 2016, è il fatto che la Francia usufruisca, per la propria “nazionale”, di giocatori di estrazione africana a vario titolo. Mi va giù molto male: non ci sto. Non mi sembra equo che la Francia – col pretesto di buonismo politicamente corretto – continui a saccheggiare e schieri il Continente nero attraverso giocatori africani o provenienti dai famosi territori di oltremare per l’80-85% di effettivi: novelli gladiatori a godimento del pubblico parigino. Va bene la globalizzazione ma a tutto ci dovrebbe essere un limite. Un’altra faccenda che mi è andata giù malissimo è stata la beatificazione generale di Conte. Diversi fatti collegati alla successiva santificazione (infra) dell’Antonio nazionale sono incontrovertibili. Prima di tutto, in ogni modo, dobbiamo riconoscere ch’egli ha realizzato una specie di piccolo miracolo dando alla nostra squadra, di caratura molto poco nobile, uno spirito ed un’organizzazione notevoli e vincenti.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che in partenza per l’Italiuccia si paventava – secondo la maggioranza dei tifosi e l’opinione di gran parte della stampa di settore – una brusca estromissione già a livello di girone eliminatorio.

Si sperava per essa la classica qualificazione ottenuta per il rotto della cuffia attraverso la classificazione come una delle quattro migliori terze (e forse sarebbe stato meglio vista la sorte maligna che ci ha opposto, in sede di ottavi e di quarti a Spagna e a Germania e ci avrebbe poi dato la Francia), magari grazie al nostro solito stellone italico.

Poi le cose sono andate diversamente: abbiamo superato il tanto osannato Belgio, grazie all’insipienza tattica del loro selezionatore il sig. Marc Wilmots ed alle loro lacune difensive dovute a qualche infortunio. Siamo stati inferiori a loro ma abbiamo tenuto in virtù di una buonissima fase difensiva. Penso che per avere la giusta misura del nostro risultato con il Belgio, bisogna considerare al modo come gli stessi brusselliani siano stati sconfitti negli ottavi dal Galles, che li ha battuti, nonostante lo svantaggio iniziale e conducendo una partita molto migliore della nostra, nonché dominando a tratti.

Mutatis mutandis con la Svezia siamo andati in difficoltà ed abbiamo dovuto concedere loro la supremazia sia a livello fisico che di trame di gioco, abbiamo retto grazie alla solita difesa ed alla loro scarsa cifra tecnica e poi abbiamo pescato il jolly con Éder, qualificandoci per la fase successiva.

Non parliamo della partita con la Repubblica d’Irlanda per evidenti ragioni.

Spagna. La scarsa lungimiranza del buon Del Bosque, ha fatto sì che abbiamo affrontato una squadra che – nonostante si fosse qualificata dopo due partite e per la qualità delle loro seconde linee – è stata costretta a scornarsi con la Croazia, schierandosi con tutti i propri titolari, forse puntando alla vittoria per evitare i temuti italiani. Risultato: hanno perso e si sono stancati, per cui, quando siamo arrivati noi, li abbiamo trovati un alquanto cotti e scossi per la sconfitta patita contro i balcanici. Li abbiamo aggrediti, noi freschi e riposati, in modo per loro inopinato e li abbiamo battuti più agevolmente di quanto faccia pensare l’andamento del punteggio.

Arrivati alla Germania: Hic cecidit asinus. Nel senso che sono venuti al pettine tutti evidenziati soprattutto in materia di convocazioni. Infatti l’Italia è partita per l’Europeo con grandi problemi a centrocampo.

Il sig. Conte, non pago delle assenze per infortuni dei titolari Marchisio e Verratti e di una riserva valida come Montolivo, invece di portare un Jorginho reduce da un buonissimo campionato e un Bonaventura (idem come sopra), ha costruito tutte le fortune della nazionale su De Rossi (niente da dire sulla qualità assoluta del giocatore) che nel corso della stagione ha patito infortuni e infortunelli muscolari a tutto spiano; e su Motta (anche lui reduce da un infortunio muscolare) più fermo di un… panettone (quello stradale, naturalmente e nonostante il nome). Risultato: saltato De Rossi per infortunio e Motta (se Dio vuole) per squalifica, abbiamo dovuto abborracciare il centrocampo alla bell’e meglio e ci è andata anche bene. Inoltre Conte ha inserito, proprio al posto di Jorginho e Bonaventura, due esterni e mezzo del tutti inutili e non considerati (El Sharawi e Bernardeschi) o considerato pochissimo (Insigne). E chi scrive si chiede: perché, visto che, mancando Candreva uno dei tre sopracitati (sostituti naturali) non è stato schierato dall’inizio?

Principia la partita e ci va di lusso, perché i tedeschi impauriti all’eccesso da Italia e tradizione negativa, sono stati schierati a caso (come affermava il buon rimpianto Scoglio in altro modo) e – nonostante un’obiettiva e netta supremazia tecnica e fisica – hanno finito per fare partita pari con l’Italia, che, tra l’altro, non ha rimesso in campo la qualità dell’incontro contro la Spagna.

Avevamo di fronte i Campioni del mondo, dicono i soloni della critica sportiva, specialisti nello sport nazional-popolare italiano del monta-sul-carro-del-vincitore (di che?): che dovevano fare? Certamente la Germania ha una difesa più forte di quella spagnola, ma l’Italia è mancata nelle trame a centrocampo dove avevamo solo scalpellini e neanche un uomo d’ordine (ah Jorginho!).

Il fatto sta che sbagliavamo in uscita due/tre palle su cinque. La Germania, nonostante tutto, non ha combinato quasi nulla ed ha segnato solo un gol in maniera estemporanea e con il vizio di un fuorigioco molto influente. L’Italia riesce a riagguantare la partita al 75’ e a questo punto i tedeschi hanno il morale sotto i tacchi. Che inventa un vero stratega della panchina? Approfitta del momento, grida l’hallalì e butta dentro un Insigne ed uno Zaza con l’ordine di bruciare il prato e di buttarsi in avanti, contando su stanchezza e e timore dei tedeschi. Invece? Nulla di tutto questo: Italia sempre sulle sue a guardare la Germania che tremava verga a verga fino quasi alla fine dei tempi supplementari.

Lasciamo stare poi i rigori. Qui Conte è andato completamente nel pallone: il secondo rigore lo fa battere a Zaza che è entrato da 23 secondi o poco più, è freddo ed in più è un tipo che perde facilmente la lucidità. Balletto e tiro verso Plutone. Lasciamo stare Pellè che è meglio. Si arriva al quinto rigore e chi viene designato: Bonucci! Appena ho sentito il suo nome, giuro che ho detto: “Neuer glielo para”. La considerazione è semplice: Bonucci, che, ricordiamo, forse non ha mai tirato un rigore in vita sua, aveva eseguito già uno ed il portiere tedesco è uno specialista nel parare i rigori, era facile prevedere che Bonucci non avrebbe fatto il bis. Lui avrebbe dovuto tirare l’ultimo rigore, nel caso si fosse arrivato all’undicesimo penalty, prima avrebbe dovuto tirarlo perfino Buffon.

Ma oramai è andata ed è inutile recriminare. Ciò che mi ha dato noia è che nessuno dei predetti licurghi si è permesso un’osservazione magari benevola sulla conduzione della partita non all’altezza da parte di Conte, anzi tutti ad incensarlo e a glorificarlo al grido di “Santo subito!” (absit iniuria verbis). Ed io dico: celebriamolo e diamogli i giusti meriti per il bellissimo lavoro svolto, ma che male c’è a dire che forse avrebbe dovuto condurre meglio la partita con la Germania.

Mi sa non si possa fare perché Conte è un ex di un titolatissimo club ed in tutte le trasmissioni sportive nazionali permane la tendenza a magnificare e a lodare i grandi club, anche da parte di commentatori notoriamente anti-quelli, forse perché, magnificando i meriti delle squadre eccelsi, si nascondono propri demeriti e insipienze.

Poi non mi è andato ciò che i tedeschi avevano detto: “Vi faremo piangere!”. E ci sono stati due dei giocatori più affermati e più esperti che hanno pianto pubblicamente dopo la partita dando soddisfazione massima ai teutonici! Assurdo! Veramente assurdo!

L’ultima cosa che mi ha lasciato perplesso e sfiduciato è che questa povera Italia, eliminata ai quarti di un Europeo – altamente deludente per la cifra tecnica e per la qualità di gioco modestissime espresse da tutti i partecipanti, che ha permesso a squadre di pochissima tradizione calcistica ad alto livello e scarsa tecnica (Galles, Islanda, Irlanda del Nord, Rep. d’Irlanda) di emergere e raggiungere inopinatamente ottavi e quarti di finale – è stata accolta al suo ritorno con onori e soddisfazione eccessivi. Laddove si pensi che l’Italia di Ferruccio Valcareggi del 1970 (sconfitta nella finale mondiale dal Brasile di grandissimi campioni) fu ricevuta al suo ritorno in Patria da un fitto lancio di ortaggi; e pure la Nazionale di Arrigo Sacchi, sconfitta in finale al Mondiale del 1994 dal Brasile dopo i calci di rigore, fu aspramente criticata dalla stampa e dai tifosi.

Per cui penso che tal consenso unanime ed entusiasta per un’Italia sconfitta ai quarti di un Europeo è un segno molto triste della decadenza della squadra azzurra a livello di valori assoluti. Infatti se ci si accontenta di un risultato tutto sommato modesto, vuol dire che siamo ridotti proprio male.

Guardiamo il calcio italiano nei recenti sei anni 2011-2016 in Mondiali, Europei, Olimpiadi, Copp europee di club, Mondiali ed Europei giovanili: zero titoli. Meglio di noi anche la Serbia, non qualificata al XV Campionato Europeo: Campione del mondo U20 2015, Campione d’Europa U19 2013. Per non dire di Messico (Campione olimpico 2012 ai danni del Brasile; Campione del Mondo U17 contro l’Uruguay) e Nigeria (Campione del Mondo U17 2013 vs. Messico; e 2015 vs. Mali). Numeri nudi tenemus.

Per trovare un altro periodo di sei anni a zero titoli, bisogna riandare nel tempo al 1952-57 – precedente la vittoria dell’Italia ai Campionati europei juniores 1958 contro l’Inghilterra. Però c’è da tener conto che il Campionato europeo per Nazionali A non ancora esisteva (partirà nel 1958 e finirà nel 1960), le coppe europee iniziarono con la Campioni e la Fiere nel 1955; la Mitropa Cup fu rivarata quell’anno.

I tipi da paletta per belle gambe a prima fascia serale, le sanno queste cose? Non credo.

Lucio Guerriero
Appassionato di calcio dal 1958 ne segue le vicende con molto interesse amatoriale.

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