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I Campionati europei… d’Africa e l’eliminazione dell’Albania

I/le dirigenti del calcio africano sono persone sagge e fiere. E vi diciamo anche perché. Alla tradizionale Coppa delle Nazioni africane varata nel 1957, a cui possono partecipare anche i calciatori africani che giocano in Europa e nel mondo, o con doppio passaporto, la Confederation Africaine de Football ha istituito nel 2009 pure il Campionato Africano delle Nazioni per calciatori però che svolgano attività esclusivamente in Africa, e non in Europa o in altre parti del mondo. In quanto l’Africa s’è stufata che i migliori suoi calciatori vengano espiantati dal Continente o chiedano cittadinanze “bianche” per condurre vite spensierate in nome del “volemose bbene” politicamente corretto.

All’appena concluso Campionato Europeo abbiamo ammirato molti giocatori neri e di altre etnie non europee. Nella finale Portogallo-Francia, su 28 calciatori schierati, 14 erano di etnia africana (9 Fra, e 5 Por) più uno brasiliano. Che i calciatori neri siano migliori di quelli bianchi, questo Europeo l’ha dimostrato. Però a questo punto è bene aprire le frontiere anche per quei Paesi che non hanno avuto la “sfortuna” di possedere colonie. Finiamolo con l’ipocrisia! Poi i dirigenti africani si arrabbîno pure: qui ci sono i soldi non lì.

Per non dire degli africani di Austria, Belgio, Cechia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Irlanda del Nord, Italia, Portogallo, Svezia, Svizzera. Al punto che le uniche nazionali veramente europee della fase finale, sono quelle dei tanti vituperati “incivili” Paesi balcanici (Albania, Croazia, Romania); poi della “cattiva” Santa Madre Russia, nonché Mitteleuropa (Polonia, Slovacchia, Ucraina, Ungheria); e varie: Spagna, Galles, Islanda nonché – strano a dirsi, ma reale, nel momento stesso ch’è nell’Uefa – Turchia!

Il fatto che la Francia, e non solo essa si basi sul calcio africano, non è solo retaggio del colonialismo e continuazione dello sfruttamento dei popoli sotto una facciata buonistica ridipinta con i colori “europeisti” della cittadinanza, bensì va al significato attuale, che non prescinda dalle origini del calcio africano, e che conduca al perché oggi l’Europa faccia a gara più a “salvare” perle nere preziose che non bambini morenti d’inedia.

Sulle origini del fenomeno del calcio africano come riserva dei Paesi civili e imperialisti, uno dei due coautori del presente articolo ha scritto già su «Limes» (N. 5/2016).

Andiamo con ordine. Per prima cosa esprimiamo profondo rammarico per l’eliminazione dagli Europei 2016 dell’Albania a causa di un regolamento bizantino. Esso ha prodotto profonde ingiustizie nel far fuori due delle terze classificate nei sei gironi di Euro 2016, a favore di zeri quali l’Irlanda del Nord (Adidas) e simili, oltre all’ingloriosa eliminazione della schiccherata Inghilterra (Nike) da parte della sorpresa Islanda (Adidas), capitata nei quarti con la Francia, guarda caso Nike.

Una distribuzione delle squadre, ammesse alla prosecuzione nel torneo per favorire chiaramente il Nike-Portogallo, altrimenti detto Brasile-B, in quanto prima di rimediare all’1-7 interno con la Germania nel 2016, il Brasile A2 ne ha da fare di strada; il resto dei quarti: Germania, patria dell’Adidas, Belgio (Adidas), Galles (Adidas), Italia (Puma) e Polonia (Nike) fatta fuori nel derby dei quarti dal predetto Portogallo.

Entrando nello specifico e parlando dell’Albania, possiamo affermare con serenità ed imparzialità che, fra tutte le ventiquattro squadre che abbiamo viste impegnate nei gironi eliminatori, la squadra schipetara è quella che ha impressionato di più come qualità ed organizzazione di gioco, tenendo conto anche della qualità media della rosa e del fatto che per la prima volta nella sua storia calcistica l’Albania si presentava su un palcoscenico così impegnativo ed importante quale una fase finale, non dimenticando il 9° posto ai Campionati Europei 1964, che si svolsero ad eliminazione diretta.

Nonostante ciò la Kombëtarja si è espressa con un’organizzazione tattica ottimale ed ha disegnato trame interessanti e lineari, denotando uno spirito di gruppo eccezionale ed una tenuta di campo orgogliosa e convinta.

Si è difesa con ordine ed ha creato occasioni da gol in numero più che sufficiente per mettere in difficoltà squadre molto più quotate d’essa, almeno nei pronostici.

Solo la mancanza di un attaccante di qualità medio-buona (che pure ha avuto in passato nelle persone di Igli Tare ed Erjon Bogdani) e la maledizione degli ultimi cinque minuti – che si protrae dal Primo Maggio del 1958 – hanno vanificato la possibilità più che legittima, di qualificarsi con merito e senza rubare nulla.

Sia nelle partite perse con Svizzera e Francia (questa tra l’altro a pochissimo tempo dalla fine della partita e al 95’ con molta sfortuna) più volte l’Albania ha creato occasioni per pareggiare (con la Svizzera) o di passare in vantaggio (con la Francia: il palo che ha preceduto quello transalpino, ecc.), pure nella vittoria contro la Romania che poteva essere più rotonda. In ogni modo la malasorte ed un pizzico di precipitazione le hanno tarpato le ali.

Un’ulteriore considerazione sul valore potenziale della squadra albanese è data dalla domanda che ci si può legittimamente porre: «Che squadra sarebbe l’Albania con il centrocampo della… “Svizzera”?». Infatti l’ossatura elvetica è tutta di stampo albanese (Valon Behrami, Admir Mehmedi, Xherdan Shaqiri, Shani Tarashaj Granit Xhaka, Blerim Xhemàjli) e di maggiore esperienza internazionale.

Siamo dell’opinione che sia De Biasi che Tramezzani hanno svolto un grandissimo lavoro in profondità circa l’organizzazione di gioco, sulla mentalità dei calciatori, sulla convinzione nei propri mezzi e come unità di squadra.

Purtroppo – per concludere e ritornare al tema della mancata prosecuzione del cammino europeo – l’Albania ha dovuto fare i conti con un regolamento mirato agli sponsor, che non ha tenuto affatto conto delle diverse difficoltà dei vari gironi nei quali hanno giostrato le sei terze classificate.

Cosa assurda perché diverso è affrontare Francia, Svizzera e Romania (nazionali sulla carta molto superiori) con una squadra abbastanza in basso nel ranking (come l’Albania) rispetto a giocare, come ha fatto il nikiano Portogallo, con Islanda, Ungheria (che non vinceva una partita della fase finale dal 18 maggio 1972!) e Austria, inferiori, sempre sulla carta, nel ranking.

Attendiamo con simpatia e fiducia l’Albania a prove che ne confermino la crescita ed il consolidamento delle capacità, e già a partire dal 5 settembre 2016 in casa contro la Macedonia, per il Girone G eliminatorio dei Mondiali 2018, con anche Italia, Spagna, Israele e Liechtenstein.

Sta di fatto che se si disputasse un Campionato Europeo con calciatori di tale etnia, l’Albania sarebbe fra le favorite.

Un’ultima parola, ma sulla Nazionale italiana. La sfortuna dell’Italia nei confronti di Portogallo e Francia è che le nostre ex colonie (Eritrea, Etiopia, Libia e Somalia) hanno un calcio di livello basso o inesistente… Sennò…

Giovanni Armillotta e Lucio Guerriero

Giovanni Armillotta
Giovanni Armillotta è direttore di «Africana» (Lucca), rivista di studi extraeuropei: periodico di classe A, per il settore 14/B2: Storia delle Relazioni Internazionali, delle Società e delle Istituzioni Extraeuropee, secondo l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca. Inoltre essa è fra le quattordici riviste italiane consultate dall’«Index Islamicus» dell’Università di Cambridge.
http://www.giovanniarmillotta.it

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