La missione Apollo 18, parte del programma spaziale della Nasa, era destinata ad atterrare nel cratere lunare Copernico, permanendo per tre giorni sul satellite della Terra. Ufficialmente, Apollo 17 è stata l’ultima missione lunare, lanciata il 17 dicembre 1972. Le successive previste dall’Agenzia statunitense furono cancellate. Oppure si sono svolte in segreto? Su tale ipotesi è stato realizzato Apollo 18, di Gonzalo López-Gallego (2011), un film sceneggiato da Brian Miller e proposto in stile found footage, ossia mostrando riprese effettuate – secondo l’escamotage del presunto documentario reale – da telecamere installate a bordo del modulo lunare Liberty, sul modulo di comando orbitante Freedom assieme a registrazioni video effettuate dagli astronauti stessi. La Nasa ha negato l’autenticità delle riprese su cui è basato il lungometraggio prodotto da Timur Bekmambetov e Michele Wolkoff; nonostante ciò, per un osservatore casuale sarebbe molto difficile distinguere la maggior parte delle scene interne al modulo e dei panorami lunari dai filmati ufficiali dell’allunaggio. Un ottimo lavoro di José David Montero per la fotografia vintage. Pur essendo una produzione a basso costo, la realizzazione ne risente riguardo la tecnologia degli effetti speciali, riuscendo comunque a costruire una progressione di tensione, impotenza e sensazioni di allarme nello spettatore che assiste alla concatenazione di eventi i quali causeranno il fallimento della missione Apollo 18. L’esistenza di un’oscura presenza nello spazio esterno indurrà il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non soltanto a secretare l’intera esperienza vissuta nel dicembre 1973 dal comandante Nathan Walker, dal tenente colonnello John Grey e dal capitano Benjamin Anderson, bensì a compiere delle scelte estreme e drammatiche.

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