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Art Basel: a Miami Beach va in scena l’arte moderna

Dal 1970, Art Basel è un punto di riferimento globale per il panorama artistico. Nell’arco di quattro decenni l’evento si è contraddistinto per l’organizzazione di prestigiosi festival a Miami Beach, Hong Kong e Basilea e raffinate esposizioni di opere del XX e XXI secolo, attraendo collezionisti, gallerie internazionali, critici d’arte e direttori di musei. La quindicesima edizione di Miami Beach si svolgerà dal 1° al 4 dicembre 2016, con la presentazione di una panoramica vastissima a cui hanno aderito gallerie provenienti dal Nord America, dall’America Latina, dall’Europa e inoltre da Asia ed Africa. Gli allestimenti spazieranno dalla pittura alla scultura, dal cinema alla fotografia. Sono state incluse specifiche sezioni dedicate alla scultura all’aperto, alle proiezioni cinematografiche, agli spettacoli curati da artisti emergenti. Oltre 85 gallerie dell’edizione odierna erano presenti anche nella prima edizione del 2002: fra i nuovi partecipanti, delle Americhe saranno presenti The Box, Marc Selwyn Fine Art e Various Small Fires. Rispettivamente, da Los Angeles troveremo Callicoon Fine Arts, Clearing, Di Donna, Thomas, Erben Gallery, JTT e, da New York, Off Vendome. Da Città del Messico House of Gaga e da Curitiba, in Brasile, Simões de Assis Galeria de Arte. I nuovi nomi dall’Europa includeranno Christian Andersen, Galleria d’Arte Maggiore (GAM), Galerie Greta Meert, Galerie Maria Bernheim, High Art e Vigo Gallery. Per quanto riguarda l’Asia, Edouard Malingue Gallery, Leo Xu Projects e Nanzuka saranno per la prima volta al festival di Miami Beach. In totale, 193 delle principali gallerie d’arte al mondo comporranno esibizioni comprensive di video-opere, disegni, fotografie, pitture e sculture. Oltre alla sezione Edition destinata agli editori, troveremo i progetti artistici anteriori al Terzo millennio, i quali daranno spazio a Survey, una serie di capolavori realizzati da protagonisti del Novecento: il pittore e incisore Giorgio Morandi (1890-1964) e l’artista Mimmo Rotella (1918-2006), famoso le sperimentazioni di tecniche non tradizionali e i suoi décollage. Inoltre, Romare Bearden (1911-1988), uno degli artisti visivi più importanti del ventesimo secolo; le raffigurazioni delle spontanee figure femminili di Margaret Kilgallen (1967-2001), per la prima esposizione dopo la sua scomparsa; le sculture cinetiche di George Rickey (1907-2002). Sarà esposta la principale opera socio-politica nell’America latina degli anni Sessanta, ‘El encierro’ (1968) di Graciela Carnevale (n. 1942). E ancora: opere dell’artista d’avanguardia uruguaiano Carmelo Arden Quin (1913-2010); capolavori del pittore sudanese Ibrahim El-Salahi (n. 1930) – primo artista africano ad avere, nel 2013, una propria retrospettiva al museo londinese Tate Modern – con produzioni che spaziano dal Cubismo al Surrealismo, dall’iconografia musulmana alla calligrafia araba; esplorazioni di metodologie ritualistiche di Barbara T. Smith (n. 1931) e pitture di Jacques Villeglé (n. 1926) create tra gli anni Cinquanta e la fine dei Settanta. Una mostra personale di Kishio Suga (n. 1944), figura di spicco del movimento Mono-ha, emerso a Tokyo fra gli anni Sessanta e Settanta, includerà pezzi inediti della serie ‘Protrusion’. Dipinti rari di David Reed (n. 1946) saranno associati ad un cortometraggio che l’artista visuale e concettuale ha tratto da un western di John Wayne. Per quanto riguarda la pittura monumentale, i visitatori potranno ammirare opere inedite, luminose e astratte, di Howardena Pindell (n. 1943). Un pannello decorativo indipendente, fusione fra simbolismo gitano, indiano e vudù, sarà incentrato sull’idea di unificazione rituale di Betye Saar (n. 1926).

Ampio rilievo sarà riservato alla presentazione di specifici progetti individuali: a cura di Adrià Julià (n.1974), sarà realizzata una piattaforma con installazioni multimediali e murali ispirati a Picasso; giochi luminosi fra le sculture dell’artista Manuel Burgener (1978) e gli arazzi, i dipinti a smalto di Ulrike Müller (n.1971). Una serie di ‘Trans-Habitats’ – microcosmi inventati da Max Hooper Schneider (n. 1982) sarà esibita a cura di High Art.
Beto Shwafaty (n. 1977) affronterà le questioni sociali ed economiche della storia recente del Brasile, attraverso testi, interventi architettonici e proiezioni video. L’installazione interattiva di Dane Mitchell (n. 1976) disperderà un profumo artificiale solitamente utilizzato dai cacciatori come camuffamento olfattivo. Forme femminili che varieranno dalla trasformazione stilistica di Becky Kolsrud (n. 1984) alle suggestive figure dei dipinti storici nello spazio dedicato a Jeanette Mundt (n. 1982). Le sculture di Melanie Gilligan (n. 1979), allestite dalla Galerie Max Mayer, saranno popolate da animazioni astratte per commentare i sistemi commerciali. Collage stratiformi, creati attraverso prodotti riciclati riproporranno scenari della società consumistica, a cura della Thomas Erben Gallery con l’artista Mike Cloud (n. 1974). Un’installazione immersiva di Maggie Lee (n. 1987) ricreerà la stanza di una adolescente tramite opere video e cartoline realizzate a mano, mentre per la White Space di Pechino, Gao Ludi (n. 1990) esplorerà la relazione fra il reale e il virtuale attraversando del simbolismo di ‘Alice nel paese delle meraviglie’. Oggetti di uso quotidiano verranno distorti in un’espressione di giocosa futilità da Ana Luiza Dias Batista (n. 1978), nell’esposizione della Galeria Marilia Razuk. In aggiunta, troveremo le terracotte decorative di Shelly Nadashi (n. 1981), una serie di nuove sculture e pitture di Melike Kara (n. 1985) che esploreranno il comportamento umano e l’opera muraria e pavimentale di Amy Yao (n. 1977).

Il settore Nova, dedicato alle gallerie più recenti, in questa edizione presenterà 35 espositori che includeranno Edouard Malingue Gallery, con un film di Wong Ping (n. 1984); House of Gaga, con dipinti di Josef Strau (n.1957) e Vivian Suter (n. 1949), Nanzuka, con una grande tela mista di Keiichi Tanaami (n. 1936), disegni di Hiroki Tsukuda (n. 1978) e un video di Oliver Payne (n. 1977). Opere di Xu Wenkai, alias aaajiao (n. 1984), Cui Jie (n. 1984) e Liu Shiyuan (n. 1985), saranno esposte da Leo Xu Projects, esaminando il modello urbano e il mito distopico di Shanghai. Clearing unirà Harold Ancart (n. 1980) e Korakrit Arunanondchai (n. 1986), artisti che hanno collaborato per realizzare un’installazione dedicata allo spettacolo. Saranno incluse anche le inquietanti strutture di Anicka Yi (n. 1971) che fanno uso di pellicce animali, pelle di pollo e flora sintetica per indagare l’ansietà suscitata dal biotech radicale, a cura di 47 Canal. Per la Jessica Silverman Gallery, Nicole Wermers (n. 1971) e Margo Wolowiec (n. 1985) esploreranno i risvolti sociali e psicologici delle strutture odierne. Wojciech Bąkowski (n. 1979), Christine Rebet (n. 1971) e Julia Rommel (n. 1980) prenderanno in considerazione le tecniche narrative attraverso disegni, pitture e film d’animazione, esposti da Bureau. Fanno parte del programma: una serie di sfere di vetro soffiato di Kaspar Müller (n. 1983) per Société; sculture di recupero e un video socio-politico realizzati da Kostis Velonis (n. 1968) a cura di Kalfayan Galleries; lavori concettuali di Mika Tajima (n. 1975) composti in tessuto, plexiglass, legno e acciaio per 11R; un progetto video panoramico di Taro Izumi (n. 1976) per Take Ninagawa; una scultura composta di siepi appena potate, di Chosil Kil (n. 1975) per One and J. Gallery.
Joan Jonas (n. 1936) abbinerà numerosi specchi di vetro di Murano con un video, per la Galleria Raffaella Cortese. Da segnalare anche la mostra personale di Wanda Pimentel (n. 1943) presso la Anita Schwartz Galeria de Arte e Michael Dean (n. 1977) a cura di Supportico Lopez. Simone Subal Gallery presenterà un esteso progetto visivo interattivo di Anna K.E. (n. 1986) e Florian Meisenberg (n. 1980), mentre Ghebaly Gallery esibirà una collaborazione fra Kelly Akashi (n. 1983) e Patrick Jackson (n. 1978), sull’utilizzo dello spazio architettonico.

Altri abbinamenti artistici comprenderanno la Galerie Micky Schubert, con la mostra scultorica di Benedicte Gyldenstierne Sehested (n. 1977) e i dipinti di Mark van Yetter (n. 1978); Silvia Cintra + Box 4, con le opere tessili cariche di contenuti psicologici di Cinthia Marcelle (n. 1974) e Laercio Redondo (n. 1967); Maisterravalbuena, con Maria Loboda (n. 1979) e Cristián Silva (n. 1969); Nina Canell (n. 1979) e Sebastian Lloyd Rees (n. 1986); la Revolver Galería, dove José Carlos Martinat (n. 1974) e Andrea Galvani (n. 1973) esamineranno entrambi le distanze fra realtà e virtuale attraverso il vetro. Lawrence Abu Hamdan (n. 1985) e Oscar Muñoz (n. 1951) investigheranno l’impiego del linguaggio nei sistemi di spionaggio, mentre gli artisti Aleksandra Domanović (n. 1981) e Oliver Laric (n. 1981) prenderanno in considerazione i metodi di produzione e riproduzione presso la Tanya Leighton. Freedman Fitzpatrick esplorerà le tendenze condivise attraverso tre generazioni di artisti tedeschi: Amelie von Wulffen (n .1966), Lucie Stahl (n. 1977) e Mathis Altmann (n. 1987). Dipinti inediti dell’enigmatico Vern Blosum (nascita ignota), si interrogheranno sulla questione della paternità dell’opera presso Essex Street, assieme alle nuove sculture di Chadwick Rantanen (n. 1981).

David Castillo Gallery presenterà lavori di Sanford Biggers (n. 1970) e Xaviera Simmons (n. 1974) che illustreranno il concetto dell’integrità personale nel contesto culturale, storico, artistico e narrativo. Galeria Leme offrirà una presentazione di Vivian Caccuri (n. 1986) e Jaime Lauriano (n. 1985) per esplorare le dinamiche tra il Brasile e il continente africano, partendo dalla rivolta degli schiavi musulmani Malê nel 1835. Per la Travesía Cuatro, Sara Ramo (n. 1975) e Mateo López (n. 1978) studieranno il linguaggio degli oggetti, mentre per Instituto de visión, Marlon de Azambuja (n. 1978), Alberto Baraya (n. 1968) e Sebastián Fierro (n. 1988) sfideranno lo stereotipo esotico della rappresentazione dell’America latina.

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