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Cattedrali gotiche: arte ermetica e segreti delle antiche Logge

L’Europa, reduce dall’isteria collettiva di una mitologica fine del mondo allo scoccare dell’Anno Mille, si preparava nel XIII secolo a consolidare il suo nuovo volto. Strutture politiche e sociali che sarebbero sfociate nella formazione degli Stati, così come vengono intesi al giorno d’oggi – almeno sino a prima che il diritto internazionale non iniziasse ad essere demolito dagli Stati Uniti & Co. Col fiorire delle prime Università, da Bologna a Cambridge, Oxford, fino ad Heidelberg, il ruolo catalizzatore rivestito dall’Ateneo di Parigi si conclamò in una sintesi di scienza aristotelica e teologia, quella “filosofia scolastica” che attraeva fervidi intellettuali provenienti da ogni dove. E dalla stessa Francia, riunita sotto la stabile corona dei Capetingi, scaturivano le concezioni idealistiche o neoplatoniche finalizzate all’esaltazione della forma d’amore più mistica e divinizzante, di cui la più antica rappresentazione simbolica era legata all’ancestrale culto della Grande Madre.

Misteriosamente – ed in maniera piuttosto repentina – complesse, suggestive ed imponenti strutture architettoniche furono innalzate presso luoghi sacri assai remoti: sorgevano le cosiddette Cattedrali gotiche. Il termine già di per sé ha suscitato alcune domande, dato che fino al Settecento “gotico” veniva usato come dispregiativo, di solito per indicare la “mostruosa e barbara (…) la maniera trovata dai Gothi”1. Ma come poteva essere definita tale la raffinatezza di opere slanciate e luminose, opere concettualmente innovative e mai viste prima? Interrogativi che perdurano nei tempi, enigmi in grado di compiere viaggi quasi millenari mantenendosi saldamente insoluti.

La discrepanza con le massicce basiliche romaniche era evidente: ora navate altissime si stagliavano verso il cielo sfiorando altezze impensabili, finanche di cinquanta metri. E per captare e diffondere la luce, centinaia di vetrate disseminate sulla cortina muraria, oltre al grandioso rosone sovrastante il portale ovest. Un trionfo d’archi a sesto acuto, volte a crociera, contrafforti e archi rampanti per bilanciare le forze, onde scaricarne il peso al suolo: tanto splendore e accuratezza non potevano essere certo indicati come maniera barbara.

Una chiave interpretativa più idonea è stata offerta da Fulcanelli – pseudonimo di un ignoto alchimista del XX secolo – secondo il quale “la cattedrale è un’opera d’art goth o d’argot”, laddove per argot s’intende “una vera e propria cabala parlata”, trattandosi di una forma di linguaggio ermetico utilizzato dagli Iniziati per comunicare fra loro, senza essere compresi da estranei. Sarebbe quindi più opportuno indicare tali capolavori come Cattedrali argotiche.

Nella sorprendente maestria dei costruttori è celato in parte l’inafferrabile, sfuggente arcano. La particolare tecnica era originata nell’Île-de-France tra la fine dell’XI ed il principio del XII secolo, sviluppatasi successivamente in altre località europee; fino al 1350 furono eretti più di quattrocento maestosi edifici sacri del genere. Stilisticamente, non si possono in alcun modo valutare come naturale evoluzione dell’arte romanica.

Uno dei primi esempi fu la ricostruzione, nel 1135, dell’Abbazia di Saint-Denis a Parigi – assieme alla cattedrale di Sens e in seguito Notre-Dame – che era stato anche il sacrario di quasi tutti i sovrani francesi. Fu necessaria un’ingentissima concentrazione di risorse monetarie per realizzare opere d’argot, e fra i finanziatori – oltre a monarchi, vescovi e ricchi possidenti, in aggiunta alle elemosine e donazioni dei fedeli – sono in molti a scorgere l’intervento dei Cavalieri Templari.

Di ritorno dalla Terrasanta proprio agli albori del fenomeno (ar)gotico, costoro avevano a disposizione ingenti ricchezze e possedimenti vastissimi; non solo. Da Baldovino II (1118-31), regnante di Gerusalemme, furono autorizzati ad insediarsi nell’area in cui era sorto l’antico Tempio di Salomone (ed. ca. 998 a.C.), ove – a quanto pare – sarebbero entrati in possesso di preziose carte che recavano iscritti gli universali principi armonici. Ossia, avrebbero conosciuto i progetti segreti del leggendario architetto Hiram Abif: ma questo, finora, nessuno è stato in grado di dimostrarlo.

È possibile invece riscontrare molte tracce di quel simbolismo ermetico, non solo nella struttura delle cattedrali, ma anche osservandone le statue, i bassorilievi o le importanti allegorie astronomiche: ogni singola pietra reca con sé un messaggio. A cominciare dai segni impressi nei blocchi dall’esperto tagliapietre per essere ricomposti nella stessa stratificazione naturale d’origine.

L’orientamento delle varie Notres-Dames francesi corrisponde alla costellazione della Vergine. Tutte, oltre alla croce latina della pianta a richiamare il geroglifico alchemico del crogiuolo, hanno l’abside rivolto a sud-est e la facciata esposta a nord-ovest. In tal modo, attraversando ciascun edificio si procede sempre verso Oriente; ad ogni equinozio e solstizio, raggi di sole perfettamente allineati ricoprono di luce obiettivi ben specifici.

Il progetto del Duomo di Chartres è uno dei più notevoli esempi: il 21 giugno, allo zenit, la luce solare s’insinua nel foro posto sulla vetrata di Sant’Apollinare e va ad irradiarsi sull’unica lastra bianca della pavimentazione; le meridiane ivi incise sono colpite dalla luce in determinati transiti astronomici.

Le splendide 176 vetrate – una superficie complessiva di 2600 metri quadri, colorata da intense sfumature di blu cobalto – riportano eventi cosmici oltreché figurazioni tratte dalla Bibbia. E l’immenso labirinto da percorrere in ginocchio, sito nella navata centrale e connesso al mito di Teseo, indicherebbe la via da percorrere per giungere all’iniziazione. Altro aspetto profondamente emblematico è legato alla Madonna Nera racchiusa nella cripta: un’eco del culto egizio di Iside, corrispondente a quello greco di Gea. In entrambi casi, la devozione era rivolta alla Grande Madre.

Membri di corporazioni iniziatiche, confraternite i cui affiliati si tramandavano recondite nozioni abilmente custodite: gli artigiani costruttori delle cattedrali erano i Compagni dei doveri di Francia, la Confraternita dei Figli di Salomone e quella dei Figli di Padre Soubise. La Loggia era il perno delle attività, ove si svolgevano le discussioni inerenti il mestiere; gli scalpellini – suddivisi nei gradi di Apprendista, Compagno e Maestro – vi riponevano i loro attrezzi. Il più inaccessibile e misterioso grado apparteneva al Maestro d’Opera, sempre effigiato nei cantieri medievali con tanto di righello e squadra.

Elevati saperi e straordinarie tecniche insite nelle regole dell’Arte Reale che, come un filo invisibile, lega una tradizione d’inestimabile valore a pochissimi eletti. All’ignaro spettatore non è concessa alcuna evidenza.

Nota:
1 In base alla definizione data dallo storico dell’arte Giorgio Vasari (1511-1574) e citata da Gabriele Mandel, in Otto lezioni all’Accademia di Brera. Arte islamica, arte buddista, arte dell’Africa Nera, Arcipelago Edizioni, Milano 2007, Arte islamica: Lezione Prima.
Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».
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