Sei qui
Home > Società > Donna nuova: rassegnazione e catarsi

Donna nuova: rassegnazione e catarsi

La proclamazione della vincitrice di Miss Italia è un parametro assoluto, e più di Miss Mondo e Miss Universo. In quest’ultimo caso sono ragazze di realtà etniche diverse che autogiustificano e sussumono la sconfitta in quanto i parametri di valutazione prendono schemi globali. Però fra pari, a Miss Italia, non è così! Si vedono le facce delle due perdenti che si alleerebbero per strangolare volentieri la vincitrice.
Fin quando la donna darà importanza alla bellezza come parametro pro-maschio, o semplicemente anti-femmina, mai riuscirà a conquistare una coscienza di effettiva parità che la porti ad essere la donna nuova. Le stesse cosiddette “racchie”, “cozze” e “cicciottelle”, al posto di ritenersi fortunate d’essere così, e nonostante alcune abbiano menti eccelse che mettono in un taschino chiunque oltre vari Premi Nobel, esse invece si ritengono disgraziate – fosse per loro preferendo essere magari stupide, ma belle, e dai capelli biondi e occhi azzurri di triste memoria auschwitziana – e sì facendo si frustrano per tutta la vita.
E il ciclo va avanti sin quando durerà il pianeta.

Sappiamo che la ricerca della bellezza fa parte della natura femminile, e che la parità fra i sessi è solo una chimera pro-cacciatrici e cacciatori di voto. Cacciatrici e cacciatori, che sanno come stanno le cose, ma chimera per quelle poveracce che davvero ci credono nella parità in un sistema come quello in cui viviamo. Però i sessi non sono uguali, ma entrambi hanno pari dignità nel rispetto e nella considerazione.
E rispetto se ne deve avere di più verso le donne, in quanto l’hanno meno ricevuto nel corso della storia, dal passaggio della famiglia matriarcale a quella patriarcale, quando si giunse a ciò per meglio definire giuridicamente il titolo della proprietà, base dell’accumulazione originaria del capitale. Però a volte le donne il rispetto lo mettono in vendita.

Le rivoluzioni hanno sempre favorito almeno a livello giuridico la donna, e molte nei fatti, in quanto il concetto di rivoluzione, significa semplicemente rovesciamento del sistema di produzione; poiché il sistema di produzione liberal-capitalistico che si regge sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, non è stato rovesciato affatto e la parità quindi non può sussistere.
È ovvio che poi le madri ridicano la frase famosa: “Io non voglio che mia figlia faccia la mia stessa fine!!!”. E quindi alcune madri il rispetto delle figlie lo mettono in vendita, siccome tale sistema di produzione ha una sola ragione di esistere: tutto ha un prezzo, tutto è on sale, e la sola religione è il profitto, l’accumulo, il consumo.
Il mito del danaro, del marito ricco, il non farsi mancare nulla, l’essere sempre più belle e diverse, in quanto un sedere, un seno e una vagina non hanno una faccia, ma il volto lo puoi trasformare, e poi il resto. Ciò è l’insegnamento basilare che questo sistema di produzione impartisce alla femmine: dalla culla sino a essere donne, oltre a rifiutare la vecchiaia, esorcizzare la morte, la gioventù eterna, ecc.
È un sistema senza etica, ma unicamente basato sul moralismo. Una sovrastruttura finalizzata alla struttura economica. Moralismo in tutto: in politica in primis, nelle arti, nelle scienze, nella tecnologia di massa a larga base d’uso pornografico; moralismo che pervade tutte le classi e il 99% delle donne, facendole diventare consumatrici di loro stesse e del proprio corpo. Quando il fine è l’accumulo di danaro, il moralismo diventa il più feroce cane da guardia del capitale e affossatore dei diritti delle donne.
Le donne non esistono in quanto persone, ma solo quali oggetti. Il capitale non considera esistente la manodopera se non quando serve alla produzione.

Andrej Ždanov
Risiede in Italia dal 1976. Si occupa di sociologia, musica e storia dell’arte, scrive su riviste di settore e insegna presso istituti medi superiori sia in Italia che all’estero.
Top