È proprio vero che lavorare come critico cine-televisivo a volte induce – come direbbe Theodor Mommsen – a «sottrarsi al doloroso compito di seguire questa lotta». Per una serie di circostanze che qui non è il caso di affrontare, mi sono ritrovato a sorbirmi alcuni passi della “brillante” situation comedy «Vita da strega», andata in onda, pure in Italia, a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta.
Dall’altra parte voglio sinceramente ringraziare il caso per avermi dato la possibilità di sondare quella serie. Ho avuto gli strumenti per scrivere un pezzo che ritengo fra quelli che più m’hanno fatto irritare alla sola idea di pensare a ciò che m’è passato da occhi e orecchi.
Chi scrive ha una certa età: ha appreso film e telefilm di tutti i generi; è arrivato al punto pure di lavorare come predetto critico, nonostante i suoi impegni professionali siano antipodici.
Non ho mai visto un prodotto televisivo talmente odioso e ipnopedico, in cui in un successivo ricambio il marito della cosiddetta strega ha una faccia da imbecille superiore al predecessore, ed è tutto dire…
La figlia della protagonista è una barbie – nata cinque anni avanti la prima stagione – col crisma dei capelli biondi e gli occhi azzurri di lugubre fama eugenetica.

La genitrice – perfettinista mammina di miele (come la famose stucchevoli nozze) e badate bene: copia della figlia e non il contrario – madre “teenager” casalinga cresciuta e annunciante le bambole gonfiabili, oggi d’antan, con l’infame acconciatura da anni Sessanta. I propri gioielli scaturigine di elettrodomestici e mobili pulitissimi e disumanamente lucidi, promananti da una matrix agghiacciante, pari all’assenza di un granello di polvere in casa.
Il marito scemo col macchinone, dice alla vicina seccatrice per sbarazzarsene: «Vado a lavorare…», ossia a non far alcunché dietro la scrivania a scambiare facezie col suo capo barbogio e brontolone.
Lo scemo, per altri è come la camomilla… Inoltre il fatto sia scemo – pagato l’attore per esserlo – fa capire a chi veramente scemo lo è, che c’è qualcuno peggio di lui, solo che non sa che l’interprete lo emula nell’aspetto maggiormente deleterio, e per risultato offre la diffusione del consenso. Poi c’è da capire se uno/a ci si appassiona seriamente a queste deiezioni oppure gli/le viene a nausea quando l’auto-tranquillante da piccolo schermo non serve più.

Una sit-com che impone al mondo NATO/guerra fredda il modello di vita statunitense, reggentesi sullo sfruttamento del PIL di tutti i Paesi del globo. Un posto dove attualmente vige la percentuale più alta di gente che muore causa obesità, mentre nel resto del pianeta si decede, in maggior parte, per fame.
Una forma d’addestramento all’omologazione e all’ignoranza: in cui la sceneggiatura è una trenodia e condanna a morte del genere umano; un ledere l’intelligenza e la cultura attraverso il loro annullamento di massa. Non v’è nemmeno un accenno di comicità, però appare l’invenzione delle risate idiote di sottofondo quale comando di sghignazzare al telespettatore beota.

Ogni volta che provavo ad udire solo accenni di quei dialoghi, mi sentivo offeso nel mio essere vivo e mi vergogno profondamente per chi lo vede. Non so la ragione nella patria di Dante, Leonardo, Pirandello – culla dello scibile mondiale – ci siano persone che vogliano guardare tale brago, prodotto da stomachevole decadenza cerebrale.
A volte è dettato da mancanza di acume o scarsità perlomeno d’acculturazione alla brada; altre volte però è solo per dire a se stessi «va tutto bene» o perché guardando certe cose ci si sente con la coscienza pulita, in quanto si pensa di essere migliori degli altri, i quali per giunta sono sfigati e senza lustrini. Di quelli privi d’acqua… vabbe’, è da documentario noioso di seconda-terza fascia. A proposito: non esiste un nero, nemmeno fra le comparse, da ineccepibile favola nazi-wasp. L’altro genere di sottouomo è l’italo-americano, basso e cuoco, in quanto per loro tappi siamo, e in cucina dobbiamo stare: mettiamocelo bene in mente.

Non si può chiamare nemmeno spazzatura. Tale sit-com si compone d’espettorazioni d’un individuo sovrappeso nello stato terminale, le quali bypassano il cassonetto giungendo direttamente nella fogna attraversando il water.

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