Messi accetta il Pallone D'Oro

Il precedente articolo su Marcuse e il calcio, ha provocato un’incuriosita reazione da parte dei lettori. Pare che solo le recenti edizioni siano state appannaggio dei due-tre calciatori degli anni Duemila, ossia i migliori-di-tutti-i-tempi – detta alla maniera degli “esperti” da sala bingodance – mentre i precedenti vincitori sono trattati alla stregua di dilettanti allo sbaraglio o compartecipi di squadre da oratorio.
Sappiamo bene ch’è esattamente il contrario, e gli attuali migliori-di-tutti-i-tempi hanno valore, specialmente, quali stamperie di banconote e marionette degli sponsor.

Già in passato sulle pagine di «Limes» posi come spartiacque – fra il calcio giocato, foriero di storia ed emozioni di ieri, e quello pre-deciso a tavolino facitore di danaro e compravendite di oggi – il crollo del Muro (1989) e la fine dell’Unione Sovietica (1990). Basti solo dire che a quei tempi, il Real Madrid non decideva prima in quale anno conquistare la Coppa dei Campioni e in qual altro fingere di farsi eliminare. Non perché non esistano Club in grado tecnicamente di sbatterlo fuori dalle Coppe, Club che non hanno, però, la forza “diplomatica” per farlo. Al tempo del Muro il Real Madrid era una comune squadra, presa a pallonate da chiunque (cfr. qui).

Oggi diamo un’occhiata ai Palloni d’Oro e dividiamolo nei due periodi: quello genuino e autentico (1956-1990) e l’altro deciso dagli sponsor, in onore al dettato liberal-liberilistico che ha eliminato la mediazione dell’avversario geopolitico per eccellenza. Io non scriverò nomi, ma elaborerò una statistica per Club: in quanto il calcio resta uno sport per squadra e non individuale. Se c’è un solo calciatore nella storia di questo sport che decideva col suo gioco, classe, tecnica e grandezza, questo è stato Maradona. Il resto sono solo bravi calciatori a prezzi esagerati, come quando si entra in una boutique del centro e si acquista roba firmata, confezionata con tessuto uguale a quello che trovate nel mercato rionale, solo che quest’ultima stoffa non ha lo sponsor.

Va comunque detto ch’è inane elaborare una classifica per nazionalità dei vincitori, in quanto dal 1956 al 1994 il premio era aperto solo a calciatori con la cittadinanza di Stati europei: ecco perché Maradona non ha mai vinto un Pallone d’Oro; hanno atteso la sua fuoriuscita di scena per allargarlo al resto del mondo, quando la FIFA lo mise di mezzo al Campionato Mondiale 1994. Cosicché è ridicolo considerare Alfredo Di Stefano spagnolo, Omar Sivori italiano, ecc., solo perché argentini aventi i passaporti di Madrid e Roma.

Palloni d’oro 1956-1990: classifica per Paesi, relativi ai Club e non ai calciatori: Italia 10 (28,6%), Germania Federale 8, Spagna 6, Inghilterra 4, Unione Sovietica 3, Cecoslovacchia 1, Olanda 1, Portogallo 1, Ungheria 1

Palloni d’oro 1991-2019: classifica per Paesi, relativi ai Club e non ai calciatori: Spagna 17 (58,6%), Italia 8, Inghilterra 2, Francia 1, Germania 1

Solo dal confronto fra le due classifiche si evince che questa sfera di metallo prezioso è diventato una barzelletta raccontata dagli sponsor ai tifosi: storiella che per giunta non fa nemmeno ridere. Anzi! Nel 2018 i suffragi per conferire tal premio sarebbero stati espressi da calciatori e giornalisti o inesistenti oppure esprimenti ulteriori scelte1. Sull’edizione 2019 vedremo cosa si scoprirà.


Nota:
(1) Cfr:
– New Scandal with The Results of Golden Ball Award, The BuzzSports, 7 December 2018;
– Giallo Pallone d’Oro: ha votato un giornalista che non esiste, Corriere dello Sport, 8 dicembre 2018.

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