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La culla degli estranei

Infelice colui che ha tristi ricordi d’infanzia. Infelice chi guarda indietro e non vede che ore solitarie trascorse in stanze buie, tra opprimenti tendaggi e file assillanti di vecchi volumi, o in desolata veglia nei boschi, al riparo di alberi grotteschi e coperti di malerbe che agitano rami silenziosi a un’altezza irraggiungibile. A me gli dei hanno assegnato una sorte del genere: a me deluso e stupefatto, amareggiato e senza speranza. Eppure sono contento, mi aggrappo a quei tristi ricordi ogni volta che la memoria minaccia di spingersi pericolosamente oltre 1.

Tristi ricordi. Erano i tempi dei test atomici: intrapresi per la prima volta nell’estate del 1945 in un deserto del Nuovo Messico (Usa), dal ’63 furono parzialmente limitati per proseguire sotterranei sino ai giorni nostri. Dopo poco più d’un triennio dall’elezione – avvenuta nel ’60 – a Dallas fu assassinato il 35° Presidente americano, John Fitzgerald Kennedy. Il cosmonauta Jurij Gagarin inaugurò l’èra dei voli spaziali il 12 aprile 1961. La fase massiccia di decolonizzazione nel Continente nero (1960) induceva Martin Luther King al sogno di un’integrazione razziale; nel frattempo, a Berlino veniva eretto il Muro. Truppe americane avanzavano minacciose nel Vietnam del Sud (1965); l’attivista statunitense Malcom X veniva assassinato e M. L. King spedito a guardare il sole a scacchi da una prigione.

In Bolivia, il giovane Ernesto Guevara, detto Che, si era eroicamente posto a capo della guerriglia contro la dittatura di René Barrientos Ortuño (1966); nel periodo, era nato in Cina – per opera di Mao Tse-tung – il movimento delle Guardie Rosse a sostegno della Grande rivoluzione culturale. Indira Gandhi diveniva il Primo ministro dell’India.

Nel 1967, Israele – vincitore della Guerra dei sei giorni – occupava l’intera Palestina. Il 9 ottobre del medesimo anno, il leggendario guerrigliero e rivoluzionario argentino Che Guevara fu ucciso.

Dopo violente guerre civili esplose in Congo, truppe nigeriane attuavano l’invasione del Biafra: era il principio di un grave conflitto (1967) che avrebbe provocato innumerevoli morti fra la popolazione, flagellata inoltre dalla lunga carestia. Il sogno di Martin Luther King annegava nel sangue: morì assassinato il 4 aprile ’68; stessa sorte, pochi mesi più tardi (6 giugno), spettava al candidato delle primarie democratiche per la presidenza Usa, Robert Francis Kennedy – fratello di JFK. Ad essere eletto il 5 novembre fu Richard Nixon.

Dinanzi al macabro susseguirsi di cadaveri, i giovani baby boomer – armati di fiori, allucinogeni e marijuana – avviarono negli Usa la protesta contro la guerra nel Vietnam. In breve tempo la contestazione studentesca dilagò in tutta Europa – particolarmente a Parigi, ove studenti e operai protestavano insieme nello storico maggio francese.

Il 21 luglio del ’69 la corsa allo Spazio giunse a una svolta: milioni di persone seguirono alla tv le immagini degli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin che per primi realizzarono l’incredibile allunaggio. Uno storico concerto – tenuto a Bethel, nei pressi della città di New York – consacrò il fenomeno culturale hippie: il festival di Woodstock si svolse dal 15 al 18 agosto e vi partecipò un pubblico vastissimo.

Destituita la monarchia, con un colpo di stato militare (1° settembre) in Libia assurgeva al potere Mu’ammar Gheddafi: per quarantadue anni egli sarà la Guida e Comandante della Rivoluzione della grande Jamāhīriyya araba libica popolare.

Il principio degli anni Sessanta vide in Italia – che nel ’61 compiva 100 anni – l’insorgere di disordini sollevati da ex partigiani e militanti comunisti contro il congresso del Msi a Genova, nonché il fallimento del governo del democristiano Ferdinando Tambroni. Con ironico disincanto Federico Fellini dipingeva La dolce vita del boom economico, pellicola che al Festival cinematografico di Cannes si aggiudicò la Palma d’oro.

Tredici aviatori italiani perirono nel corso di una missione di pace dell’Onu: catturati in Congo, i caschi blu finirono torturati e uccisi dai guerriglieri. Nel 1962 veniva costituito da Amintore Fanfani il primo governo di centro-sinistra – e, con la partecipazione dei socialisti, un nuovo esecutivo fu varato a dicembre da Aldo Moro. Al contempo, nel corso di un misterioso attentato aereo, perse la vita (27 ottobre) Enrico Mattei, il presidente dell’Eni: chi osteggiò la sua politica energetica attiva in Medio Oriente e gli accordi commerciali presi con l’Unione Sovietica?

Fra disastri idrogeologici annunciati (nell’autunno del ’63 il crollo della diga del Vajont causò la distruzione di Longarone e la morte di oltre duemila persone) e sciagure naturali – tre anni più tardi Firenze fu inondata dall’Arno –, nel 1964 fu eletto alla presidenza della Repubblica il socialdemocratico Giuseppe Saragat.

Dilagarono rivolte operaie e studentesche. Il Sessantotto fu segnato da persistenti agitazioni presso i principali atenei italiani: a Valle Giulia, la facoltà di Architettura della capitale divenne teatro di scontri durissimi con la polizia. Esplose la rabbia anche nel discriminato Mezzogiorno – ove durante una manifestazione per il diritto al lavoro rimasero uccisi due braccianti (1969). Tali fatti furono il preludio dell’autunno caldo che imperversò, con imponenti scioperi e cortei, sull’intero Belpaese sino a dicembre. Prima di Natale, un grave attentato terroristico fu compiuto alla filiale della Banca nazionale dell’Agricoltura, a Milano: sedici decessi più un centinaio di feriti il tragico bilancio della strage di Piazza Fontana (12 dicembre).

Ci si trovò Tutti insieme appassionatamente (1965) per una Colazione da Tiffany (1961) o la futuristica visione di 2001: Odissea nello spazio (1968), con Psyco (1960) e pure Mary Poppins (1964) a indorare la pillola. Se il mondo rassomigliava sempre più ad un Pianeta delle scimmie (1968), la ragione era Per un pugno di dollari (1964).

Del pluralismo ne occupava – forse – la neonata Rai Due, naturalmente sotto la supervisione del Partito socialista italiano (Psi).

Non era finita. I “favolosi” anni Sessanta lasciarono spazio al nuovo decennio che s’avvicendò, arruolando altre ignare leve della nostra cinica generazione – inconsapevoli dell’habitat che l’avrebbe ospitate: incognite degli Anni di piombo.

Infanzia di piombo

Una celebre scena di Psyco, diretto da Alfred Hitchcock (1960)
Una celebre scena di Psyco, diretto da Alfred Hitchcock (1960)

Il pendolo dell’ipnosi collettiva si tingeva di colori. Nel 1979 era appena stata inaugurata Rai Tre e dagli Stati Uniti d’America sbarcarono sui nostri teleschermi interminabili sit-com familiari. Durante la seconda metà dei Settanta si diffusero fra i giovani La febbre del sabato sera (’77) e le sexy commedie con – tra i principali interpreti – Lino Banfi, Alvaro Vitali, Edwige Fenech. Il tragicomico personaggio di Fantozzi era al debutto; Bud Spencer spopolava a suon di ceffoni assieme a Terence Hill. Musica, cinema, tecnologia: l’invasione britannica nel campo sonoro e l’affermazione globale dello stile cinematografico hollywoodiano avanzavano a grandi falcate. Si diffusero rapidamente innovazioni a disposizione del consumatore: videoregistratori, mouse e videogiochi per computer; rudimentali programmi di grafica e telefoni dual-tone – oltre ai primi sportelli automatici per il prelievo del denaro contante – invasero il mercato al ritmo di Beatles e Rolling Stones. Eppure, non c’era niente di esilarante. La cortina fumogena addensata nell’etere poteva forse annebbiare la vista, ma sarebbe stato difficile restare impassibili al fragore delle bombe esplose: attentati terroristici e guerriglia urbana funestarono l’intera Penisola. In seguito all’iniziativa dell’esecutivo di eleggere la città di Catanzaro capoluogo regionale, Reggio Calabria era sconvolta dai disordini (1970). Parallelamente fu sventato il tentativo di golpe promosso dal principe Junio Valerio Borghese.

Nel 1971, l’esponente democristiano Giovanni Leone era eletto quale sesto Presidente della Repubblica: per la prima volta nella storia del Paese egli scioglierà le Camere in anticipo (1972). L’Italia era avvolta da un’inquietante spirale di sangue: a Milano la formazione estremista Lotta continua compiva l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Il 14 marzo un ordigno uccise l’editore Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice e dei Gruppi d’azione partigiana (Gap) – fra le prime organizzazioni armate di estrema sinistra.

28 maggio 1974, Piazza della Loggia: a Brescia, nel corso di una manifestazione sindacale, otto persone morirono in seguito alla deflagrazione di una bomba. Ancora un attentato dinamitardo, il 4 agosto, provocò 12 morti e 48 feriti nel disastro del treno Italicus – in provincia di Bologna.

La teoria del compromesso storico fra democristiani e comunisti, elaborata nel ’73 dal segretario del Pc, Enrico Berlinguer, non era evidentemente servita a sedare le violenze. Frattanto, in seguito all’esorbitante aumento del prezzo del petrolio – dovuto alla quarta guerra arabo-israeliana (ottobre) – il governo faceva ricorso a severe misure di austerity.

Fra le vittime della stagione di piombo ricordiamo anche lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini – assassinato a Lido di Ostia nel 1975, in circostanze rimaste sempre oscure.

Vinte le elezioni politiche del ’76, il Partito comunista italiano – con Pietro Ingrao presidente della Camera – annunciò l’imminente distacco dalla linea ideologica dell’Unione Sovietica e dall’intero blocco orientale.

Le tragedie del Belpaese non erano ancora giunte al culmine. Il 16 marzo 1978 il leader della Dc (e potenziale candidato al Quirinale), Aldo Moro, fu sequestrato dalle Brigate Rosse; cinque giorni prima era stato costituito da Giulio Andreotti il suo quarto governo monocolore Dc di Solidarietà Nazionale con l’appoggio del Pci, del Südtiroler Volkspartei e della Union Valdôtaine; all’opposizione: Psi, Psdi, Pri, Pli, Msi, Democrazia Proletaria, Partito Radicale.

Dopo 55 giorni di prigionia, il cadavere di Moro sarà ritrovato nel portabagagli di una Renault 4 abbandonata in via Caetani, nel centro di Roma (9 maggio). Alla macabra scoperta seguirono le immediate dimissioni del ministro degli Interni, Francesco Cossiga. Lo stesso luttuoso giorno, a una differente latitudine, il giornalista e conduttore di Radio Aut, Giuseppe Impastato, detto Peppino, rimase vittima di un attentato ordito da Cosa Nostra – a Cinisi, in provincia di Palermo.

L’Italia era attanagliata dalla follia omicida: indipendentemente da ciò, l’esecutivo approvava l’abolizione dei manicomi (legge Basaglia) e, fra le tante polemiche, anche la legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Quando Sandro Pertini assunse la carica di Presidente della Repubblica (29 giugno), la scia dei delitti seguitava inarrestabile. Ennesima vittima dei sicari, lo spregiudicato giornalista Carmine “Mino” Pecorelli, a Roma (1979).

Non so dove sono nato, ma il castello era infinitamente vecchio e orribile. Gremito di corridoi neri, culminava in soffitti così alti che l’occhio doveva fermarsi alle ombre e alle ragnatele. Le pietre dei camminamenti in rovina erano sempre umide e su tutto gravava un odore disgustoso, come di cadaveri ammucchiati da molte generazioni 2.

Il mondo non è mai stato un posto accogliente in cui crescere. Non c’era mai luce – e nessun esperimento alchemico è riuscito a trasmutare il piombo in oro. Tant’è vero che, nel 1971, la convertibilità del dollaro nell’aureo metallo fu sospesa da Richard Nixon, 37° Presidente statunitense.

Il mio aspetto era un’incognita, perché al castello non c’erano specchi (…)

Come L’Estraneo di H.P. Lovecraft, intraprenderemo un’interminabile scalata verso l’alto, spinti dall’imperativo desiderio di luce: dall’umida penombra della nostra fossa sino alla superficie. Dal primo vagito, attraverso i decenni, sino ad ora: probabilmente, saremo sconvolti dall’immagine di noi stessi riflessa allo specchio. Eppure, come scrisse l’autore di Providence, meglio vedere il cielo e morire che vivere senza aver conosciuto la luce del giorno.

Note:
1 L’Estraneo, H.P. Lovecraft 1921. Tratto da HPL, Tutti i racconti 1897-1922, Oscar Mondadori Edizioni, Milano 1989, pp. 215-16.
2 Ivi.
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