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Arte visuale dinamica, una sfida per la moderna tecnologia

È interessante notare come, nel campo dell’espressione artistica contemporanea, le più avanzate tecnologie non siano al passo con lo sviluppo di nuove forme e tecniche di rappresentazione visuale. Un evento inconsueto, considerando che siamo abituati all’estenuante gara per l’ultimo modello degli smartphone, dispositivi dotati ormai di obiettivi grandangolari, in grado di fare riprese a 360° e trasmettere anche video in tempo reale. La multimedialità non è ancora in grado di soddisfare, invece, le esigenze del canale artistico strettamente legato al digitale. Se, per quanto riguarda le composizioni statiche – fotografie, immagini e collage realizzati con programmi di elaborazione grafica – si è diffusa la tipologia di stampa “Fine Art”, un’elevata qualità a lunga permanenza nel tempo del manufatto cartaceo, ottenuta con stampanti a getto d’inchiostro su tela o apposite carte di cotone prive di acidi e cloro, è ancora assente un supporto materiale per le opere d’arte dinamiche “virtuali”. Questo genere emergente e inedito è una forma d’avanguardia artistica che, attualmente, si trova relegata nello spazio della Rete. Prima di fare un esempio del tipo di “opera d’arte dinamica” a cui mi riferisco, dobbiamo tuffarci brevemente nel passato: era il 23 luglio 1985. La Commodore invitò Andy Warhol a realizzare un’opera al Vivian Beaumont Theater di New York per il lancio del computer “Amiga 1000”. Un’immagine che è tuttora celebre, la foto in bianco e nero della cantante Debbie Harry con elaborazioni cromatiche eseguite e firmate da Warhol s’identifica come la prima opera digitale, definita “Computer Art”.

In oltre trent’anni, sfumature di colori composte da infinitesimali gradazioni dei pixel hanno reso necessaria l’evoluzione della tecnica di stampa, ma per quanto riguarda il supporto materiale dei pixel in movimento? Tale espressione artistica non può essere trasferita su un classico supporto di tela o cartaceo. Opere digitali animate con software di photo morphing sono tramutate in composizioni artistiche a sé stanti, assumono dinamiche impresse dall’artista che letteralmente movimentano la forma statica e ne intensificano l’impatto su un osservatore.

Come fare per poterle rendere materiali? È la nuova sfida per la tecnologia che ha fatto passi da gigante per creare dispositivi multimediali sia nel campo della telefonia che nello sviluppo di applicazioni video-televisive, eppure manca completamente un display specifico per riproduzioni artistiche dinamiche.

Non possiamo ancora ammirare una installazione concreta che ospiti, ad esempio, pareti affollate dalle creazioni di George RedHawk, fotografo e artista nativo americano che sta conquistando, con la sua eccezionale visione del mondo, sempre più estimatori in Rete. I colossi dell’industria tecnologica sapranno adeguarsi all’espansione delle dinamiche creative umane?


Nota:
Una galleria delle animazioni artistiche di George RedHawk su Facebook: @darkangelone.georgeredhawk
Flora Liliana Menicocci

Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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