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Mitologia norrena: il culto primordiale delle stirpi nordiche, dalle origini al Ragnarök

Durante un’epoca di gran lunga antecedente alla conversione al Cristianesimo – ve ne sono tracce in Scandinavia, lungo le coste della Norvegia, nella Russia nord-occidentale, in Svezia e nella Danimarca, fin dalle incisioni rupestri del Neolitico superiore – numerosi popoli d’Europa erano accomunati da un culto religioso che risale alla profonda notte dei tempi. Slavi, Balti (Lettoni, Lituani, Pruteni) e Germani (orientali continentali e settentrionali o scandinavi) seguivano il medesimo sistema di credenze che al venerdì 13 attribuiva valore di sacralità e buon auspicio. Era il giorno dedicato a Freyja, una delle principali divinità del pantheon norreno – nota come la più bella delle dee, sorella di Freyr e figlia del dio del mare Njördhr: assieme rappresentavano la triade dei Vani, potenze protettrici della fecondità.
C’è da osservare che il termine ‘Germani’, usato sin dall’età di Cesare, indica un gruppo eterogeneo di stirpi della famiglia indoeuropea che si diffusero nell’Europa settentrionale nell’arco di un periodo molto vasto, nonché apparentate – sotto il profilo linguistico – con i Celti, gli Italici, i Greci, gli Iranici, gli Indiani e alcuni gruppi caucasici. Non è parte del remoto passato che lega questi popoli ai rispettivi antenati la subcultura superstiziosa innestata dallo zio Sam a suon di illusioni ottiche hollywoodiane, droni e isterie collettive made in Wall Street.
Nel viaggio nell’universo mistico degli avi, probabilmente, potremmo riscoprire alcuni concetti molto più familiari. Furono necessari circa ottocento anni al Cristianesimo – dal sec. IV al XII d.C. – per sradicare la fede nell’universo mitologico, culturale, sacrale germanico: con la conversione degli Islandesi (sec. X) e degli Svedesi (sec. XII), l’antica religione del Nord cessò ufficialmente di esistere. Eppure, non fu mai del tutto rimossa dalle memorie popolari.

Sulla tradizione norrena, per la fine dell’età del ferro celtica e per l’epoca successiva, ci giungono notizie da fonti romane e greche – in particolare, dall’opera De origine et situ Germanorum (98 d.C) di Tacito – benché i nomi originali degli dèi siano stati tradotti in base ad analogie, spesso approssimative, con le figure del mondo classico. A confondere le acque, abbiamo soprattutto l’interpretatio christiana, ossia le biografie dei grandi missionari della conversione – come il monaco Giona di Bobbio, san Bonifacio (675-754) e l’evangelizzatore della Frisia san Willibrord (657-738) – che tendevano ad attribuire forme diaboliche a tutte le divinità nordiche.
Memorie più attendibili e importanti provengono, invece, dall’Islanda e dalla Scandinavia; molteplici iscrizioni in alfabeto runico – un alfabeto composto all’inizio da 24 segni, ridotto in seguito a 16 e, con buona probabilità, formatosi nell’area gotica della Russia meridionale – si riscontrano dalla zona del Mar Nero, attraverso la Romania, la Volivia e il Brandeburgo, sino alla penisola scandinava. Di ardua interpretazione, le rune furono usate sia nell’ambito delle arti occulte, sia delle epigrafi tombali – nonché in letteratura.

Raccolte mitologiche di massimo interesse sono l’Edda in prosa, composta dal grande poeta, storico e statista islandese Snorri Sturluson (1178-1241) – un manuale di arte poetica che indica le denominazioni degli elementi naturali, del cielo e degli dèi, antichi miti e spiegazioni dei nomi – e l’Edda poetica o Edda antica. Si tratta di un manoscritto pergamenaceo – riscoperto nel 1643 dal vescovo Brynjólfr Sveinsson – che tramanda 29 canti su dèi ed eroi, oggi conservati nella collezione reale della Biblioteca di Copenaghen (Codex Regius).
Il primo tra i canti mitici, intitolato Völuspá, ‘Profezia della Veggente’, ed il secondo fra i poemi eroici, l’Hávamál, ‘Canto dell’Eccelso’ (Odino) – rispettivamente: un dramma cosmico che narra la vita degli dèi dall’origine al Ragnarök (Crepuscolo degli Dèi) ed una raccolta di sentenze etiche – ci introducono nell’avvincente origine mitica e nella cosmografia dell’universo e dei regni dei viventi.

Secondo l’Edda di Snorri, prima che i mondi fossero creati esisteva un immenso abisso primordiale (il Ginnungagap), carico di forze recondite e circondato da due regioni contrapposte: a nord il Niflheim, ghiacciato regno dei morti da cui sgorga la sorgente che ha generato tutti i corsi d’acqua – comparabile all’Okeanos della religione greca arcaica. A sud, il Múspell ove sprizzano le scintille di una massa ardente in movimento.
Dallo scontro delle correnti di gelo e calore intenso si creano le particolari condizioni di umidità e tepore da cui prende forma la prima vita: il gigante ermafrodito e dormiente Ymir. Dal ghiaccio fuso sotto il suo enorme corpo nascono la vacca Audhumla, la ‘Nutrice’ che abbevera Ymir con quattro fiumi di latte, e la stirpe dei Giganti del Gelo.
Audhumla, a sua volta, si nutre di ghiaccio salato e, nel mentre lo consuma, ne emerge un essere dalle sembianze umane (Búri), grande e potente – padre di Bor e progenitore di Odino, Vili e Vé.
Furono quest’ultimi ad uccidere il macroantropo e gettarlo nel baratro del Grande Golfo (il predetto Ginnungagap). Sacrificandone il corpo, Odino e i suoi fratelli crearono la Terra e la volta del cielo, retta da Austri, Vestri, Nordhri e Sudhri (Oriente, Occidente, Nord e Sud), i quattri nani – la prima razza generata dalla carcassa di Ymir – che ordinano le leggi astronomiche e l’alternanza della notte col giorno.

Il mitologema del gigante nato dalla terra avrebbe, secondo alcuni studiosi, importanti relazioni con le analoghe rappresentazioni indoeuropee. Ad esempio, per Jan De Vries (1890-1964), Ymir ha affinità con il dio indiano Yama, corrispondente all’avestico Yima, nonché una connessione etimologica col latino Geminus. Noi vogliamo inoltre ricordare le famose vacche sacre indiane, quale ulteriore analogia.
Anche l’arcaica versione nordica di un mito della creazione dell’uomo dal regno vegetale – i tre figli di Bor crearono Askr, il primo uomo e Embla, la prima donna, i cui nomi letteralmente significano ‘Frassino’ e ‘Olmo’ (da Elmla) oppure ‘Vite’ (dal greco ámpelos) – trova un notevole riscontro in Esiodo (Opere e giorni, 143-145) che riferisce della creazione della prima coppia dal legno di frassino.
Ed ai rami di Yggdrasil, l’albero cosmico che affonda le sue radici nel ventre della terra e leva le fronde fino al cielo – anch’esso un frassino – si impicca il dio Odino per acquisire la sapienza segreta delle rune. Come narrato in Havámál (138-139 e 141), egli, ferito da una lancia, vi pende per nove notti intere. Dentro Yggdrasil, secondo le notizie apparse in Völuspá, sono contenuti i Nove Mondi: i regni degli Asi, dei Vani, di Elfi chiari ed Elfi scuri, degli uomini, dei giganti, dei figli di Múspell, dei morti e dei nani. Presso i templi della cultura germanica era in uso custodire grandi alberi sempreverdi che rappresentavano il Frassino, e sotto ai quali era tenuta l’assemblea degli uomini valorosi per decidere le sorti della comunità.

Nell’Asgard, situata nel cielo e collegata alla terra dal ponte Bifröst (l’Arcobaleno) risiedono gli dèi: la loro fortezza fu innalzata da Odino, Vili e Vé. E proprio come Odino – che aveva sede nel Valaskjalf, lo ‘Scoglio degli Uccisi’ rivestito d’argento, ove era collocato il trono – nell’erigere la città la strutturò in varie residenze, nel mondo feudale germanico ciascuna dimora signorile era organizzata come corte indipendente. Una delle dimore di Asgard è il Valhalla, ‘Casa degli Uccisi’ ove sono trasferiti coloro che hanno trovato la morte in battaglia. Entrarvi non è cosa facile: la residenza dei guerrieri è infatti posta oltre il vorticoso fiume Thund e protetta da un cancello sigillato con chiave sconosciuta ai più.
Nel Niflheim, ‘Casa della Nebbia’, trascorrono il tempo in triste condizione i morti non scelti per il Valhalla ed i malvagi, fino al sopraggiungere del Ragnarök. Troviamo qui evidenti analogie col mito greco della discesa agli Inferi: l’oscura caverna d’ingresso è posta fra le voragini del fiume Gjöll (cfr. Stige) e custodita dal terribile cane Garmr (cfr. Cerbero), il quale divora i defunti che tentano di sfuggirgli. La porta del Niflheim conduce pure alla dimora della crudele Hel, regina d’un luogo di desolazione e lamento.

Uno dei nove mondi dell’Albero cosmico è Jötunheim, la terra dei giganti: queste creature – Giganti della Montagna, del Gelo e del Fuoco – sono orchi e mangiatori di uomini; per capriccio, provocano una lunga serie di disastri naturali come le eruzioni vulcaniche, i terremoti, il crollo dei ghiacciai.
Agli uomini è destinato il Midgard, ‘Recinto Mediano’, formato dalla fronte del macroantropo cosmico Ymir. Circondata dal Serpente del Mondo Jörmungandr – che giace nell’oceano e avvolge la Terra col suo corpo, mordendosi la coda (cfr. Ouroboros greco) – questa regione è difesa dal continuo assalto dei Giganti per mano del dio Thor. Riguardo gli esseri umani, in ciascun individuo alberga l’hamingja, spirito protettore (cfr. il genius dei Romani) affiancato dal doppio demonico dell’uomo (Fylgya) – ossia, una forma sottile che può anche staccarsi dal suo stesso portatore e assumere sembianze animali, con le quali appare in sogno o si manifesta ad altri uomini. Draug è invece l’ombra del cadavere, lo spirito spettrale che perseguita i vivi soprattutto durante le tempestose notti invernali.

Le energie latenti della natura trovano, nella religione popolare, vari tipi di rappresentazioni. Agli Gnomi, spiriti domestici, era dedicato un culto familiare con offerte di vivande, mentre gli Elfi dimoravano in tutta la natura: in realtà, il Nordico avvertiva una presenza numinosa in ogni fenomeno, in ogni bosco, sorgente, cascata o corso d’acqua. Demoni del destino erano le ben note Valchirie, ‘Donne che scelgono gli uccisi’ nei campi di battaglia e li conducono nel Valhalla, e le Norne – tre gigantesse che bagnano le radici del Frassino e stabiliscono la durata della vita umana (cfr. le Moire greche).

Infine, la totalità del cosmo, generato dalla carcassa del gigante cosmico e retto dall’ordine degli dèi, nella concezione delle stirpi germaniche permane in una costante crisi di crollo nel caos. Innumerevoli sono i tentativi delle forze demoniache per condurlo alla rovina. Così, una viva inquietudine del tempo è la caratteristica più peculiare della cosmografia antica: la storia umana si concluderà con la necessaria e prefissa distruzione, alla quale seguiranno nuove terre e nuovi cieli. L’angoscia della dissoluzione e del crollo di una società prossima al disfacimento è espressa con toni profondamente tragici sia da Snorri Sturluson che nell’Edda poetica. La conflagrazione finale dei tempi sarà preceduta dall’Inverno mostruoso, una lunghissima ondata di gelo senza interruzione estiva. Dopodiché, l’abnorme lupo Fenrir – che inghiottirà Odino nel Ragnarök – infrangerà le catene che lo trattengono e una grande massa d’acqua investirà il mondo. Gli dèi si scontreranno, nel mentre Yggdrasil inizierà a tremare…

Prima di fare ritorno al presente, vogliamo notare una particolare usanza germanica. Al re era attribuita una specifica funzione sacrale: da egli dipendevano il benessere e la fecondità del paese, l’abbondanza della pesca e dei raccolti, la moltiplicazione delle ricchezze e la fertilità delle donne. I sovrani che esercitavano un tale benefico influsso sulla collettività divenivano, dopo la morte, oggetto di culto e devozione. Diversa sorte spettava ai regnanti che, al contrario, si erano palesati come portatori di disgrazie, povertà e carestie: essi venivano deposti oppure, in circostanze più gravi, sacrificati agli dèi.
Di sicuro, ai nostri occhi tale arcaica consuetudine apparirà barbara. Tuttavia, ci domandiamo cos’avrebbero pensato di noi – che non siamo nemmeno in grado d’indirizzare i governanti più mascalzoni e funesti alle patrie galere – questi barbari.

Divinità maggiori del pantheon nordico
Odino: dio supremo e dio della guerra, rivolge la sua protezione ai guerrieri e agli eroi. Figlio della gigantessa Bestla, ha sposato la dea Frigg ed è possessore di un misterioso potere di carattere sciamanico. È il dio magico per eccellenza, padre di Thor e Signore del Valhalla, luogo ove le Valchirie – figure analoghe alle Erinni – trasportano i morti in battaglia.
Thor: Reggitore del tempo e del vento, manifesta la sua potenza attraverso il tuono – l’arma caratteristica è infatti il martello, Mjöllnir, simbolo del fulmine. Difende il mondo degli dèi e degli uomini contro l’assalto dei giganti.
Tyr: Probabilmente il più antico e misterioso degli dèi nordici, il suo nome è apparentato con il sanscrito Dyaus, il greco Zeus, il latino Jupiter.
I Vani: Njördhr, Freyr e Freya erano connessi al culto della fecondità terrestre e umana.
Balder: il Guerriero, figlio di Odino e di Frigg. Secondo l’Edda di Snorri fu ucciso da Loki, il consigliere di morte. Il suo ritorno avverrà nel nuovo mondo che fiorirà dopo il Ragnarök.
Loki: Protagonista di imprese disonoranti secondo le leggi dell’ordine divino. È stato paragonato a figure mitologiche quali Prometeo, Efesto e Lucifero. Ha il carattere bivalente del fuoco, come portatore di rovina ma anche di vita.
Flora Liliana Menicocci

Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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