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Away, con Hilary Swank: una serie di fantascienza realistica ed introspettiva

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La serie Sci-Fi di Netflix creata da Andrew Hinderaker ha immediatamente scalato le vette della visibilità sulla piattaforma statunitense di videostreaming. Ad una sola settimana dal lancio, nel settembre 2020, Away – con Hilary Swank nei panni del comandante Emma Green, un equipaggio internazionale composto da astronauti provenienti da Russia, Cina, India ed Inghilterra – conquistava il secondo posto in classifica fra le serie più seguite, raggiungendo un’immediata e travolgente popolarità. Per questo motivo, nessuno si sarebbe atteso la cancellazione dopo soli dieci episodi. Eppure, nonostante le critiche del pubblico – che contesta alla piattaforma di penalizzare principalmente spettacoli con protagoniste donne –, dobbiamo dire addio al prosieguo della pionieristica missione della navicella spaziale Atlas su Marte. Vi starete chiedendo se valga la pena vedere la prima ed unica stagione di questo dramma fantascientifico e sentimentale – molto sentimentale, a tratti melodrammatico. Annunciamo subito che il primo episodio potrebbe lasciarvi un po’ spiazzati, in particolar modo se siete abituati alle proiezioni cinematografiche di missioni spaziali con astronauti supereroi e votati al sacrificio estremo, quasi sovrumani – come avviene in The Martian di Ridley Scott e Approaching the Unknown, di Mark Elijah Rosenberg. Ebbene, non vi saranno strepitose scene d’azione. Il dramma si dipanerà inesorabile, nell’insidioso vuoto che separa la Terra dal suolo marziano – in media, 254 milioni di chilometri – in un viaggio di tre anni. La suspense s’insinuerà silenziosamente, quasi al rallentatore, per poi esplodere senza preavviso. 

Trasformare Marte in un pianeta abitabile

Colonizzare il Pianeta Rosso è il sogno, finora proibitivo, dei programmi spaziali internazionali sin dal XX secolo. Per non dimenticare i visionari progetti di Elon Musk, CEO di SpaceX – alle cui Starship sono ispirati gli ambienti interni di Atlas – con l’ambizione di edificare la prima città eco-sostenibile e autonoma su Marte, raggiungendone il suolo entro il 2022. Ossia, ancor prima che la NASA sia riuscita a farvi sbarcare il primo astronauta. Al momento, per assistere all’impresa titanica dovremo accontentarci delle produzioni fantascientifiche, destinate al piccolo o grande schermo. In proposito, nella prospettiva del profilo tecnico e del realismo tecnologico di Away, possiamo affermare con certezza che la serie non abbia nulla da invidiare ad uno spettacolo cinematografico. L’investimento da capogiro di 6 milioni di dollari ad episodio assicura scene letteralmente spaziali. 

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A bordo della missione marziana Atlas

L’equipaggio della navicella Atlas e le dinamiche che intercorreranno fra gli astronauti, nonché i rapporti con i loro cari, rimasti coi piedi ben piantati sulla Terra, rappresenta uno dei risvolti più originali e inattesi dell’intera stagione. Scopriamo insieme di cosa si tratta. Il capitano Emma Green (Hilary Swank) è riuscita con grande spirito di sacrificio e duro lavoro a costruire un’eccellente carriera alla NASA. Determinata a volare nello spazio, Emma si trova fin dalla prima tappa lunare del tragitto a dover affrontare situazioni di crisi su tutti i fronti. Difatti, un imprevisto a bordo rischia di compromettere la sua posizione con l’equipaggio, ancora prima di aver fatto scalo sul satellite terrestre per ripartire alla volta di Marte. Il cosmonauta russo Misha Popov (Mark Ivanir) e la chimica cinese Lu Wang (Vivian Wu) sono determinati a chiedere la sostituzione del comandante, giungendo quasi sull’orlo dell’ammutinamento. Come se non bastasse, il devoto marito di Emma, Matt Logan (Josh Charles) – e valente ingegnere di supporto alla missione dal centro di Houston –, viene colto da un ictus esattamente il giorno prima del lancio. L’incipit precipita nel melodramma, con la figlia adolescente Alexis (Talitha Bateman) che si ritrova d’improvviso senza solidi punti di riferimento. Si può fare da madre a milioni di chilometri di distanza?

A bordo anche Kwesi Weisberg-Abban (Ato Essandoh), botanico di origine ghanese adottato da una famiglia britannica di credo ebraico. Si tratta dell’astronauta più spontaneo e inesperto che si possa immaginare – potrebbe competere con il John Travolta “confuso”, nella celeberrima scena di Pulp Fiction.

A destra: Ato Essandoh in Away

Per finire, troviamo il più moderato ed equilibrato capitano di gruppo ed ufficiale medico, Ram Arya (Ray Panthaki), punto di riferimento dell’intera missione. 

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Away è ispirata alla testimonianza di un vero astronauta 

Se avete l’impressione che la rappresentazione sia troppo sbilanciata sul versante introspettivo e sentimentale, potreste aver ragione – infatti, secondo la valutazione di Rotten Tomatoes, “Away non raggiunge la stratosfera come avventura spaziotemporale”. Eppure, sembra vi sia molto più realismo di quanto si possa credere: la sceneggiatura è stata ispirata dalla testimonianza dell’astronauta Scott Kelly (n. 1964), alias il primo uomo ad aver trascorso un intero anno sulla Stazione Spaziale Internazionale (SSI). Emergenze in famiglia incluse. Dal punto di vista scientifico, l’impatto della parziale o totale assenza di gravità sul corpo umano – di cui vediamo le eventuali e ricorrenti conseguenze a bordo di Atlas – è esattamente quel che subiscono gli astronauti nella realtà. Alla realizzazione tecnica hanno inoltre contribuito consulenti esperti, quali l’ex astronauta della NASA, Mike Massimino. Per la trasposizione degli interni soggetti alla gravità artificiale, come gli alloggi dell’equipaggio, la ricostruzione è basata su innovazioni tecnologiche già ipotizzate e ricerche scientifiche attualmente in corso. Quando sulla nave si verificano malfunzionamenti, si tratta di criticità a cui vanno incontro i veri astronauti e le soluzioni pratiche corrispondono alla realtà.

Le eccezionali riprese ad effetto gravità zero, un mix di tecnica e abilità

Elaborazioni digitali di alto profilo hanno reso possibile ricreare l’illusione, credibile e tecnicamente impeccabile, dell’assenza di gravità. Un set allestito per l’occasione a Vancouver, in Canada, con scenari ambientati nella navicella e moltissimi cavi per fare da guida tenendo sollevati gli interpreti, per avvicinare quanto più possibile la simulazione alle condizioni fisiche dello spazio. Nonostante un’elaborata attrezzatura di supporto, gran parte del merito per la riuscita dell’impresa va assegnato agli attori, essendo stati in grado di muoversi comunicando un senso di naturalezza mentre erano sospesi – anzi, appesi – in aria. Oltre a molte ore di allenamento e immersioni in piscina, sono state necessarie abilità di coordinazione dei movimenti e dei tempi nei dialoghi. Sembra che in ciò, Mark Ivanir alias Misha sia stato il più talentuoso, avvantaggiato anche da un passato di artista negli spettacoli circensi. 

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“It was worth it”

Fra ardue sfide, crolli emotivi e difficoltà pratiche, quanto riusciranno i pionieri a spingersi lontano nello spazio siderale? Arriveranno su Marte sani e salvi, o saranno costretti a rinunciare? Siete invitati a scoprirlo. La visione è assolutamente consigliata: comunque vada, ne sarà valsa la pena.

Away: trailer ufficiale


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