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A quali pericoli andranno incontro i primi uomini su Marte?

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Secondo dati raccolti dal modulo della missione ExoMars ‘Trace Gas Orbiter’, nei sei mesi di viaggio che occorrono per raggiungere Marte, un astronauta sarebbe esposto al 60% in più del limite massimo di radiazioni da non superare nell’intera carriera. “Allo stato attuale, non possiamo andare su Marte a causa delle radiazioni. Sarebbe impossibile rispettare i limiti accettabili”1, ha dichiarato nel 2019 il fisico Marco Durante – esperto di radiobiologia e fisica medica nella terapia con particelle cariche, membro del team consultivo di scienze della vita dell’Agenzia spaziale europea (ESA). Sono tuttora in corso studi sui materiali per la schermatura degli astronauti durante le missioni planetarie. Le radiazioni rappresentano uno dei maggiori rischi per un equipaggio umano anche dopo aver raggiunto la superficie marziana. Per via dell’assenza di campo magnetico, Marte è esposto a raggi cosmici galattici (GCR), vento solare e livelli di radiazioni ancor più elevati in corrispondenza delle eruzioni solari. Il Radiation Assessment Detector (RAD) del rover Curiosity ha fornito alla NASA i dati registrati durante il viaggio e la permanenza di trecento giorni sul Pianeta Rosso: dall’analisi è emerso che tali valori comportano un serio pericolo per la vita umana. Durante una permanenza sul pianeta, non si potrebbe fare a meno di un’adeguata schermatura del veicolo spaziale, dei moduli abitativi, nonché delle tute da indossare contro le particelle radioattive delle eruzioni solari. La criticità rappresentata dalle radiazioni dei raggi cosmici è ulteriormente più elevata, poiché si tratta di particelle in grado di penetrare anche il metallo. Come risolvere un simile problema? Al momento, in base alle valutazioni di Mark Cooper, CEO della società californiana Aerospace Corporation, sembra che si possano utilizzare polietilene e atomi di idrogeno per progettare delle schermature efficaci – pur trattandosi di dispositivi complessi da realizzare e dispendiosi. Non è ancora chiaro in che modo la NASA ed Elon Musk intendano gestire il rischio delle radiazioni, essendo intenzionati – come dichiarato pubblicamente più volte – ad inviare un equipaggio umano su Marte entro i prossimi anni. 

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Nel frattempo, sembra che la questione di cui vi avevamo parlato in un precedente articolo, ovvero se sia realmente possibile per gli esseri umani vivere a lungo termine sul Pianeta Rosso – e quali siano le motivazioni di tale obiettivo – abbia sollevato un polverone. Dal blog dell’organizzazione ‘The Mars Society’, fondata nel 1998 dall’ingegnere aerospaziale Robert Zubrin allo scopo di divulgare “i vantaggi dell’esplorazione di Marte e la creazione di una presenza umana permanente” sul pianeta, è giunta una critica alle posizioni più scettiche. Eppure, nonostante l’autore elenchi2 le somiglianze del pianeta con la Terra – come la presenza di acqua ghiacciata e l’alternanza giorno-notte, cicli stagionali e una durata del giorno marziano di soli 40 minuti superiore alle nostre 24 ore –, perché allarmarsi tanto se qualcuno non è del tutto d’accordo? In maniera obiettiva e realistica, non si può affermare che le condizioni del Pianeta Rosso siano ospitali per l’uomo. Inoltre, è logico interrogarsi anche riguardo le mire di società private per la sua colonizzazione permanente. Del resto, è stato annunciato dallo stesso Musk – nel suo intervento al Congresso astronautico internazionale del 2017 – che il turismo spaziale rappresenterebbe un mezzo per finanziare ulteriori imprese interplanetarie.  

A quali condizioni dovrebbe adattarsi un equipaggio umano, dopo aver raggiunto con successo la superficie? Sul Pianeta Rosso non esistono le piogge, perlomeno da miliardi di anni. Durante gli inverni polari, le temperature raggiungono i -140 °C ed all’equatore nelle stagioni estive circa 20 °C, con un’escursione termica fino a 50 °C fra il giorno e la notte – a causa dell’atmosfera marziana sottile, rarefatta e composta in prevalenza di anidride carbonica, irrespirabile per gli esseri umani. Venti impetuosi spazzano l’arido suolo a velocità sostenuta (150-180 km/h), provocando le tempeste di sabbia. Un fenomeno intenso, in grado di modificare le caratteristiche geologiche del pianeta. Tali eventi si verificano con una certa frequenza, sia a livello locale che globale, arrivando ad oscurare l’intera superficie per mesi all’inizio della primavera – come osservato dagli astronomi già nel 1956 e nel 1971. L’altezza delle nubi polverose giallognole può raggiungere i 15 chilometri: non hanno eguali sulla Terra. 

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Note:
1 The radiation showstopper for Mars exploration, ESA, 31/05/2019. 
2 No, Mars is not a Hellhole, Evan Plant-Weir, The Mars Society, March 20, 2021.

Nell’immagine in alto: il progetto 3D del team SEArch+/Apis Cor per un insediamento su Marte. 


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