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Perché ci dovremmo preoccupare più di Marte che del nostro pianeta?

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Nonostante la terza esplosione consecutiva in fase di test del prototipo Starship SN10 di SpaceX, Elon Musk continua a dichiararsi fiducioso di raggiungere Marte con un equipaggio umano – entro il 2026. “Tutto quello che desidero possedere sono le azioni di Tesla e SpaceX. Se falliscono, anch’io personalmente fallisco. Il primo uomo su Marte lo vedremo verosimilmente tra sei anni, ma forse già tra quattro. Io andrò nello Spazio tra due o tre anni, credo” – ha recentemente dichiarato il miliardario di origine sudafricana, aggiungendo anche di essere pronto a vendere la maggior parte del suo patrimonio immobiliare per realizzare la visionaria impresa. Musk ha più volte sottolineato l’intenzione di stabilire una colonia autosufficiente sul Pianeta Rosso, trasformando il genere umano in una “specie multi-planetaria”. Ma, di preciso, cosa significherebbe una simile trasformazione per l’Uomo? Sappiate che, qualora sia possibile realizzare tutto ciò in concreto, l’Homo sapiens non sarà più lo stesso. Fisicamente. Una parziale anteprima dell’adattamento a cui un l’organismo umano è soggetto in condizioni ambientali radicalmente diverse dal pianeta Terra ci è stata mostrata dall’interessante serie Sci-Fi ‘Away’. Si tratta soltanto delle prime ‘modifiche spontanee’ del corpo per adattarsi all’assenza di gravità, o ad una riduzione parziale di quest’ultima. Quel che abbiamo visto accadere ad alcuni astronauti a bordo della navicella Atlas non è fantascienza, bensì esperienze reali, vissute da persone che hanno trascorso lunghi periodi nello Spazio – come nel caso di Scott Kelly sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Un’anteprima delle condizioni marziane  

All’inizio, i primi esseri umani che riusciranno a raggiungere il suolo marziano dovrebbero vivere e lavorare a bordo dell’astronave, servendosi dei vari sistemi presenti a bordo per svolgere le proprie attività. Per creare habitat sulla superficie, si renderà necessario allestire rapidamente delle strutture modulari collegate l’una all’altra – dotate di mezzi in grado di schermare le potenti radiazioni solari, oppure costruzioni sotterranee. Anche le caverne rappresentano un rifugio ideale, in special modo contro le possenti tempeste di polvere che si sviluppano di frequente. Ricordate Mission to Mars, di Brian de Palma? Una immagine della sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) svela l’aspetto di questo fenomeno estremo e impetuoso.

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Tempesta di sabbia su Marte, Mars Reconnaissance Orbiter (NASA)

I robot – oltre a compiere esplorazioni nelle grotte più inaccessibili – potrebbero essere d’aiuto nella costruzione di un avamposto, fabbricando strutture leggere anche tramite apposite stampanti 3D. Ad ogni modo, non sarà possibile vivere esclusivamente nel sottosuolo: l’agricoltura sarà indispensabile per sostenere l’insediamento, perciò occorre qualcosa di simile a delle cupole di vetro per praticarla. E come procurarsi l’acqua? Andrebbe estratta dai depositi di ghiaccio, dalle rocce nei pressi di canyon e crateri.

Colonie su Marte: ricerca scientifica o dominio imperialista? 

Sebbene tutto ciò suoni avventuroso e affascinante, alcuni ritengono che le idee di Musk sulla colonizzazione permanente del pianeta siano piuttosto irrealistiche. A tale proposito, la giornalista scientifica Shannon Stirone del ‘The Atlantic’ ha sollevato dubbi sulle motivazioni che spingono Elon Musk a voler stabilire una presenza umana sul Pianeta Rosso. La riflessione è nata da un’intervista rilasciata nel 2019 dal medesimo CEO di SpaceX, nella quale “si vede Musk leggere un passaggio del libro di Carl Sagan, Pale Blue Dot. Il volume, pubblicato nel 1994, fu la risposta di Sagan alla famosa immagine della Terra vista come un minuscolo punto luminoso fluttuante in un raggio solare – un’inquadratura che aveva esortato a far realizzare dalla sonda Voyager 1 della NASA nel 1990, trovandosi a solcare lo spazio a 3,7 miliardi di miglia dalla Terra. Sagan credeva che se avessimo avuto una foto di noi stessi da una simile distanza, ciò avrebbe alterato per sempre la prospettiva del nostro posto nel cosmo”1. La citazione dell’eminente astronomo e divulgatore scientifico è un intenso apprezzamento della Terra: 

“Il nostro pianeta è un puntino solitario nel vasto e avvolgente buio cosmico. Nelle nostre tenebre, in tutta questa vastità, non vi è alcun indizio che possa giungere un aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo sinora conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, perlomeno nel prossimo futuro, ove la nostra specie possa migrare” 2

Carl Sagan

Non appena finito di leggere il pensiero di Sagan, Musk era scoppiato a ridere. “È falso, non è vero: Marte”. Certo, perché il pianeta intitolato al dio della guerra – secondo la religione degli antichi romani, l’equivalente di Ares nella mitologia greca –, non attende altro che offrire un’accogliente ospitalità a facoltosi rampolli del genere umano. Nei prossimi tempi, cercheremo di comprendere meglio perché la Stirone abbia definito Elon Musk “non un esploratore, ma un piantatore di bandiere”, aggiungendo inoltre che la sua è una visione “non guidata dalla ricerca scientifica e scoperta della verità, bensì da un fattore colonizzatore, imperialista e di proprietà-valore, dominante, il quale penso sia terribile”.  

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Note:
1 Shannon Stirone, Mars Is a Hellhole – Colonizing the red planet is a ridiculous way to help humanity, The Atlantic, February 26, 2021.
2 “Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity, in all this vastness, there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves. The Earth is the only world known so far to harbor life. There is nowhere else, at least in the near future, to which our species could migrate”, Pale Blue Dot – A Vision of the Human Future in Space, Carl Sagan, 1994. 

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