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Mongolia, lo sport di oggi nell’ex più grande impero di tutt’i tempi

Quando eravamo ragazzi la passione per lo sport – sia praticato che televisivo e al contempo collezionando figurine dei calciatori (in specie sugli album Panini per le loro precisissime elencazioni statali di coppe e tornei internazionali) – ci aiutava a studiare la geografia e quindi a capire la storia. E sto parlando di ogni bambino allora già otto-decenne che sapeva individuare al volo un Paese asiatico su una cartina muta. Oggi, molti 20-25enni in sede d’esame universitario o collocano la Nigeria a nord-ovest del Canada, oppure dichiarano la popolazione italiana sui 5-6 milioni di abitanti. Sono meramente testimonianze personali accademiche a cavallo fra sbigottimento e ilarità. Non è questo il luogo per illustrare il perché siamo arrivati a questo punto, ma lo resta per sfatare almeno la leggenda metropolitana che le agenzie di viaggio siano l’unica ‘società geografica’ operante nel nostro Paese. Lo dimostra il figuro in vacanza ad Abu Dhabi, il quale appena in aeroporto chiama casa col radio-mobile e afferma: “Finalmente siamo arrivati in Arabia Saudita”(!), come testimoniato da un mio collega.

Andando con la memoria a quella circostanza mi chiedo: quale tizio sa dove sia o – peggio – cosa sia il Kazakistan?1 Come mai molti tali ritengono che la Repubblica Democratica Popolare della Corea – insomma quella del Nord, che nel 1966 umiliò l’Italia ai Mondiali inglesi – produca soltanto bombe atomiche e minacci di distruggere da sola Giappone, Stati Uniti d’America ed Unione Europea, euro compreso? Quanti individui forse pensano che la Mongolia (ben 1.564.116 kmq) sia uno speciale tipo di ospedale più o meno psichiatrico ove si curano particolari sindromi?

E quali primati, invece, la Mongolia vanta, oltre a essere (stata) la seconda democrazia popolare del pianeta (1924) e la prima in Asia, nonché il primo Stato più esteso senza sbocco al mare?2 Ed il fatto che oggi il Paese di Temujin (Činggis Qayan) non sia lambito da distese di acqua salata all’orizzonte, non può che apparire come il paradosso più stupefacente della storia umana. Nel sec. XIII l’Impero mongolo da Lublino alla Corea, dalla Romania ai confini settentrionali del Vietnam, dal Golfo di Finlandia al Mar Cinese Meridionale si allargava su 33 milioni di chilometri quadrati: la più vasta unità statuale-amministrativa della storia, superante di oltre la metà i 22 milioni dell’ex Unione Sovietica. Bagnato da due oceani, nove mari, due grandi golfi e un amplissimo stretto3, oggi assurdamente ha il record inverso.

E allora con tali potenzialità di peso storico-geopolitico, non c’è da stupirsi che la Mongolia, più di cinque volte l’Italia, con popolazione inferiore alla Provincia di Roma sia presente con regolarità nel medagliere olimpico sin dal 1968 (allora aveva meno di un milione e 200mila abitanti), non contando i tanti titoli mondiali, continentali e l’esordio internazionale nel 1942 a livello calcistico.

L'Impero mongolo alla massima espansione - mulligansquiz.blogspot.it
L’Impero mongolo alla massima espansione

Uscito da pochi giorni,Vincere con Gengis Khan. Lo sport in Mongolia fra tradizione e cultura e politica di Marco Bagozzi (Anteo, 2014), come afferma Aldo Colleoni4riveste grande importanza scientifica nella geografia umana anche perché è la prima pubblicazione di questo genere nell’Europa occidentale”.

Il volume, oltre ad evidenziare i successi dello sport mongolo nell’arena globale, pone l’accento su tradizioni ludiche millenarie. Sia la Mongolia popolare che l’attuale del dopo Muro, hanno preservato gli antichi sport del Naadam – la lotta mongola bökh (distinta dalla libera e dalla greco-romana), la corsa dei cavalli nella steppa e il tiro con l’arco. Al contempo – accanto agli sport ereditati dal socialismo – è stato sviluppato il nuoto, affinché possa emergere al pari di judo, pugilato, lotta, tiro con la pistola, sambo5 nonché al sumo, quest’ultimo vede i mongoli gareggiare alla pari con i nipponici. Ci attendiamo dall’Autore, e al più presto, un’altra opera in cui anche lo sport cinese e dell’ex socialismo reale africano6 sia compendiato con pari impegno.

Note:
1 All’alba olimpica del 1° agosto 2012 aveva più ori dell’Italia.
2 Non si tiene conto del Kazakistan (2.724.900 kmq), in quanto è bagnato dal Mar Caspio.
3 Golfo di Finlandia, Golfo Persico, Mare Arabico, Mar Caspio, Mar Cinese Meridionale, Mar Cinese Orientale, Mar Giallo, Mare del Giappone, Mar Mediterraneo, Mar Nero, Mare di Ohotsk, Stretto dei Tartari, Oceano Indiano, Oceano Pacifico.
4 Professore ordinario in Geografia politica ed economica alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Macerata; Professore Ordinario dell’Academy of Management Government of Mongolia; Professore emerito della Moscow University; Rettore dell’Accademia Internazionale per gli Studi di Mongolistica, diramazione dell’Istituto per le Relazioni Diplomatiche: organizzazione intergovernativa, registrata alle Nazioni Unite.
5 Acronimo dal russo SAMozaščita Bez Oružija: autodifesa senz’armi; arte marziale di derivazione russa, a principio degli anni Venti del sec. XX secolo quale sistema di lotta per l’addestramento dei militari dell’Armata Rossa.
6 Paesi africani che hanno adottato il marxismo-leninismo o forme non dichiarate di socialismo: Algeria (1962-96), Angola (1975-92), Benin (1975-90), Burkina Faso (1983-87), Capo Verde (1975-92), Congo-Brazzaville (1969-92), Etiopia (1975-91), Ghana (1957-66), Guinea (1958-90), Guinea-Bissau (1973-91), Madagascar (1975-92), Mali (1974-92), Mozambico (1975-90), Namibia (dal 1990), São Tomé e Príncipe (1975-90), Seicelle (1979-93), Somalia (1969-91), Tanzania (1964-92), Uganda (1962-71), Zambia (1964-91), Zimbabwe (dal 1980).
Giovanni Armillotta
Giovanni Armillotta è direttore di «Africana» (Lucca), rivista di studi extraeuropei: periodico di classe A, per il settore 14/B2: Storia delle Relazioni Internazionali, delle Società e delle Istituzioni Extraeuropee, secondo l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca. Inoltre essa è fra le quattordici riviste italiane consultate dall’«Index Islamicus» dell’Università di Cambridge.
http://www.giovanniarmillotta.it

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