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Da noi non può esserci la cattedra di Storia del calcio

L’impossibilità a disporre archivi gratuiti di quotidiani su internet, a parte la lungimiranza de “La Stampa” e “l’Unità”. Lo studioso e l’appassionato di calcio e non solo, di fronte a un muro d’indifferenza premeditata e lucrante. L’ignavia e la maleducazione di molti a cui si oppone la grata conoscenza di appassionati, anche anziani, e la cortese disponibilità di Archivi ministeriali, Biblioteche, piccole Società amatoriali e dell’Archivio delle Edizioni Panini.

Per fortuna da noi non esiste una cattedra di Storia del calcio. Almeno credo. Eppure i ricercatori di questioni storico-statistiche riguardanti il pallone – in Europa – con un facile calcolo1 saranno più di 50mila: ossia in numero infinitamente superiore rispetto a quelli di un qualsiasi insegnamento universitario del Continente. Sono persone che nella vita fanno altro. Mica possono sperare di vivere scrivendo sul football. Già i docenti universitari e altri, fra di ruolo e precari, di certo non nuotano nell’oro col proprio serio impegno, figuriamoci quelli che della passione sportiva creano personali punti di riferimento e percorsi culturali. Uno sforzo fatto entrando in urto con i ‘depositari’ delle fonti: siano essi quotidiani, federazioni, grandi club e quanti altri.
Poi, è noto, da Campione d’Italia a Lampedusa in nessuna grande società calcistica c’è qualche funzionario che sappia a menadito la storia: rinviano ai siti-web, perlopiù incompleti e aggiornati alla baggianata dell’albo d’oro recente2. Nello stesso modo in cui – ad esempio – una Coppa dei Campioni conquistata negli anni Cinquanta, uno scudetto ai primordi d’un campionato, una Mitropa Cup del 1927 oppure una Coppa d’Inghilterra del 1872 non contano, perché sono vecchi. Il calcio inizia non dal 1863, ma da Berlusconi (n. 1936), Blatter (n. 1936) e Platini (n. 1955), dalla ‘cenbionz ligs dei giovani’.

Io ne ho viste cose, che voi gxiani non potreste immaginarvi. Spocchia da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di un ingresso; e ho sentito telefonate nel buio vicino alle porte di un archivio privo di sedie; ho irradiato fasci di email γ balenare senza risposta. E tutti quei momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È ora di raccontarle.

Personalmente ho conosciuto un elettricista di un comune italiano che aveva lo studio tappezzato di librerie con volumi e volumi di statistiche e storia della sfera. Trattati che andavano dall’Islanda alla Germania, dal Liechtenstein all’Argentina. Ma si sa: è matto, mentre savi sono gli ‘addetti ai lavori’ che con la paletta in mano decidono fra dieci bellezze chi abbia le gambe più seducenti, oppure hanno memorizzato tutte le ganze del calciatore X. Essi scrivono la ‘storia’.

Non ne parliamo poi dei quotidiani. Già! Ho sempre finto di chiedermi come mai solo “La Stampa” e “l’Unità” benemerite, abbiano in consultazione gratuita su internet tutti i numeri in pdf dalla fondazione ad oggi. Di sportivi nemmeno l’ombra. Mica ognuno di noi vive a Roma, Firenze, Milano e Napoli, ove le Biblioteche Nazionali Centrali conservano per legge tutti i periodici.

Provate a scrivere un’email ad un quotidiano chiedendo solamente che vi mettano in contatto con un ‘esperto’, in cambio ricevete il silenzio. Se poi ti rechi in redazione per consultare l’archivio storico, qui v’è una crestomazìa di risposte, annotate in decennî: “Il magazzino è pieno di polvere”; “Ma chi glielo fa fare di cercare queste fesserie, c’è la crisi, e devo andare a casa perché tengo famiglia”; “Ho il braccio lussato per la settimana bianca”; “Mia nonna ha la tosse”; “È in cima: sono troppe le scale e io sono stanco e devo andare a fare colazione”; “È sotto: soffro di claustrofobia e non me la riconoscono”; “Ho avuto un’infanzia infelice, non mi va di accompagnare alcuno”; “Torni domani (e domani idem)”. Invece quando raggiungo un archivio ministeriale in Italia o all’estero non ci sono problemi.

Di conseguenza la risposta al perché solo due quotidiani abbiano in rete l’archivio gratis è semplice: vuol dire che le persone che cercano vestigia del passato – sia sportivo che d’altro tipo – sono stratantissime. Ovvio che un bergamasco non possa recarsi di proposito a Bari o Palermo per trovare determinati accadimenti, e viceversa: quindi terzi lucrano su questi donne e uomini di buona volontà, alla faccia della libertà di diffusione della notizia e di accesso senza limiti a banche dati. Se vuoi sapere, devi tirar fuori gli euro, sennò va’ a spigare, povera/o ingenua/o.

Nel nostro Paese cercare cose statistiche e storiche della quotidianità trascorsa – non di richiamo mediatico – è come andare alla scoperta dell’Eldorado insieme con l’altro pazzo di Lope de Aguirre e alla Figlia.

Mi occupo di calcio internazionale sin da bambino (da Inghilterra-Uruguay 0-0 dei Mondiali 1966), e quando mi rivolgevo, per esempio, alla federazione in Cardiff per avere l’albo d’oro della Coppa del Galles, trascorsa una settimana ricevevo tutto. Mandai una lettera a Radio Tirana, chiedendo i risultati della giornata di campionato sospesa a causa del lutto nazionale per la morte del Presidente Mao, dopo poco la risposta: che conservo ancora. Qui ce lo sogniamo.

Recentemente ho dato una rilettura critica ai tornei italo-inglesi3 che iniziarono a disputarsi nel 1968 con la Coppa Ottorino Barassi. Per sapere sulle finali 1968, 1969 e 1975, mi sono dovuto rivolgere a un docente universitario e ad un esperto di geopolitica romani, dopo innumerevoli porte sbattutemi in faccia da chi non sa un piffero. E questo è il minimo. Vi sorprenderò!

Nel tentativo di ottenere informazioni sulla finale del Torneo Anglo-Italiano 1979 – dopo infinite ricerche – ho scoperto un 83enne studioso e appassionato pure di pallacanestro e calcio abruzzese, e da lui sono arrivato al figlio giornalista. Questi mi ha posto in contatto con il direttore della Biblioteca Provinciale ‘Melchiorre Dèlfico’ di Teramo, il quale gentilmente s’è recato in magazzino e ha eseguito la fotocopia dell’articolo riguardante l’incontro, spedendomela a casa in busta.

Una settimana prima un 79enne fisico nucleare, sempre abruzzese ma residente in Lombardia, mi aveva mandato il programma di Sutton United-Chieti del 14 aprile 1979, e la foto della terna arbitrale della finale successiva, in Abruzzo, fra le stesse squadre. Stessa cosa, riguardo alle informazioni sull’edizione 1981, per la cortesia delle biblioteche Estense Universitaria e Rotonda di Modena nonché la precisione dei responsabili dell’Almanacco Panini; per ciò che concerne gli anni Settanta, fondamentale la Biblioteca Statale di Lucca. Tutte persone di massima gentilezza, disponibilità e competenza, a cui si aggiungono un collega giornalista, tifoso del Lecco; un ragioniere leccese sostenitore dell’Inter; e un triestino, cultore dei rosso alabardati. Non è finita qui.

Riguardo alla quarta edizione della Barassi mi sta aiutando Roberto De Bortoli, 78 anni, già finalista al Seminatore d’Oro nello 1971. In merito alla quinta edizione stavo cercando i recapiti di Giuliano Tagliasacchi, già calciatore della Fiorentina. Mia moglie, ch’era su Wikipedia, mi fa: “Giovanni, meglio di no, da pochi giorni Tagliasacchi è entrato nel 101° anno”. Ultimamente mi sono venuti in aiuto il segretario dell’AC Ponte San Pietro-Isola (Bg), un appassionato di Palo del Colle (Ba), l’ACD Jesolo (Ve), e la presidenza dell’ASD Intercomunale Monsummano Terme (Pt). È un panorama squallido e penoso che solo la gente comune e funzionari di piccole società siano a conoscenza della storia, mentre altri son pagati per sapere cose che ignorano e di cui se ne impipano.

Da quando ogni cafone è fatto gentiluomo molti dei gentiluomini si son fatti cafoni
William Shakespeare, Riccardo III, Atto Primo, Terza Scena

Note:
1 Nel nostro continente l’Uefa enumera 53 federazioni: fate una media di almeno mille appassionati di statistica e storia, e il conto è fatto. Per difetto, almeno in Italia, provate a raffrontare solamente le migliaia di copie vendute dall’“Almanacco Illustrato del Calcio” delle Edizioni Panini; per non dire di analoghe pubblicazioni britanniche a larga diffusione, e in altri Paesi quali Germania, Spagna e Francia; nonché i milioni di amanti del calcio in Russia.
2 Cfr. L’inattaccabile Panini e… gli albi d’oro recenti.
3 Cfr. Storia dei Tornei calcistici italo-inglesi – Anglo-Italian Football Tournaments Project.
Giovanni Armillotta
Giovanni Armillotta è direttore di «Africana» (Lucca), rivista di studi extraeuropei: periodico di classe A, per il settore 14/B2: Storia delle Relazioni Internazionali, delle Società e delle Istituzioni Extraeuropee, secondo l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca. Inoltre essa è fra le quattordici riviste italiane consultate dall’«Index Islamicus» dell’Università di Cambridge.
http://www.giovanniarmillotta.it

3 thoughts on “Da noi non può esserci la cattedra di Storia del calcio

  1. Anch’io condivido tutto in pieno. Ricordo però che anche la stessa Biblioteca Nazionale di Firenze, pur avendo tanta roba, mica la mette tutta a disposizione. Moltissima è in un deposito inaccessibile (a meno che uno non abbia amicizie). Non parliamo poi dei tempi di consegna di molte bibilioteche, di tessere di accessoche (chissà poi perchè…) scadono, di anagrafi che non rispondo mai.
    Povera storiografia sportiva… Già fa schifo, perchè in genere nessuno si degna di citare le fonti in un doveroso campo note (bene che vada le trovi butatte a acasaccio in fondo al libro) . Quasi mai uno studio serio. Solo copia-incolla, oppure foto”rubate” senza indicazione della provenienza etc.
    E gli aiuti pecnuniari da parte della società? Nemmeno un euro…

  2. Concordo pienamente caro Giovanni. Se pensi che analoghe vicissitudini le posso raccontare anch’io che mi sono cimentato nella pubblicazione di volumi su … la storia dell’Abbiategrasso calcio o il torneo di Massaciuccoli? Noooo, in questo caso lo capirei: i miei argomenti erano i Campionati Europei di Calcio (1958-2000), la storia del Torino (1906-2001) e dell’ Inter (1908-2010). I problemi sono stati analoghi: poche o nessuna informazione dalla società, biblioteche carenti ecc., ecc. Abitando ad Alessandria ho Milano e Torino ad un passo, ma gli euri (anche le lire) per i viaggi li ho scuciti lo stesso.
    E’ stato un piacere leggerti. Ciao.

  3. Condivido pienamente tutto quanto viene detto e, sebbene non sia una cultrice della storia del calcio, credo che uno sport come questo, che muove un mondo di tifosi e di interessi pari a nessun altro, debba essere conosciuto,e la storia è la forma più critica di conoscenza per questo quindi viene osteggiata? nel mio lavoro di volontaria, avendo da pubblicare un articolo sulla storia della Lucchese negli anni 1936-38 non sono riuscita a trovare quasi nulla e anche la società non è stata in grado di fornirci dati, immagini e notizie.

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