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Rivoluzione dei robot: in crisi il capitale umano

Realtà o fantascienza? Macchine antropomorfe sono entrate a far parte della realtà quotidiana nell’ambito della grande industria, ovvero stanno sostituendo l’uomo nel mondo del lavoro. Il robòt – più efficiente di qualsiasi essere umano, privo di necessità e senza diritti – è l’operaio ideale nel Terzo millennio. Il termine deriva dallo slavo robòta, un lemma dal significato letterale di “lavoro duro” e “schiavitù”. Nel 1921 lo scrittore e filosofo cecoslovacco Karel Čapek (1890-1938) utilizzò per primo tale parola nel dramma fantascientifico in tre atti R.U.R., Rossumovi univerzální roboti – I robòt universali di Rossum: “Quale operaio è migliore dal punto di vista pratico? È quello che costa meno. Quello che ha meno bisogni. Il giovane Rossum inventò l’operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Eliminò tutto quello che non serviva direttamente al lavoro. Insomma, eliminò l’uomo e fabbricò il Robòt”. Emblema del mutamento che attualmente sta attraversando la società industrializzata è la multinazionale taiwanese Foxconn, colosso dell’elettronica che si occupa dell’assemblaggio di dispositivi hi-tech: migliaia di robot sono in fase finale di test e stanno per essere distribuiti a Zhengzhou e nei vari stabilimenti aziendali – dislocati in prevalenza nel sud della Repubblica Popolare della Cina – per essere inseriti nella catena di montaggio. Nuovi modelli iPhone di sesta generazione e apparecchi tecnologici per Sony, Apple, Intel, Nintendo e Microsoft saranno prodotti quasi interamente da operai robotici. Il presidente e socio fondatore dell’azienda, Terry Gou, ha annunciato che le prime 10mila macchine – i Foxbot – saranno in grado di assemblare in un solo giorno almeno 30mila dispositivi a testa. La domanda sul mercato è infatti aumentata esponenzialmente, tanto che nel frattempo sono stati assunti 100mila operai (umani) per svolgere il lavoro manuale.

I Foxbot, sistemi robotici sempre più intelligenti, andranno a sostituire in modo graduale il capitale umano che alla Foxconn ammonta al giorno d’oggi a circa 2 milioni e mezzo di dipendenti. Per i vertici dell’azienda, in fase iniziale sarà ancora necessario il lavoro dell’uomo per effettuare le procedure del controllo di qualità – anche se non è ancora ben chiaro il ruolo svolto in futuro dal robot. Al momento, sembra si tratti di un umile assistente.

È possibile invece che l’essere umano diverrà un modello obsoleto di operaio, troppo dispendioso al confronto di un robot da 20-25mila dollari. Niente scioperi o proteste per le trecento ore di straordinario al mese, né per i turni devastanti ai quali viene sottoposta la giovane manodopera proveniente da Taiwan e dalle limitrofe campagne cinesi. Non più suicidî nelle case dormitorio di Shenzen e Zhengzhou, ove negli anni scorsi decine di persone si sono gettate nel vuoto. Non più costi aggiuntivi per la multinazionale in caso di intossicazione da esano – la sostanza chimica usata per la lucidatura degli schermi video. Sul serio gli automi cibernetici libereranno l’uomo dall’asservimento, come s’ipotizzava nel primo atto del dramma di Čapek?

Secondo la prima legge della robotica scritta dal celebre autore e biochimico Isaac Asimov (1920-1992), ai robot è vietato arrecare danni agli esseri umani: c’è da augurarsi che il principio chiave del funzionamento di un cervello positronico non sia applicato soltanto nel genere letterario della fantascienza.

Flora Liliana Menicocci
Giornalista, ha sperimentato la scrittura in Rete fin dal 2003 e successivamente è approdata alle pagine di un quotidiano nazionale. Collabora con i periodici «Africana» e «Metodo». Nel 2013 ha fondato «Generazione X».

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